Lorenzo Maccotta ha fotografato le lavoratrici del sesso in Germania
Contrasto

Lorenzo Maccotta ha fotografato le lavoratrici del sesso in Germania

Nel progetto Sex Workers, il fotografo Lorenzo Maccotta esplora il mondo dei lavoratori del sesso in Germania.
21 aprile 2016, 4:31am

Berlino, febbraio 2014. Pausa pranzo di Mia, una massaggiatrice erotica di 29 anni, durante uno shooting per il sito dello studio in cui lavora.

Tutte le foto di Lorenzo Maccotta/Contrasto.

Questo post fa parte della rubrica in collaborazione tra Contrasto e VICE Italia; in questa puntata abbiamo parlato con Lorenzo Maccotta, fotografo di Roma classe 1982.

Dopo il lasciapassare del Bundestag nel 2001, la Germania è diventata il più grande mercato legale della prostituzione dell'Unione Europea, con un fatturato di circa 20 miliardi di euro l'anno solo per quanto concerne gli introiti degli oltre 3mila bordelli nel Paese. Sulla carta, questo significa che le professioni legate al sesso sono equiparate a qualunque altra—non solo in termini di dignità e tutela, ma anche dal punto di vista delle tasse e delle beghe burocratiche.

È a partire da questo fatto che il fotografo Lorenzo Maccotta ha iniziato a lavorare, tra il 2013 e il 2014, a un reportage sull'ordinarietà della vita dei lavoratori e delle lavoratrici del sesso in Germania.

Sin dai primi giorni della sua permanenza nel Paese, Lorenzo—che ha iniziato a fotografare con la vecchia Minolta del padre mentre faceva il volontario nel vecchio canile di Porta Portese di Roma—si è focalizzato sul boom economico tedesco. I suoi progetti ne descrivono le dirette conseguenze, tanto sul piano antropologico e sociale (come per Digital Natives) che su quello lavorativo, come per Car industry in Germany, il racconto delle catene di montaggio tra carrozzerie e copertoni.

Data l'unicità del reportage Sex Workers—per cui tra l'altro ha vinto una menzione ai Moscow Photo Awards 2014—mi sono messo in contattato con Lorenzo per parlare della sua percezione sul tema, delle differenze con l'Italia e di come è riuscito a inoltrarsi nei meandri di questo mondo.

Berlino, Germania, settembre 2014. Punto di sosta di una sex-worker sulla Kurfürstenstraße, la strada di Berlino dove c'è la maggiore concentrazione di prostituzione in strada.

VICE: Hai iniziato il tuo progetto quando vivevi già in Germania, e mi raccontavi che l'idea è nata da un incontro in un bar di Berlino con un gruppo di ragazze americane che lavoravano come sex worker.
Lorenzo Maccotta: Sì, si erano trasferite in Germania per svolgere la professione in un ambiente legale. È stato grazie a questo incontro che ho avuto accesso per la prima volta a una dimensione lavorativa fatta di routine, pianificazione, oneri fiscali, in cui la prestazione sessuale è legalmente esercitata come professione all'interno di un'economia di mercato.

Da una ricerca preliminare sul tema, condotta negli archivi delle principali agenzie di fotogiornalismo, è emerso un registro visivo dominante orientato a dare un senso di squallore, degrado o abuso, molto distante dalla realtà che avevo incontrato e che ho voluto fotografare su più livelli in quello che è oggi il maggiore mercato europeo per i servizi sessuali regolati dalla legge.

Berlino, febbraio 2014. Julia, una sex worker polacca di 30 anni, all'interno del "Sensual Massage Studio", di cui è proprietaria e in cui lavora.

In effetti in Germania la professione è regolata da tempo. Secondo te, è socialmente accettata? E tu, avevi dei pregiudizi quando ti sei avvicinato al progetto?
Non è una professione socialmente accettata, non proprio. Dalla mia esperienza e dai discorsi che ho intrapreso con le sex worker che ho conosciuto, in Germania chi pratica questo lavoro è socialmente discriminato. Realizzare questo progetto è stato difficile perché la maggior parte delle lavoratrici non voleva essere esposta ai media per paura della gogna sociale. C'è voluto molto tempo e lavoro per trovarne di disponibili.

