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Due mesi di amore e mefedrone

Sono stata per due mesi con un tossico che si fa di mefedrone. Alla fine non stavo tanto bene.

di Kitty Gray
13 settembre 2013, 8:56am


Parole sagge. via Flickr

La mattina che ho compiuto 25 anni mi sono svegliata e ho scoperto che il mio cervello non esisteva più, sostituito da una landa desolata popolata al più da balle di fieno e qualche grillo solitario. Non ci capivo niente. Stavo fluttuando, ma non in senso buono.

Questo perchè nei due mesi precedenti avevo creduto di prendere MDMA, quando invece mi ero fatta, senza saperlo, di una sostanza membro della famiglia dei "sali da bagno".

Vi ricordate dei sali da bagno? Le droghe quasi-legali che hanno fatto notizia l'anno scorso perché quelli che li prendevano sperimentavano violenti attacchi psicotici? Che hanno fatto impazzire intere comunità? Esatto, ecco cosa avevo preso per mesi, senza saperlo.

Devo fare una premessa necessaria: l'inverno scorso avevo cominciato a uscire con un ragazzo. Come ebbi modo di apprendere, era dipendente dal mefedrone, una droga che lui descriveva come "molto simile, praticamente identica, all'MDMA" ma con effetti meno pesanti. Lo sballo non durava così a lungo, quindi prenderne un po' non era troppo impegnativo. Ovviamente era una cazzata—da quello che ho potuto vedere, gli effetti negativi sono molto più gravi. Il mefedrone mi ha incasinato i livelli di serotonina molto più di qualsiasi altra droga abbia mai preso.

Col senno di poi, mi rendo conto che la fiducia che riponevo nel mio ragazzo dipendente dal mefedrone mi fa sembrare un po' un'idiota. Questo bel tipo teneva una scatola degli attrezzi piena di polverina bianca sotto il letto. E, mentre la sua stanza era un vero pandemonio, la scatola era sempre ordinata e pulita, come la valigetta di un medico. Dentro c'erano parecchi grammi di mefedrone, nascosti con cura insieme a sacchetti di capsule vuote pronte per essere riempite. C'era anche un tubicino di vetro—aperto alle due estremità—che aveva comprato in un negozio di forniture mediche. Perché diamine sniffare con una banconota arrotolata? Roba da dilettanti.

Quando prendi il mefedrone, gli effetti sono gli stessi dell'MDMA. Ti senti elettrizzato, l'energia cresce e viaggia fino al cervello. Come l'ecstasy, l' MDMA, o come volete chiamarla, questa droga vi fa sentire come se foste sul punto di trasformarvi da uno stanco e intorpidito essere umano in un empatico alieno che viene dritto dritto dal Pianeta Amore.

Ti senti come se volessi entrare in sintonia con le profondità dell'anima di chi ti circonda, e unirti a lui per creare insieme degli splendidi angeli amorosi. Lo fai senza riserve. Pippi, e tutto a un tratto il cervello inizia a frizzare e scoppiettare. La persona che ti sta a fianco, il tuo compagno, diventa per te un essere umano meraviglioso, capace di gesti sconfinati e connessioni illimitate. Mentre ero fatta di mefedrone, prendevo tra le mani il volto del mio ragazzo, lo strizzavo tutto, lo guardavo intensamente negli occhi e gli dicevo: "Tu sei un artista. Stai cambiando la vita alle persone. Stai cambiando il mondo." Anche se sai di essere il perfetto cliché delle droghe "empatiche", per te quei sentimenti sono "reali", in quel momento.  

Oltre all'empatia, si prova una forte energia, simile a quella che dà la cocaina. Ti senti in pace con il mondo, va da sé. Cioè, fino a quando non gratti l'ultimo rimasuglio di serotonina che hai in zucca e ti accorgi dello stato in cui sei realmente. 

La prima volta che l'ho preso è stata in un parco con appunto questo ex fidanzato, Monsieur Mefedrone, che mi aveva detto di avere "voglia di avventura". Così siamo andati in macchina al supermercato a prendere dei frullati. "Non ti fa sentire la fame e la sete," ha detto. "Quindi questi ci serviranno." La mia filosofia è di provare tutto una volta, nella vita, quindi sfortunatamente non pensavo di avere nulla di cui preoccuparmi.

Siamo tornati a casa sua; ha tirato fuori da sotto il letto la piccola cassetta di metallo e ha estratto una bustina di polvere bianca. Poi ha iniziato a riempire le capsule, un processo che avevo visto diverse volte. Ne abbiamo presa una a testa, alle dieci di sera, con l'intento di andare a letto presto. Era un lunedì.

Ne abbiamo presa un'altra intorno alle due di notte. Un'altra alle quattro. E una alle dieci di mattina.

Dovevo andare in banca quel giorno, a firmare delle carte per un nuovo appartamento. Invece, ancora a casa sua, mi sono fatta un pisolino di due ore. Attraverso le palpebre chiuse solo per tre quarti la luce mi colpiva ancora gli occhi; era come se stessi morendo e mi stessi avvicinando alla fine del tunnel pur avendo ancora una flebile coscienza del mondo reale che mi circondava. Mi sono svegliata che stavo BENISSIMO, tranne per il fatto che mi sentivo un po' stanca. Lui era al computer, con una maglietta ma senza i pantaloni." Cosa stai facendo?" gli ho chiesto tutta intontita.

