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Aggiornamenti dalla Siria, quinta settimana

Il 15 marzo 2011 la Siria assisteva alle prime manifestazioni di protesta contro il regime. Al 14 marzo 2012, questa è la situazione nel Paese.
14.3.12

Dopo la caduta del quartiere di Bab Amr, a Homs, il regime siriano ha esteso l'assedio ad altre zone ribelli della città come Khalidiyeh e

Inshaat

. Mercoledì scorso, un gruppo di volontari della Mezzaluna Rossa Siriana è finalmente riuscito a

entrare

a Bab Amr e, confermando le testimonianze dei rifugiati siriani in Libano, ha riferito che il quartiere è completamente deserto e distrutto, nonostante la tv di stato siriana voglia far credere il contrario:

I

bombardamenti

 a Homs continuano, e

questo

servizio di

HumanRights.gov

mostra le zone colpite dalle bombe e quelle da cui opera l'esercito. Ora che la maggior parte degli ospedali di fortuna controllati dall’Esercito Siriano Libero è stata abbandonata o distrutta, i feriti sono stati trasferiti all’ospedale militare di Homs, dove si ritiene tuttavia che i pazienti vengano sottoposti ad ulteriori torture:

Qui di seguito riportiamo il dispaccio del Consiglio rivoluzionario di Homs:

“I bombardamenti contro la città di Homs e le aree circostanti continuano. A Qusayr, le forze di Asad, col supporto di veicoli blindati, hanno invaso le aree agricole e i paesi a ovest del fiume Asi. Nel frattempo, nella città di Rastan e nelle zone limitrofe a Homs di Jib al-Jandali e Bab Tadmur

i bombardamenti non si sono fermati

. Anche i quartieri di Khaldiyeh, Karm al-Zeitoun, Bayada e altre zone della città sono stati bersaglio di bombardamenti e sparatorie con mitragliatrici pesanti. Le forze di Asad hanno invaso anche i quartieri di Qusoor, Khuder e Karm al-Shami, dove moltissimi giovani sono stati arrestati. Inoltre, continuano le esecuzioni di massa a Bab Amr e zone limitrofe, da cui oggi ci è arrivata la notizia dell’uccisione di 40 giovani nell’area di Jobar.”

In questa settimana, il regime ha messo in moto un notevole numero di carri armati e di veicoli blindati nel distretto a nord di Idlib, la via più importante per gli approvvigionamenti dei rivoluzionari. Gli scontri tra l’Esercito Siriano Libero e le forze del regime si sono quindi intensificati, spesso a svantaggio del primo—come testimoniato dai video in cui le truppe dell’esercito siriano massacrano i prigionieri dell’Esercito Siriano Libero:

Dallo scoppio della violenza in Siria, il confine con la Turchia è stato fondamentale per mantenere viva la rivoluzione. Ogni giorno armi, attrezzature mediche e rinforzi per l'Esercito Siriano Libero vengono introdotti in Siria dalla Turchia, mentre i feriti e i rifugiati scappano nella direzione opposta. Per questo Idlib è adesso il bersaglio principale del regime, e questa settimana è stata la più

violenta

degli ultimi tempi.

Abbiamo notizia che il regime sta impiegando le sue flotte di elicotteri d’attacco per colpire i villaggi nei dintorni di Homs, con un incidente che ha causato la morte di 40 civili. Finora, comunque, l’Esercito Siriano Libero ha opposto una strenua resistenza; questa è l’area dove i ribelli sono meglio equipaggiati e hanno più vie d’approvvigionamento.

La scorsa settimana, tra i

disertori

non ci sono stati solamente ufficiali di basso grado e le loro truppe, ma anche generali e personaggi politici. Lo scorso giovedì, il vice ministro del Petrolio

Abdo Husameddine

ha annunciato via YouTube di essere passato dalla parte dei ribelli. Fino ad ora, si tratta della più alta carica del Paese ad aver disertato, sferrando un duro colpo al regime e ai suoi tentativi di dipingere gli oppositori come “bande di terroristi.” Sembra inoltre che quattro generali dell’esercito siriano abbiano disertato per poi fuggire in Turchia.

A nord-ovest di Idlib si trova

Aleppo

, la seconda città più grande della Siria. Prima dello scoppio della rivolta, era considerata una città a favore del regime, ma nelle ultime settimane sono aumentate le manifestazioni studentesche a favore della rivoluzione, costringendo il governo a rinforzare i presidi militari e i raid nelle università.

Negli scorsi Aggiornamenti dalla Siria, abbiamo citato la

crisi economica

che ha messo in ginocchio il Paese, anche a causa delle dure sanzioni internazionali. La mancanza totale di carburante è diventata ordinaria  amministrazione e il tasso di inflazione è salito alle stelle. L’anno scorso, a un dollaro corrispondevano 45 lire siriane, mentre oggi il cambio è di 1 a 150.

La crisi non si arresterà (in effetti, è molto più probabile che si aggravi), ed è difficile che questo disastro si fermi, anche se l’Iran sta disperatamente finanziando il regime. Considerato il ritmo a cui procede la resistenza armata, la prima ad abbattere il regime potrebbe rivelarsi proprio la crisi economica.

Giovedì scorso William Hague, il ministro degli Esteri britannico, ha annunciato che la Gran Bretagna sta pensando di mandare aiuti alla Siria, e nello specifico strumenti radio e ulteriori attrezzature mediche. I ribelli ne hanno un disperato bisogno, e un’attrezzatura radio aiuterebbe a migliorare la qualità della comunicazione tra le unità di combattimento dell’Esercito Siriano Libero.

In un ulteriore sforzo per la pace da parte della comunità internazionale, Kofi Annan, inviato in Siria per conto dell’ONU e della Lega Araba,

non è riuscito

a ottenere il cessate il fuoco e a portare entrambe le parti sul tavolo delle trattative. Secondo alcune fonti, il presidente Asad avrebbe detto: “Finché saranno in azione gruppi di terroristi armati che scatenano il caos e l’instabilità, non potrà esserci alcun dialogo o azione politica.” Sembra che questa sia l’ultima occasione per la comunità internazionale di negoziare la pace, mentre Asad continua disperatamente a insistere sulle “bande di terroristi armati”—atteggiamento che potrebbe inavvertitamente spingere la comunità internazionale a un intervento militare. Questi ragazzi vi sembrano dei terroristi armati?

Negli ultimi giorni la stampa sembra avere prestato minore attenzione al caso siriano e si teme che, passata la caduta di Homs e la morte di diversi giornalisti occidentali, i media possano cominciare ad allontanarsi dal conflitto. Se questo accadesse, sarebbe decisamente un grave danno nei confronti di una rivoluzione che, secondo un database dell'opposizione, in un anno conta

più di 9000 morti tra i civili.

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