Recensione: M.E.S.H. - Hesaitix

Al di là della solita menata new age tra natura e artificio, M.E.S.H. si riconferma tra i pochi della scena HD che stanno ancora accelerando.
14.12.17

La fine del 2017 si avvicina, e sono proprio curioso di vedere quale altra moda pacchiana gli amici giornalisti, fondamentalmente per pigrizia, ci rifileranno come oro zecchino nel 2018. Sappiamo, certo, che giudicare ciò che ascoltiamo solo su queste basi è da idioti, però è anche vero che alla lunga di hype montati ad arte e bolle virtuali ci si rompe il cazzo. Io me lo sono abbastanza rotto e metterei volentieri al muro chi sale su ogni carrozzone che passa, ma torniamo al tema in esame. Il 2018 sarà la resa dei conti per la scena HD tutta, vedrete.

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Inserito in questo contesto abbiamo il fido M.E.S.H, il quale sicuramente ha una marcia in più e senza dubbio resisterà ai facili entusiasmi. Il disco precedente mi piaceva assai, quindi vado ad ascoltare questo disco nuovo di zecca più che bendisposto. Inizialmente però sono leggermente costernato nel constatare che ancora una volta devo ascoltarmi risacche artificiali, uccellini che cantano, e tutte ste robe da new age d’accatto che purtroppo stanno facendo tutti e che mi fanno venire voglia di schiacciare stop immediatamente. Davvero, basta co' sta natura perdio, se volete la natura fatevi dei viaggetti fuori porta e non rompete le balle.

Però proseguo e mi dico: non è possibile che ci sia cascato del tutto pure M.E.S.H… e infatti, fortunatamente, no. La sua visione d'insieme fra artificiale e naturale è dosata in maniera personalissima, anche se comunque in bilico le lamiere abbracciano le acque, si scompongono in ritmi spezzati ma che rimangono coesi dentro come chiodi sparati in un tronco d’albero, fortunatamente questa idea (banalissima, diciamolo) di naturalizzare il digitale in lui sembra avere senso perché si sente una mano che cerca un anello di diamanti dentro a una fossa di acque nere.

In "Mimic" addirittura mi vengono in mente dei Vengaboys votati all’accelerazione, con quel riffetto di synth che tanto sembra una "Up and Down" del futuro, perché alla fine non dobbiamo dimenticare che dobbiamo farcela prendere bene nonostante tutto. E infatti il resto dei pezzi, fra microsuoni e dialoghi fra sintetizzatori-insetto costruiscono un mondo astratto cosparso di bombe atomiche la cui esplosione è leggera, interiorizzata, assolutamente priva di angoscia, quasi innocua rispetto a una “ultranatura” (per citare un’opera del Re Delle Aringhe) che si riprende i suoi spazi e se ne frega dell’uomo e del male, andando avanti come un panzer. Insomma: spazzatura, resti radioattivi, natura e se vogliamo anche la sua antitesi vanno perfettamente a braccetto, tutto prosegue il suo percorso vitale per tutt’altri motivi.

Le cose migliori le sentiamo quando tutto è detunato, avanza il mal di mare, con delle sflangerate che sono dei veri e propri hangover ad alta quota e delle sgommate di synth che per quanto oramai quasi di maniera nel genere in questo caso stanno come il cacio sui maccheroni ("Search. Reveal."): ci sono anche dei momenti vagamente tropicali, il che potrebbe anche suonare forzato, ma il tucano canta in una foresta di silicone che si squaglia e non è difficile immaginarsi ad affogare in un Rio delle Amazzoni al plasma, con sub-bassi che sono canoe rovesciate. L’incastro giunge nella traccia forse più rappresentativa, ovvero "Signal Ride Drum", in cui tutti gli elementi del disco sono presenti allo stesso tempo in una specie di caos ordinato e mutante che si gonfia come il cuore pulsante della materia inanimata. Ma anche la conclusiva "Ihnaemiauimx", con il suo friccico in odor di folktronica disegna uno spazio di meditazione trascendentale quasi elettrozen, come a dire che anche se tutto finirà è solo un ciclo di conclusioni, perché di questo siamo fatti e di questo è fatta tanto la natura quanto l’artificio: di nulla.

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Insomma, il nostro M.E.S.H. sa il fatto suo, tanto che in questo momento mentre ascolto il disco una formica mi è salita sullo schermo del computer e forse cerca il suo nido. Evidentemente è la natura a voler entrare nel digitale, non il contrario. Auguriamoci che i prossimi dischi vengano composti con questa ideale formica che viaggia nella sua mente.

Hesaitix è uscito il 10 novembre per Pan.

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