Come dall'eversione nera si è arrivati alla Mafia Capitale

L'inchiesta Mondo di Mezzo è anche la foto di famiglia del neofascismo romano. Ne abbiamo parlato con il giornalista Guido Caldiron, che ha studiato a lungo l'estrema destra.

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dic 9 2014, 2:04pm


Foto di Luca Massaro.

Nel dicembre del 1987 quasi tutti i capi storici della Banda della Magliana sono morti oppure in carcere. Massimo Carminati, invece, è sostanzialmente un uomo libero —nonostante la militanza nei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), i comprovati rapporti con la Banda e diversi procedimenti penali in corso. Una mattina viene avvistato dagli agenti in servizio sotto casa di un magistrato sulla Cassia, a Roma. Dentro al palazzo dove abita il giudice, racconta il giornalista Ugo Maria Tassinari in Fascisteria, c'è "la ditta di un amico." La polizia, che "sospetta che gli uffici servano a coprire un traffico di droga," comincia a indagare. Gli inquirenti temono sia in corso "un tentativo di riaggregare la banda."

Proseguendo nelle indagini spuntano altri nomi, inclusi Ettore Maragnoli (tra i primi membri della Magliana) e un anonimo "malavitoso in rapporti con i servizi segreti." Ci sono dunque quelli che Tassinari definisce gli ingredienti della vecchia banda," ma manca quell'"impasto di vecchia malavita e nuova criminalità finanziaria capace di trasformare alcune batterie di banditi in una straordinaria holding criminale."

A distanza di parecchi anni da quel controllo casuale sulla Cassia, l'inchiesta su Mafia Capitale che sta rivoltando la politica romana avrebbe dimostrato che la l'holding criminale è diventata una realtà in grado di pilotare appalti, decidere nomine in Campidoglio, mangiarsi risorse pubbliche e assoggettare al suo controllo intere zone della Capitale.

Nella sconfinata ordinanza di custodia cautelare che ha portato agli arresti 37 persone (gli indagati sono più di cento, tra i quali spiccano Gianni Alemanno e politici di vari schieramenti), il gruppo capeggiato da Carminati viene descritto come "il punto d'arrivo di organizzazioni che hanno preso le mosse dall'eversione nera, anche nei suoi collegamenti con apparati istituzionali, che si sono evolute, in alcune loro componenti, nel fenomeno criminale della Banda della Magliana, definitivamente trasformate in Mafia Capitale."

Lo stesso Carminati ha descritto l'organizzazione con l'ormai famosa teoria del "mondo di mezzo"—ossia un mondo, come scrive il gip Flavia Costantini, in cui "si realizzano sinergie criminali e si compongono equilibri illeciti tra il mondo di sopra, fatto di colletti bianchi, imprenditoria e istituzioni, e il mondo di sotto, fatto di batterie di rapinatori, trafficanti di droga, gruppi che operano illecitamente con l'uso delle armi."


Le carte dell'inchiesta delineano uno scenario in cui ex terroristi si siedono tranquillamente a tavola con politici e imprenditori, poliziotti che fanno soffiate al Cecato e ascoltano ammirati le sue storie di malavita, ex camerati che per questioni di soldi si minacciano tra loro con frasi come "mo o famo strilla' come un'aquila sgozzata," dipendenti comunali che nascondono le mazzette in buste intestate del Comune e cooperative rosse che gestiscono l'accoglienza dei rifugiati e i campi rom e si accordano sottobanco con i politici di centrodestra per sfruttare un business che "rende più del traffico di droga."

L'attuale groviglio di criminalità e affari che controllerebbe la Capitale, come ricostruito dai carabinieri dei Ros, ha la sua origine negli anni di piombo. Per cercare di capire come dallo "spontaneismo armato" si sia potuti passare alla criminalità organizzata abbiamo sentito Guido Caldiron, giornalista esperto di estremismo politico e autore di molti saggi sul tema, compreso l'ultimo libro Estrema Destra. Chi sono oggi i nuovi fascisti?

"Al di là degli elementi strettamente giudiziari," inizia Caldiron, questa inchiesta è una "fotografia di un ambiente tendenzialmente legato all'alta borghesia," in cui i "rampolli della Roma Bene alla fine degli anni Settanta passano dalle sezioni dell'MSI a una clandestinità molto particolare"—quella dei NAR, appunto, che non avrà mai la compattezza di una vera organizzazione.