"Mi sto masturbando," mi ha detto. "Vuoi prenderne un altro po'?" Dovevo andare in banca prima che chiudesse, quindi ho rifiutato e me ne sono andata a casa, eccitata ed euforica.

Il mefedrone viene anche chiamato M-Cat o Meow Meow. È un alcaloide estratto dalla pianta del khat ed è il principio attivo in molte delle droghe a cui comunemente viene affibbiata l'etichetta di "sali da bagno". Adesso lo so. In quel momento, però, mi fidavo abbastanza del mio ragazzo da prenderla senza sentire prima la necessità di informarmi su cosa fosse. 

Ma una volta arrivata a casa, ero terrorizzata. I bambini per strada sembravano piccoli mostri grotteschi. Le facce della gente mi apparivano come maschere carnevalesche. Mi sembrava di essere in un film. (Il mefedrone può causare allucinazioni, come avrei scoperto in seguito.) La mia coinquilina, che mi aveva visto strafatta una miriade di volte, si stava preparando per andare a lavoro. Mi ha chiesto cosa diavolo stessi facendo.

"STO ANDANDO IN BANCA!" credo di averle urlato addosso.

"Sono spaventatissima," mi ricordo di averle detto. "Tieni il telefono vicino a te. Non ho la più pallida idea di come farò ad andare e tornare." La banca era a 15 minuti di tram da casa mia. Ho pensato e ripensato a quello che avrei detto a quelli della banca per tutto il tragitto, sforzandomi di non digrignare i denti.

"Unghhhhh non posso credere di averlo fatto," mi lagnavo con lei, più tardi, a casa, cercando di mandare giù un po' di cereali. La mia coinquilina, fredda come il marmo nella sua pragmaticità, mi ha chiesto innanzitutto per quale motivo facessi queste cose. Il mio cervello non era ancora in piena forma, quindi credo di aver biascicato "per empatia". Era l'unica spiegazione che ero in grado di darle in quel momento, ma ripensandoci ora, devo dire che era comunque la verità. Volevo davvero fidarmi di qualcuno fino in fondo, e mi ero resa conto che non potevo farlo senza droga. Cosi ho continuato a ricascarci.

Il ragazzo mi diceva che era difficile da trovare, così ne comprava buste da duemila dollari alla volta. Diceva che non sapeva quando avrebbe potuto trovarne altra, ma non voleva dirmi dove la prendeva—non ho mai visto fare il misterioso in questo modo assurdo su dove prendesse la roba. Era sempre ben fornito quando ci vedevamo. Ci facevamo almeno la metà delle volte che eravamo insieme.

Ripensandoci, aveva un senso che non volesse dirmi nulla. Il mefedrone e tutti i suoi parenti chimici sono inseriti nella sezione "Anfetamina, sali di Anfetamina, sostanze derivate, isomeri e analoghi e sali dei derivati" della legislazione sui narcotici di molti paesi. 

Non me ne sono resa conto fino a molto tempo dopo che la mia storia con Monsieur Mefedrone era finita. Stavo cazzeggiando su Facebook mentre aspettavo di prendere un aereo, quando mi sono imbattuta nell'articolo di VICE su questa droga. Fottuti sali da bagno. L'MDMA potrà non essere la cosa più sana sulla faccia della Terra, ma non avrei mai preso sali da bagno per due mesi se lo avessi saputo. Non c'è da stupirsi che fossi scioccata.

Ogni volta che ne prendevamo insieme, lui mi dava delle capsule di 5-idrossitriptofano, pillole che possono essere trovate in tutte le farmacie come rimedio per la depressione. La mattina del mio venticinquesimo compleanno non avevamo più 5-idrossitriptofano. Non avevamo frullati. E non avevamo magnesio. Ero stravolta, e ho lentamente realizzato che c'era qualcosa che decisamente non andava in quella droga. L'MDMA non era mai stata troppo clemente con me, ma non mi aveva mai neanche ridotto in quello stato.

Non nego che la responsabilità di quello che ingerisco è tutta mia. Cioè, non lo nego ora. Ho cercato di addossare la colpa a lui per un sacco di tempo. La verità è che chi tiene veramente alla propria salute ha l'accortezza di informarsi bene prima di sperimentare una nuova droga. In parole povere: la mia passione per le emozioni forti travalica il mio istinto di autoconservazione. E la cosa avrebbe potuto benissimo rendermi dipendente dal mefedrone. Quindi sì, tutto quello che è accaduto era, ed è, solo colpa mia.

Ma d'altra parte, se tenete veramente a qualcuno, davvero vivete a cuor sereno il fargli ingerire tonnellate di mefedrone? Direi che in parte è anche vostra responsabilità, perché è vostra responsabilità non darmene, così come è mia responsabilità non prestare le mie narici alla cosa. Questa droga causa un senso di fiducia incondizionato, che somiglia pericolosamente, nella mente di chi lo prova, all'amore incondizionato.

Mi sto ancora sforzando di non dare la colpa a lui. Ripeto, è stato un mio errore...ma, comunque, c'è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui si è comportato. Alla fine, per me lui e la droga erano la stessa cosa. Gli ho scritto per dirgli che non volevo più vederlo. 

La morale di questa storia, nel caso non vi fosse chiara, è "state bene attenti a dove prendete l'MDMA". Oppure, ancora più facile, se non sapete cosa sia, lasciate stare.

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