Nel mondo del calcio italiano, gli scandali legati alle scommesse e alle partite truccate sono sempre più frequenti: perché tra stipendi bassi e una breve durata di carriera, per molti quella calcistica non è una scelta di carriera conveniente.
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Nel giugno del 2011, la procura di Cremona ha fatto tremare il calcio italiano, contestando a diversi calciatori e dirigenti delle leghe professionistiche e semi-professionistiche italiane—dalla Serie A alla Lega Nazionale Dilettanti, per arrivare a toccare anche il Calcio a 5—l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. In quei giorni e nei mesi successivi, però, pochi si sono resi conto della vera dimensione di un'inchiesta che non ha precedenti nella storia del calcio italiano, nemmeno se si guarda indietro agli scandali del 1980 e del 1986.
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Da quel momento, infatti, sono partiti otto diversi filoni di indagini: quattro a Cremona, due a Bari, uno a Napoli e uno a Genova. In totale, sono state coinvolte circa 100 società (il 20 percento delle 470 società professionistiche italiane) e quasi 200 tesserati. Pochissimi inquisiti sono stati prosciolti; molto più frequenti sono state le condanne e i patteggiamenti—ossia, implicite ammissioni di colpevolezza. Tra maggio e giugno di quest'anno, proprio quando questo filone di inchieste sembrava esaurito, sono finite in manette altre 50 persone tra calciatori, dirigenti e tecnici di tutte le categorie, dalla B alla D, oltre a scommettitori di varie nazionalità, dalla Kazakistan alla Cina.Nel frattempo però, e al di là delle mille ragioni che possono essere addotte per spiegare i motivi di questi scandali ricorrenti, sarà sempre difficile impedire che i calciatori si accordino tra di loro per truccare le partite e tirare su un po' di soldi. Il motivo è piuttosto ovvio: fare il calciatore non è un'ottima scelta di carriera.È vero, nel mondo del calcio gli stipendi sono mediamente più alti che negli altri settori. In Serie A, ad esempio, il minimo retributivo è pari a 2.275 euro mensili, una cifra che scende a 1641 euro in Serie B e a 1528 euro in Lega Pro. Ma la distribuzione dei redditi nel settore è molto distorta: se è vero che ci sono i campioni come Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic e Messi che guadagnano oltre 10 milioni di euro l'anno, è anche vero che sotto di loro, dopo una fascia di calciatori ben pagati che militano soprattutto nelle categorie superiori, gli stipendi tendono a calare drasticamente insieme all'attenzione del pubblico.
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In Serie B, ad esempio, oggi lo stipendio medio è ancora relativamente alto—pari a 128 mila euro a stagione—ma è comunque in discesa dall'inizio della crisi. Eppure, la larga maggioranza dei calciatori non gioca in Seria A e nemmeno in Serie B, ma nelle leghe inferiori. Secondo Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, nel 2011 il 75 percento degli stipendi della Lega Pro si aggirava sui 30 mila euro l'anno, per una media di poco più di 2500 euro lordi al mese. Non è molto, specie se si pensa al grande problema del calcio come scelta di carriera: la lunghezza della carriera stessa.
Un'intervista a Damiano Tommasi sullo scandalo delle scommesseFrancesco Totti—uno dei giocatori italiani più longevi in assoluto—è entrato nella prima squadra della Roma nella stagione 1992-1993. Oggi, a 39 anni, è il calciatore più anziano della Serie A. Se si ritirasse a fine stagione, avrebbe lavorato per 24 anni: visto che in Italia per andare in pensione servono 42,5 anni di contributi, a Totti mancherebbero ancora almeno 18 anni di lavoro. Per la pensione di anzianità, invece, dovrebbe aspettare almeno altri 22 anni.Di certo Totti non avrà di questi problemi, ma ci sono moltissimi giocatori normali nella sua stessa situazione. Anche perché la carriera calcistica è piena di incognite: infortuni, fallimenti, retrocessioni—per un calciatore, specie se di bassa categoria, è molto facile perdere intere stagioni. Calcolando una carriera media della durata di 12 anni (dai 20 ai 32) e senza interruzioni, con uno stipendio medio da Lega Pro ci si mette in tasca circa 360 mila euro—una cifra decisamente insufficiente per vivere a lungo di rendita.
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La differenza tra gli scandali di oggi e quelli precedenti è tutta qui: negli anni Ottanta erano coinvolti anche calciatori e società di prima categoria, tra cui il Milan e il futuro campione del mondo Paolo Rossi—perché, d'altro canto, gli stipendi erano relativamente bassi. Oggi, invece, i campioni non hanno bisogno di truccare le partite, mentre a livelli inferiori questa rischia di diventare una strategia di sopravvivenza in vista della vecchiaia, soprattutto ora che la disoccupazione nel mondo del calcio è in aumento—ha raggiunto almeno le 30 mila unità—e solo il 10 percento degli ex giocatori riesce a ottenere una carriera da allenatore o dirigente dopo il ritiro.Dato che fare il calciatore vuol dire spessp perdere tutti gli anni fondamentali per la propria formazione scolastica, trovare un nuovo lavoro al termine della carriera può essere spesso molto difficile. L'alternativa è una vecchiaia di progressivo impoverimento, ed ecco spiegato perché la tentazione di truccare le partite si fa sempre più forte. A leggere le carte, si nota come molti dei giocatori che prendono parte a questo tipo di illeciti siano a fine carriera o comunque con prospettive future non proprio rosee: mettere le mani sui soldi offerti loro per truccare una partita non può che fare comodo in vista dell'imminente ritiro.D'altro canto, il giro d'affari che ruota intorno alle scommesse calcistiche ha dimensioni esorbitanti—dai 700 ai 1000 miliardi di dollari l'anno a livello globale. L'operazione SOGA dall'Interpol, che si occupa di criminalità internazionale, ha cercato di arginare il fenomeno con più di 2000 operazioni, sequestrando 27 milioni di dollari e chiudendo centri scommesse abusivi per un giro d'affari di oltre 2 miliardi di dollari. Ma tutto questo non è sufficiente per fermare un'industria che, considerando anche gli altri sport, muove probabilmente 500-1000 miliardi di dollari all'anno—fino a tre miliardi al giorno—ed è organizzata come una vera e propria criminalità organizzata internazionale, che si estende dai campi delle periferie italiane fino ai mercati illegali asiatici e che ricicla almeno 100 miliardi di dollari l'anno.Cambiare il sistema sarà difficile—forse addirittura impossibile—senza uno sforzo internazionale di dimensioni mai viste prima. Una cosa più fattibile sarebbe migliorare la situazione specie ai livelli inferiori, sia in termini di etica calcistica sia di servizi di assistenza verso i calciatori a fine carriera. È quanto sta provando a fare l'AIC, che di recente ha aperto ufficialmente le proprie porte anche agli ex calciatori dopo che, nel 2009, era stata fondata l'AIEC—Associazione Italiana Ex Calciatori, presieduta da Antonio Cabrini—con "l'obiettivo di sviluppare le competenze professionali dei calciatori a fine carriera per consentire loro un pieno inserimento nel mondo del lavoro dentro e fuori dallo sport."Segui Nicolò suTwitter