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"Chiunque è in grado di commettere un omicidio"

Per capire se il lavoro del medico legale è davvero cruento come appare nei telefilm alla CSI, ho parlato con una ragazza che ogni giorno ha a che fare con cadaveri di ogni tipo.
04 giugno 2015, 8:58am

Tutte le foto di Yves Suter

Diciamocelo—non si è mai vista una puntata di un telefilm poliziesco senza un cadavere. Ci deve essere per forza. Cadaveri e medici legali vanno a braccetto. Dato che volevo sapere se il lavoro del medico legale fosse cruento come viene mostrato in CSI, ho chiamato la dottoressa Eva Schemer.

Eva è a capo del Forensic Pathology Institute dell'Università di Basilea. È anche una donna molto coraggiosa, visto che fa un lavoro da cui la maggior parte delle persone preferirebbe tenersi alla larga.

Tutti i giorni, infatti, ha a che fare con dei cadaveri. Cadaveri di ogni tipo: mutilati, carbonizzati, smembrati. Il suo compito è ricostruire come queste persone hanno incontrato la loro triste fine.

VICE: Che tipo di cadaveri ti capitano di solito?
Dr. Eva Schemer: Da noi arrivano tutte le persone che non sono morte per cause naturali. Persone che sono morte all'improvviso e in modo inaspettato. Oppure persone che sono morte in modo violento—sia per incidenti che per colpa di terzi. Noi cerchiamo di ricostruire quello che è successo.

Come si procede?
Bisogna ispezionare il corpo dalla testa ai piedi. Noi cerchiamo tracce di traumi o contusioni, e controlliamo anche i vestiti. Ci poniamo domande come: il buco che ha nella maglietta corrisponde alla ferita d'arma da fuoco? Una volta trovate le risposte a queste domande, sarà il procuratore a decidere se aprire o no il cadavere per fare ulteriori analisi—ossia, fare un'autopsia.

È dura avere a che fare tutti i giorni con dei cadaveri?
Vedo persone sfigurate ogni giorno. Di fronte ai morti reagiamo in modo diverso, perché non li conosciamo. Cosa intendi per "duro"? Pensa a un chirurgo che deve ripulire un arto in setticemia o cose del genere—anche quelle sono cose toste. "Duro" è un termine soggettivo. La realtà del mio lavoro e la mia figura professionale mi pongono a una certa distanza e mi permettono di fare al meglio il mio dovere. Anche se certo, a volte può essere spiacevole.

Puoi farci un esempio di una volta in cui è stato spiacevole?
Un po' di tempo fa c'è stato un omicidio. Il corpo era stato fatto a pezzi e messo dentro a dei blocchi di cemento che erano stati poi gettati in un fiume. Non siamo stati in grado di trovare tutti i pezzi del corpo, ma alla fine abbiamo risolto il caso.

Sembra una storia da film horror.
Questi casi estremi sono abbastanza rari. A differenza dei casi di omicidio che si vedono nei film, nella vita reale gli assassini hanno davvero poca fantasia. La maggior parte sono persone che impazziscono per un attimo e danno una botta in testa alla loro vittima con la prima cosa che gli capita sotto mano. Oppure tirano fuori un coltello o una pistola. Gli omicidi premeditati—come quelli che si vedono nei film—in realtà sono molto rari.

Ti capita mai di guardare serie tv come CSI? Sono realistiche?
Sì, lo sono. In realtà mi piace guardare serie del genere. Alcune scene di CSI sono davvero molto realistiche. Quel tipo di produzioni si impegna molto nel cercare di raccontare le cose nel modo più verosimile possibile. L'unica cosa irrealistica è il fatto che i casi vengano risolti in soli 45 minuti.

Nel tuo lavoro devi avere a che fare con un sacco di bugiardi.
Sì, la gente mente spesso. Certe volte le persone omettono dei fatti perché pensano che non siano importanti. Altre volte semplicemente non si ricordano qualcosa. Poi ci sono anche i casi in cui le persone non vogliono dirti la verità perché hanno paura di mettere nei guai qualcuno. O quelli di persone che mentono apposta proprio per danneggiare qualcuno.

Ogni caso è diverso. Il nostro lavoro è riconoscere qual è la verità. Bisogna anche dire che chiunque è in grado di commettere un omicidio. Quello che fa la differenza tra chi lo compie e chi no è la capacità di tenere sotto controllo e di gestire la propria vita e le proprie emozioni.

Mi sembra che spesso nelle serie tv sia il parente più prossimo della vittima a identificare un corpo.
La polizia continua a usare questo metodo, ma noi ne preferiamo altri. Non sono affatto rare le identificazioni sbagliate, perché un cadavere è inespressivo e il suo volto è molto diverso da quello di una persona addormentata. A volte, nemmeno i parenti più stretti sono in grado di riconoscere un corpo. Spesso può capitare che siano ancora sotto shock per la morte del loro caro. Oppure possono rifiutarsi di credere che quella sdraiata sul tavolo di fronte a loro sia una persona a cui volevano bene. Di solito preferiamo usare il test del DNA o i calchi dentali, per le identificazioni.

E se il corpo è carbonizzato?
In quel caso le cose si complicano. In quei casi ci affidiamo completamente al test del DNA o ai calchi dentali. Il test del DNA però funziona solo se c'è ancora del tessuto che non è stato bruciato. È quasi sempre così, e ci sono delle parti del corpo che non sono completamente carbonizzate. Perciò di solito c'è sempre un campione utilizzabile per fare il test del DNA.

Dopo aver compiuto un'autopsia vi occupate anche di preparare i corpi per la sepoltura?
Sì, facciamo anche quello. Abbiamo degli specialisti. Anche nei casi peggiori, quelli di ferite alla testa, sono in grado di comporre il cadavere in maniera dignitosa, così che i suoi cari possano dirgli addio durante una veglia funebre. Dopo l'autopsia, quando il procuratore dispone la sepoltura del corpo, questo viene trasportato in fretta al cimitero. Di solito i parenti vedono il corpo per la prima volta in uno spazio apposito all'interno del cimitero.