"Il gruppo romano dei NAR era per molti versi un gruppo di sbandati, ma sbandati di ceto molto alto, quindi con protezioni e coperture," prosegue Caldiron. E infatti, molto spesso i camerati si rinfacciano tra loro che i soldi delle rapine, in teoria recuperati per organizzare la clandestinità, vengano spesi in cene, viaggi, macchine di lusso o droga—un comportamento non adatto a dei "soldati politici" in guerra contro lo Stato.

Lo stesso Carminati—che in certe intercettazioni appare come un boss di vecchio stampo che si rifiuta di fare soldi con la droga—si lamenta più volte con i suoi interlocutori per l'accostamento al traffico di stupefacenti: "Finché mi dicono che sono il re di Roma mi sta pure bene, come l'imperatore Adriano, però sugli stupefacenti non transigo". Naturalmente non è solo "l'etica" a muovere er Cecato. "Le carte ci dicono," puntualizza Caldiron, "che la droga entra in questa inchiesta in connessione con la mafia; sono gli altri 'Re di Roma' legati al traffico di droga, perché nella divisione delle competenze rispetto alla gestione della criminalità il gruppo di Carminati fa altro."

Tornando al ritratto di famiglia del neofascismo romano, se da un lato ci sono i combattenti-guerrieri—personaggi sanguinari come Valerio e Cristiano Fioravanti, Alessandro Alibrandi e lo stesso Carminati (che non a caso, come emerge dalle conversazioni registrate dai carabinieri, considera quelli della Magliana una "banda di accattoni e straccioni")—dall'altro ci sono "figure che continuano a fare politica normale o semplicemente continuano le carriere alle quali il loro ceto li ha predestinati."


Il covo di Cristiano Fioravanti (NAR) dopo il suo arresto nel 1980. Via.

"In qualche modo si rinsalda," spiega Caldiron, "un legame che è quello che l'inchiesta di Pignatone rende esplicito: rapporti e sodalizi che prima ancora che criminali sono amicali, parentali. Questo ambiente romano, prima che una suggestione giornalistica è una realtà."

A ben vedere, però, un simile ambiente era stato "sdoganato" da parecchio tempo. "L'elemento chiave è il novembre del 1993, perché lì si vede che, con la macchina organizzativa per la candidatura di Gianfranco Fini a sindaco di Roma, magicamente riemergono tutti—da quello che ha il baretto a Prati a quello che ha la concessionaria sulla Cassia. Si riconnettono alla comunità."

Questa "consorteria," insomma, "ha luogo di crescere e maturare dentro uno spazio ventennale. Quelli che non possono essere piazzati da nessuna parte perché hanno un carnet giudiziario troppo pesante vengono usati per attività collaterali, per fare quello che non si può far fare a nessun altro. Altri invece vengono proprio assunti."

La riemersione raggiunge l'apice tra il 2008 e il 2013 con la giunta Alemanno e soprattutto con Fascistopoli, che Caldiron definisce "il capitolo che precede 'Mondo di mezzo'." Lo scandalo delle assunzioni "nere" segna "l'arrivo all'amministrazione della città di persone con cui si possono vantare dei rapporti precostituiti, come Riccardo Mancini [amministratore delegato di Eur S.p.A.]." L'era Alemanno, in un certo senso, segna la conquista della città—dopo cinquant'anni di marginalità politica—di "tutte le generazioni neofasciste".

"Dentro all'amministrazione ci sono almeno tre generazioni," spiega Caldiron. L'intero album di famiglia del neofascismo: "Ci sono i coetanei di Alemanno e Mancini che provengono da gruppi come Avanguardia Nazionale, Terza Posizione, che dopo vent'anni si ritrovano tutti in Alleanza Nazionale. Poi c'è quella di tipi come Stefano Andrini, con cui c'è uno scarto di 10 anni, che arrivano alla politica col fenomeno dei cosiddetti naziskin; e infine c'è la generazione di Antonio Lucarelli [ex di Forza Nuova e capo segreteria di Alemanno], coinvolta in affari e vicende su cui si sta ancora indagando, come la questione dei Punti Verde." E nella giunta Alemanno c'è stato spazio per tutti—non solo per i vecchi camerati.


Alemanno durante una manifestazione del Fronte della Gioventù. Via.

