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Cosa dice la nuova proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis

Negli ultimi giorni, è stata presentata in Parlamento una proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis che ha fatto tanto parlare di sé, supportata da oltre 200 parlamentari. Ecco cosa contienee.

di Laura Tonini
17 luglio 2015, 10:49am

Foto di Federico Tribbioli

Negli ultimi giorni è stata presentata in Parlamento una proposta di legge che, da sola, è riuscita ad attirare più attenzione di una puntata di Don Matteo con guest star Padre Pio: sto parlando della proposta per la legalizzazione della cannabis elaborata dal gruppo parlamentare di Benedetto Della Vedova e firmata da più di 200 parlamentari provenienti più o meno da tutti gli schieramenti politici, ad eccezione di Lega Nord e Fratelli D'Italia. Un dato che sommato al contenuto della proposta consentirebbe quasi un lampo di ottimismo.

Ci dobbiamo ricordare, infatti, che il dibattito sulla legalizzazione in Italia va avanti nel disinteresse generale da circa quattordici milioni di anni con un rassicurante tono farsesco, fra digiuni in diretta tv,proposte risibili del PD, persone come Giovanardi messe nella posizione di legiferare sull'argomento e via dicendo.

È quindi già un fatto abbastanza rivoluzionario e inspiegabile che sia stata inoltrata al Parlamento una proposta di legge fatta della stessa materia dei sogni che rischierebbe - lo dico sussurrando- di darci un impianto legislativo sull'argomento moderno e all'avanguardia per gli standard europei.

Per fortuna però, a conferma che l'ordine mondiale delle cose è salvo e non è in arrivo una nuova glaciazione, ci sono gli oppositori e scudieri della patria Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che sono contrari a qualsiasi passo in direzione della legalizzazione della cannabis e hanno entrambi ritenuto di voler dare un contributo al dibattito nazionale cercando di argomentare con profondità. Salvini, ad esempio, ha optato per un sobrio "dopo lo stato scafista lo stato spacciatore"; Meloni, che ci tiene al contatto con la base, ha invece preferito risolvere con un "questi se drogano."

In ogni caso, la proposta di legge è molto simile al regime spagnolo e propone un impianto totalmente nuovo, che si astrae del tutto dal percorso legislativo intrapreso finora in Italia e aprirebbe scenari inediti anche dal punto di vista del regime fiscale. Ecco, nello specifico, in che modo potrebbe diventare tutto più bello.

Per prima cosa, la coltivazione a uso ricreativo per i maggiorenni potrebbe essere legalizzata. Il limite massimo sarebbe di cinque piante. Bisognerà prima mandare obbligatoriamente una comunicazione all'Ufficio regionale dei Monopoli. In caso un singolo sfori il limite in modesti quantitativi ci sarebbero dai 100 ai 1000 euro di multa.

Inoltre, sarebbe legalizzata la coltivazione collettiva senza scopo di lucro sul modello dei cannabis club spagnoli, con un massimo di 50 membri per club. Nei direttivi di questi club non sarebbero ammesse persone che abbiano alle spalle condanne pesanti per droga, associazione mafiosa e altri reati gravi. Nel caso della coltivazione associata se non venissero rispettati i limiti imposti per le quantità le sanzioni sarebbero quintuplicate rispetto a quelle attuali.

Per quanto riguarda la detenzione personale, sarebbe autorizzato il possesso fino a cinque grammi che diventerebbero quindici presso il proprio domicilio (non saranno i 50 tedeschi, ma direi che è un inizio). In caso di uso terapeutico e previa prescrizione medica sono dei limiti derogabili. Il divieto di fumare rimarrebbe comunque nei luoghi aperti al pubblico o nei luoghi di lavoro.

La cessione gratuita di una modica quantità non sarebbe più reato, e non si incorrerebbe più nemmeno in sanzioni amministrative per questo motivo—quindi niente ritiro della patente, del passaporto del porto d'armi e così via. Per quanto riguarda le altre sanzioni amministrative previste, i proventi andrebbe a interventi formativi e curativi nell'ambito delle tossicodipendenze, e lo stato reinvestirebbe il 5 percento dei proventi per finanziare i progetti del Fondo Nazionale per la Lotta alla Droga.

Il regime di autorizzazioni per la coltivazione, la preparazione di derivati e la vendita al dettaglio sarebbe quello del monopolio di stato, con termini simili a quelli dei tabacchi. L'autorizzazione per la vendita al dettaglio quindi, sarebbe concessa solo ad esercizi esclusivamente dedicati a tale attività e sotto la vigilanza del Ministero. Come per le sigarette ci sarebbe il divieto assoluto di propaganda pubblicitaria per la cannabis, e ogni anno verrebbe presentata al Parlamento una relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, allo scopo di monitorare la situazione.

Il tutto, messo così, sembra quasi troppo bello per essere vero—e probabilmente lo è. Ma onestamente il solo fatto che una proposta di questo tipo abbia trovato una sua concretezza e si sia imposta a tal punto all'attenzione nazionale mi sembra un passo avanti incredibile. Inoltre, bisogna considerare che non è una proposta nata nelle file del Partito Democratico e quindi potrebbe, a sorpresa, non rivelarsi fallimentare. Speriamo.

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