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Foto

I bambini dell'Agente Arancio

Con i suoi scatti, Philip Jones Griffiths ha testimoniato gli effetti devastanti dell'Agente Arancio, l'arma di scelta della Guerra del Vietnam.

di Redazione
26 aprile 2012, 10:00am

Pur risalendo al 1971, Vietnam Inc. del fotografo gallese Philip Jones Griffiths rimane a nostro avviso uno dei migliori libri in circolazione sulla guerra del Vietnam. Nel 2003, Griffiths ha pubblicato un altro volume sul tema, intitolato Agent Orange: “Collateral Damage” in Viet Nam. In questo libro, l’autore ha riunito tutto il suo materiale inedito che documenta gli effetti dell’Agente Arancio, un erbicida utilizzato dall’esercito americano durante la guerra. Il lavoro di Griffiths ci mostra come tutto ciò che temiamo—cose noiose come la bancarotta, le malattie sessualmente trasmissibili e la tristezza—non sia che una minuscola puntura di spillo, in confronto al finimondo in cui si sono ritrovati i vietnamiti. Philip Jones Griffiths è morto nel 2008. Qui riproponiamo una sua intervista del 2007.

VICE: Cosa succede con l’Agente Arancio?
Philip Jones Griffiths: Il componente dell'Agente Arancio in grado di uccidere, causare malattie e deformità, è chiamato diossina. Si tratta di un veleno incredibilmente potente.

L’America lo faceva cadere sul Vietnam del Sud durante la guerra. Oggi gli americani si giustificano così, “Noi non l’abbiamo usato per far nascere bambini deformi, ma per eliminare la vegetazione in modo da poter individuare il nemico. Se avessimo saputo quanto fosse pericoloso non l’avremmo fatto.” Il punto è che sapevano benissimo quanto fosse pericoloso.

Quindi in realtà non gli interessava sapere se uccidevano gli alberi, i vietnamiti, o entrambi…
Già. E quella stessa noncuranza nei confronti dei vietnamiti si estendeva ai soldati americani, che venivano colpiti e morivano, oppure tornavano a casa e davano vita a bambini deformi.

Hai sentito parlare dell’Agente Arancio quando eri ancora in Vietnam, o dopo?
Nel 1970 giravano delle voci e uno dei giornali antigovernativi di Saigon (Ho Chi Minh) aveva pubblicato delle foto. A quel tempo il governo aveva insabbiato l’intera faccenda, sostenendo che si trattasse di una conseguenza delle malattie veneree delle prostitute.

Come sei entrato in contatto con le vittime?
Ho iniziato dagli orfanotrofi cattolici, ma mi fu vietato di entrare in tutti gli orfanotrofi e negli ospedali che ospitavano questi bambini. Sembrava che si fosse sparsa la voce, bisognava tenere lontana la stampa. Non ebbi accesso all’ospedale dei bambini di Saigon fino al mio ritorno in Vietnam, dopo la fine della guerra. Il personale mi telefonava in albergo ogni volta che un bambino era sopravvissuto al parto ed era riconoscibilmente umano. Spesso sopravvivevano solo per poche ore, quindi ricevevo una telefonata nel cuore della notte e mi precipitavo lì. Le foto delle mamme sono struggenti quanto quelle delle vittime.

Quindi il tentativo di nascondere l’Agente Arancio ai mediaa tenon ha avuto successo. Pensi che siano stati in grado di celarti alcune delle realtà più gravi?
Ho visto tante atrocità. La più scioccante è stata forse un bambino nato senza cervello, ma il numero di piccoli deformi o feti morti era incommensurabile. La foto delle due bambine cieche aggrappate alla madre è stata la prima che ho scattato. Prendendo familiarità con gli effetti dell'Agente Arancio mi sono reso conto che probabilmente avevo già visto delle vittime nel passato, ma avevo erroneamente attribuito la causa alla spina bifida o a qualcosa di simile.

Non ti è mai sembrato troppo opprimente? Come hai fatto ad andare avanti?
Non c’è una vera risposta. Credo semplicemente di essermi sentito in dovere di farlo. Un fotografo che non ce la fa, che subisce il colpo e non riesce a mettere a fuoco, è inutile quanto un chirurgo che sviene alla vista del sangue. Devi mantenere la calma e canalizzare la tua rabbia nella punta delle dita, continuando a far muovere l’otturatore. Se devi perdere il controllo, il posto per farlo è a casa tua, anche se devo ammettere che nella camera oscura o guardando i negativi l'emotività riaffiorava sempre. Nonostante questo ho resistito, e se è andata così è anche per il mio rispetto nei confronti delle madri, un autentico modello di stoicismo. Quando vedi i genitori giocare con un bambino che è praticamente un mostro sarebbe fuori luogo perdere il controllo.

Le vittime venivano aiutate?
L'assistenza alle famiglie, quasi tutte molto povere, era minima. Col miglioramento della situazione economica c'è stato un aumento degli aiuti, che pure rimangono di una quantità irrilevante.

Tu hai sofferto di qualche malattia derivante dall’esposizione?
Ho contratto il cancro al colon, uno dei possibili effetti collaterali dell’Agente Arancio secondo la lista stilata dal governo degli Stati Uniti. Ma nella mia famiglia siamo predisposti, sia mio fratello che mio nonno ne hanno sofferto. Ora faccio la chemio e ricevo un assegno mensile dal governo. Sono stato pesantemente esposto all’Agente Arancio, in particolare nel sorvolare le zone sulle quali era appena stato rilasciato. Ho inalato un bel po’ di quella porcheria. La stessa Saigon è stata colpita dall’Agente Arancio, dato che molti bidoni di acciaio che avevano contenuto l’erbicida furono successivamente riutilizzati per riporvi il carburante. Se riscaldato, l’Agente Arancio diventa molto più reattivo. Quella roba veniva riversata fuori dai tubi di scappamento e uccideva gli alberi. Era una cosa su cui scherzavamo, perché all'epoca non riuscivamo a capirne le cause. Solo in seguito abbiamo scoperto la verità sulla provenienza dei fusti. Se dovessi sottopormi a un test adesso, i livelli nel mio sangue sarebbero ancora elevati.

Tutte le foto sono di Philip Jones Griffiths, tratte dal suo libro Agent Orange: “Collateral Damage” in Viet Nam, pubblicato da Trolley Ltd.
Griffiths è deceduto nel 2008, pochi mesi dopo aver rilasciato questa intervista.