Per quanto riguarda i preconcetti, ogni volta che inizio un progetto cerco sempre di sospendere i pregiudizi personali in merito ai soggetti che andrò a trattare, e anche in questo caso i miei sforzi sono andati in questa direzione.

Lipsia, Germania, giugno 2014. Sex worker in un momento di pausa dal lavoro all'entrata dell'FKK Saunaclub Leipzig.

C'è molto turismo sessuale in Germania? Anche italiano?
Ovviamente il turismo è stato una fisiologica e diretta conseguenza della legalizzazione del settore, anche quello italiano. Io però non ho mai incontrato nessun connazionale durante il mio lavoro.

Tra le sex worker che hai fotografato ci sono sia tedesche che straniere, molte provenienti dall'Est. Hai notato delle differenze?
Credo sia difficile fare delle generalizzazioni perché ogni storia è un caso a sé. Per quanto riguarda le sex worker tedesche, alcune esercitano in modo continuativo, altre a intermittenza, magari per sostentarsi durante gli studi. Lo stesso vale per quelle provenienti dai paesi est-europei che vivono in Germania, considerarando anche la categoria delle lavoratrici stagionali che poi investono i guadagni realizzati in piccole imprese nel paese di provenienza, dove rientrano alla fine del soggiorno.

Lipsia, Germania, gennaio 2014. Veduta di un bordello nella periferia della città.

Una sexworker ti ha mai detto quanto guadagnava in media?
Alcune sex worker che ho conosciuto a Lipsia, ma che non hanno voluto farsi fotografare, mi hanno detto di guadagnare tra i quattro e i cinque mila euro al mese. Altre invece mi hanno parlato della Svizzera, dove in una settimana di lavoro in un bordello si possono guadagnare anche 7.000 euro.

Tra tutte quelle che hai sentito, qual è la storia che ti ha colpito di più?
Quella di una colta signora di 50 anni che dopo aver lavorato per vent'anni in un ufficio governativo ha deciso di licenziarsi e tornare a prostituirsi in un bordello di Berlino est; aveva già esercitato la professione durante i suoi studi universitari, per finanziarli, e a un certo punto ha scoperto di preferire il suo lavoro giovanile alla vita d'ufficio per via della possibilità di intrattenere relazioni più autentiche con le persone.

Lipsia, Germania, giugno 2014. Ritratto di Rocco, sex worker di 26 anni proveniente da Berlino, in un parco della città dove di solito incontra i suoi clienti.

Ho notato però, che nel tuo lavoro c'è anche un unico sex worker di sesso maschile...
In proporzione, gli uomini in questo settore sono sempre molto meno presenti rispetto alle donne. Rocco aveva 26 anni e l'ho incontrato in un parco a Lipsia. Quando casualmente abbiamo iniziato a parlare mi ha raccontato che incontrava lì i suoi clienti, quasi tutti gay. E quando mi ha chiesto cosa facessi, mi ha proposto di scattargli qualche fotografia.

Quindi siamo andati in un bar, dove mi ha raccontato la sua storia, abbiamo preso un appuntamento per il giorno dopo, e a quel punto ho deciso di fargli un ritratto esattamente dov'era seduto quando l'ho incontrato.

Lipsia, Germania, giugno 2014. Ritratto di Veronica, una sex worker di 30 anni proveniente dalla Repubblica Ceca, all'interno del bordello in cui vive e lavora.

Un soggetto non ti ha mai suggerito come voleva essere fotografato?
Più che altro mi è capitato un inconveniente con alcune sex worker. Dopo aver spiegato il mio approccio al tema, al momento di essere fotografate queste acquisivano automaticamente delle pose provocanti, sexy, che erano abituate ad assumere durante gli shooting per le gallery dei siti promozionali. Ma la maggior parte delle volte le mie intenzioni documentarie sono state comprese subito.

