Biancoshock vuole restare indipendente 

Nuovo protagonista della nostra serie sui maverick italiani è Biancoshock: artista i cui lavori hanno fatto il giro del mondo, ha sempre considerato la sua indipendenza un valore da preservare.

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giu 7 2016, 8:27am

Nuovo protagonista della nostra serie sui maverick italiani è Biancoshock. Forse lo conoscerete per i suoi ultimi due lavori: i tombini arredati di Borderlife e i rebranding ironici di Web 0.0, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo e gli hanno dato una nuova ondata di notorietà. Ma Biancoshock non è un novellino: è in giro da 12 anni e ha collezionato circa 700 interventi urbani in Italia—soprattutto a Milano—e in giro per l'Europa.

È proprio all'estero che Biancoshock riscuote più successo, sia di pubblico che tra gli addetti ai lavori: "il mio genere di attivismo urbano, che è correlato alla street art ma non è proprio street art, è molto più conosciuto lì che in Italia," spiega. "Da noi vanno molto di moda i murales, perché permettono di abbellire la città con opere che possono durare anche vent'anni; c'è titubanza, invece, a coinvolgere un artista come me, che realizza interventi destinati a scomparire dopo poche ore."

La caratteristica principale delle sue opere, infatti, è che sono effimere: cercano di valorizzare il lato comunicativo dell'arte più che quello figurativo. "L'arte è un veicolo importante e non mi è mai interessato usarla per l'impatto visivo o il virtuosismo tecnico, che sono fini a se stessi e non hanno un messaggio o una storia dietro," mi ha spiegato.

Secondo Biancoshock, il suo stile è più vicino all'arte contemporanea. Questo potrebbe sembrare un tentativo di introdursi in salotti più altolocati rispetto a quelli della street art, ma in realtà l'artista ha sempre considerato la sua indipendenza un valore da preservare. "Ho sempre cercato di restare fuori dal mondo delle gallerie e dei curatori," mi ha spiegato, "è un sistema che conosco poco e che non mi attira."

Per poter sperimentare senza fretta e senza pressioni esterne, Biancoshock durante la settimana ha un lavoro normale da otto ore al giorno, e reinveste il suo stipendio nell'arte. "In quest'ultimo periodo ho ricevuto proposte da sponsor, brand e curatori che a livello economico mi avrebbero permesso di abbandonare il lavoro per un paio anni, ma ho sempre scelto di stringere i denti e continuare sulla mia strada," mi racconta. "Io ho bisogno di tempo per elaborare i miei lavori e conoscere i luoghi dove vado a intervenire, non riuscirei a sperimentare e maturare se avessi ritmi troppo serrati."

La sua doppia vita di artista e lavoratore dipendenti non gli porta solo vantaggi. "Ogni volta che partecipo a un festival o a una mostra devo calcolare in anticipo le ferie e spiegare agli organizzatori che riuscirò a restare solo quattro o cinque giorni," mi spiega. "In più, quando arrivo sul posto devo poter trovare tutto già pronto: i materiali, le location, le persone che mi aiuteranno... Ogni volta ho bisogno di cose diverse. È complicato anche per gli organizzatori, ma sono sempre stati molto aperti e comprensivi."

Il rovescio della medaglia è anche umano. "Ti trovi in posti bellissimi e hai solo quattro giorni, che passi interamente a lavorare," ha concluso. "Quando finisci poi c'è l'inaugurazione, finalmente parli un po' con le persone che hai avuto a fianco per tutto il tempo, e già devi ripartire. Alla fine resta sempre un po' l'amaro in bocca."

Maverick è un progetto di Carrera. I Mavericks sono tutte quelle persone che non hanno paura di vivere fuori dagli schemi. Alcuni li chiamano geni.

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