Uno degli "organi apicali" di Mafia Capitale è infatti Salvatore Buzzi, un ex detenuto che ha fondato la Cooperativa 29 Giugno ed è da sempre legato al mondo della sinistra. È proprio grazie a lui che i "fasciomafiosi" (come li definisce il giornalista Lirio Abbate) fanno il salto di qualità. "La presenza di Buzzi," afferma Caldiron, "apre la possibilità di un intervento su quelli che sono alcuni pezzi dell'amministrazione capitolina e dei servizi che l'amministrazione eroga a vario titolo."

Il sodalizio tra i "nemici di sempre" (tra gli arresti per Mafia Capitale figura anche Emanuela Bugitti, ex brigatista che lavora nella cooperativa di Buzzi) è inconsueto solo a prima vista. Perché la politica, come chiarisce Caldiron, qui non c'entra nulla: "Il vincolo criminale con Buzzi non nasce da un incontro di persone che provengono, in effetti, da culture politiche diverse, ma semplicemente come elemento d'interesse. Vengono fatte delle campagne acquisti nei confronti di esponenti del centrosinistra che invece di reagire come ci si attenderebbe si mettono d'accordo per spartirsi la torta. Non è una struttura rossobruna, ma un'organizzazione nera che attrae pezzi della politica del centrosinistra."

Secondo Caldiron, insomma, l'incontro fra Carminati e Buzzi deriverebbe dal fatto che "quest'ultimo non rispondeva ad alcuna logica politica, ad alcun interesse riguardo la tematica della marginalità sociale alla quale lavorava," perché in fondo la loro unica intenzione era quella di fare profitto (e, visti i bilanci della cooperativa, ci riusciva egregiamente). Il problema, piuttosto, "è che qualcuno di quelli sopra di lui, invece di pensare che Buzzi era un bravo manager che portava tanti soldini in cassa, avrebbe dovuto capire che a Roma le cose non erano proprio in regola."

E che qualcosa non tornasse, dice il giornalista, era evidente anche in altre due vicende recenti che fanno da "precedente" a Mafia Capitale: "lo scandalo Finmeccanica con le sue infinite inchieste e la vicenda di Gennaro Mokbel, che peraltro è imparentata con la prima". Indagini dove vengono fuori nomi legati all'estrema destra, a cominciare dal Cecato. "Ma lo sai perché Massimo è intoccabile?" domanda Buzzi in una telefonata intercettata. "Perché era lui che portava i soldi per Finmeccanica! Bustoni di soldi! A tutti li ha portati Massimo!"

Nei documenti giudiziari è citato anche un importante personaggio, già indagato per Finmeccanica, che conosceva bene Carminati. "Sono ipotesi tutte da dimostrare", specifica Caldiron, ma si tratterebbe di una persona che "viene dalla destra giovanile e che, figlio degli ambienti della buona borghesia italiana, ha continuato a fare i suoi studi di giurisprudenza e sarebbe poi arrivato, pare per il tramite della DC, dentro Finmeccanica". Un percorso simile a quello di Lorenzo Cola, collezionista di cimeli nazisti e "superconsulente" dell'azienda, arrestato nel 2010. Carminati non ha grande stima di lui, perché il faccendiere si sarebbe "buttato pentito": "Sto cesso", "sto schifoso", "sto nazista ribattuto" si sfoga er Cecato nel suo "ufficio" al distributore Eni in Corso Francia.


A una settimana dall'esplosione del caso, le conseguenze politiche (su cui aleggia lo spettro dello scioglimento per mafia della capitale d'Italia) sono ancora imprevedibili. L'inchiesta, infatti, non è ancora finita—anzi, l'impressione è di assistere alle battute iniziali di un qualcosa di molto più grande.

Il "Mondo di mezzo" può essere considerato l'ultimo capitolo in ordine cronologico di quarant'anni di storia della fascisteria romana—l'ultima avventura degli "esuli in patria" che dalla strada sono arrivati direttamente nelle stanze del potere, corrodendo dall'interno quel sistema che molti anni fa non erano riusciti ad abbattere con la lotta armata.

Il tutto, naturalmente, senza mai perdere quello "spirito tribale" che unisce i vecchi camerati, e soprattutto senza dimenticare il vecchio adagio del filosofo tedesco Ernst Jünger : "Meglio delinquenti che borghesi."


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