Ti viene in mente un esempio di sex worker che prima avresti fotografato in un modo, ma che poi hai fotografato in un altro?
Sì. C'era questa ragazza che veniva da un paese scandinavo, figlia di avvocati ricchissimi, che da anni lavorava come sex worker in diversi paesi europei e che si era trasferita di recente a Berlino. L'avevo conosciuta a una manifestazione di lavoratrici del settore che protestavano contro Alice Schwarzer, una famosa femminista tedesca.

Mi ha raccontato della sua ribellione, del suo desiderio di distaccarsi dalla famiglia e della sua scelta di volersi sostenere autonomamente. Poi mi ha detto che viveva in uno squat femminista sulla Frankfurter Allee. Quindi ho pensato che non avrei più voluto fotografarla lì, in una strada generica della città, ma nell'ambiente in cui viveva e da cui contattava i suoi clienti attraverso un sito internet.

Berlino, febbraio 2014. Riprese di un film porno a Treptower Park.

Tra le foto del tuo progetto ce n'è una che ritrae una performance dal vivo a una fiera del sesso, e poi quella del set di un film porno.
Sì, perché ritenevo che rientrassero nel mio lavoro anche le figure professionali delle danzatrici erotiche e delle porno attrici. In quanto performer nell'industria del sesso molte di loro si considerano pienamente sex worker, anche se per il governo tedesco rientrano in differenti categorie fiscali.

In generale, ho notato che i fotografi professionisti annettono sempre una didascalia alle loro immagini. Quanto è importante questo elemento?
Nella fotografia documentaria molto. Chi opera nel settore è tenuto a inserire tutte le informazioni possibili che identifichino le fotografie prima di depositarle nell'archivio di un'agenzia o proporle per una pubblicazione. Questo ovviamente non significa che non esistano delle immagini dotate di una densità iconica tale da avere un forte impatto anche senza supporti informativi testuali.

Berlino, novembre 2013. Ritratto della dominatrice Lady Velvet Steel (Fabienne Freymadl) insieme alla sua schiava transgender Jennie, all'interno del suo appartamento a Neukölln.

Mi hai detto che da qualche anno fotografi solo in digitale. Pensi che questa nuova forma accessibile a tutti abbia messo in crisi il professionismo o ne abbia valorizzato la necessità?
Direi che ne ha valorizzato la necessità, ma in termini di visione. Nel senso che l'estrema democratizzazione del mezzo, e la conseguente inflazione di immagini, hanno reso ancora più necessario un lavoro sulla visione che descrive il mondo e che le fotografie sollecitano. Penso che oggi sia diventato più importante della scelta di un soggetto il "come" questo soggetto viene trattato visivamente. Quando lavoro mi chiedo continuamente come fotografare, che tipo di immagini generare e quale uso ne verrà fatto.

Lipsia, Germania, gennaio 2014. Una veduta interna di un bordello.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto lavorando a un progetto sul digitale, su come "la terza rivoluzione industriale" stia modificando il nostro modo di vedere il mondo e di stare al mondo, in vari paesi del mondo. Credo che sia un tema cruciale per la società contemporanea in quanto è profondamente legato a quello della tecnica, ampiamente dibattuto nel secolo scorso ma del tutto attuale. Sono tornato da qualche mese dalla Cina e dalla Corea del Sud, dove ho lavorato sulle dipendenze da internet, gli e-sports, le smart cities e l'e-learning.

Un'ultima domanda. Faresti mai un progetto sui sex worker in Italia?
Non credo. In Italia, un lavoro su questo argomento implicherebbe temi come lo sfruttamento da parte delle organizzazioni criminali, il traffico di esseri umani e il mercato nero. Il mio è un progetto che ha trovato il suo senso nel descrivere la dimensione ordinaria di un industria legale che in Italia oggi non esiste.

Per vedere altre foto di Lorenzo, vai sul suo portfolio sul sito di Contrasto.

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