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L’unico che riesce a far tornare Syd in quel febbrile 1974—ma solo in sala di incisione—è Peter Jenner, il manager dei Pink Floyd deciso a ritrasformarlo in una macchina da soldi. Solo, Barrett si presenta con una chitarra senza corde e si appresta a incidere la sua incompiuta.
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Non il solito Barrett in formato canzone, quindi, ma un Barrett ipnagogico che presagisce il futuro della musica in cui l’incompiutezza è la regola. D’altronde anche i suoi pezzi più famosi sono dei blues presi, spappolati dilatati e a loro modo abbozzati. Così, la proverbiale sregolatezza di Barrett unita alla cecità dei produttori ci ha impedito di avere la versione finale di un possibile capolavoro, che in alcune soluzioni effettistiche riporta addirittura alle chitarre di The Wall. Ma forse è giusto così; QUESTA è la versione finale, più che di un disco, di un uomo che ha sempre preferito la verità della musica alle stronzate del mercato. L’uscita di scena plateale e definitiva deve però ancora venire.


