Premiata ditta bigolo S.R.L.

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Premiata ditta bigolo S.R.L.

Falli doppi, tappabuchi, sgusciatori di ostriche, aste delle tende, cazzuole da giardino: gita alla più grande fabbrica europea di minacce per il maschio indifeso.
30.1.09

Succede a un sacco di uomini. Incontrate una bella ragazza e per qualche ragione misteriosa lei è attratta da voi. La conoscete, vi alternate nel ficcare a vicenda le vostre bocche in posti indicibili e imbarazzanti, stabilite i lati del letto. Poi un giorno, ecco che ricevete una secchiata d’acqua fredda: la vostra ragazza ha un oggetto dei desideri che le sta più a cuore di quanto non le stiate voi. Vibratori, falli doppi, l’amichetto per i momenti solitari della cosetta di vostra sorella, tappabuchi, sgusciatori di ostriche, aste delle tende, l’uovo per rammendare i calzini, martella-vongole, cazzuole da giardino, divaricatori—ce ne sono di svariate tipologie, con altrettante diciture assurde. E rappresentano tutti, indistintamente, una minaccia per il maschio indifeso. Così, in un sereno pomeriggio di inizio estate, ci siamo incamminati alla volta della più grande fabbrica di giocattoli erotici d’Europa e ce la siamo vista una volta per tutte con la più grande minaccia al pisello in carne e sangue da quando Abramo inventò la circoncisione.

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La Fun Factory è situata in una piccola striscia di terra vicino al fiume Weser a Brema, nel nord della Germania. Gli edifici si adagiano all’orizzonte, accanto a un magazzino di ricambi per auto e una cartiera, e sembrano una di quelle specie di fabbriche finte che fanno da sfondo nelle grandi produzioni cinematografiche. Ma se vi avvicinaste e spiaccicaste la faccia contro il vetro della porta principale, restereste colpiti da un fantastico muro di colori che non suggerisce neanche lontanamente un covo di viziosi. Piuttosto, l’immagine davanti ai vostri occhi vi ricorderà il set di Bim Bum Bam.

I vibratori, come le macchine e le barrette di cioccolato, vengono prodotti in catena di montaggio e gli operai che si impegnano nello stampare, massaggiare e pulire non sono quei fallofili sudati e smanettoni che uno si potrebbe immaginare. Sono tutti più o meno normali, come una comune mamma tedesca, magari una di quelle capaci di chiudere un occhio davanti agli attrezzi bondage di cui è disseminato il vostro soggiorno quando viene a farvi una visita a sorpresa.

Prendete Sabina, per esempio. Lavora nello stabilimento da cinque anni. Il suo vibratore preferito è il Dolly Dolphin, un modello tascabile ispirato al naso rotondo di Flipper. Dolly è a prova d’acqua, non è tossico (già, mamme!) ed è equipaggiato con un potente motore che lo fa sgroppare e tremare come se stesse cantando in una cover band dei Joy Division. Ma la produzione di questi aggeggi è una vera lezione di nonchalance. “Il nostro lavoro è un po’ come produrre penne,” dice Sabina con le mani immerse nell’acqua saponata mentre sfrega un ultimo lotto di amichetti della masturbazione. Giù per il corridoio, delle russe stanno stoicamente ficcando dentro un pacco anonimo quello che presto diventerà il migliore amico di una ragazza. È dura produrre cazzi finti—ma non è necessariamente triste.

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La fabbrica ha tanti dipendenti uomini quanti donne. Benni, che ha circa vent’anni, è uno dei più giovani. Quando è fuori Brema per rimorchiare, le persone che incontra pensano che la Fun Factory sia una discoteca. Quando spiega che in realtà è la genesi della gratificazione femminile, queste nuove amicizie tendono a eccitarsi un po’. Ma le credenziali che uno ha con un lavoro del genere possono aiutare a scopare? “Possono far nascere una conversazione, e se hai intenzione di fare del sesso con qualcuno innanzitutto devi parlarci. Quindi, per certi versi, sì, aiutano,” dice Benni. Mentre la catena di montaggio inizia a ostruirsi e lui si butta a capofitto su una pila di minuscoli membri di gomma nera, con imbarazzo ammette di avere un paio di questi aggeggi nel suo arsenale privato.

Gunther ha vent’anni più di Benni. Ha gli occhi blu del navigato cameraman porno e maneggia una lama attraverso il silicone in eccesso dei nuovi modelli, come se stesse sventrando un’aringa. “È solo un lavoro,” dice, “non mi imbarazza farlo.” Non gliel’avevamo chiesto.

Gunther divide la postazione di lavoro con Fritzy, una piccola donna color topo che arrossisce quando è spinta a parlare in inglese, ma che non batte ciglio se un carico di palline del piacere le arriva rotolando giù dalla catena di montaggio. Sta lavorando a un pacco di vibratori anali chiamati Stubbys, che hanno un’impugnatura di sicurezza alla base così che gli entusiasti del buco di dietro non se lo facciano risucchiare su per l’altro mondo. Ci dicono che avviene così spesso da renderla una preoccupazione legittima. “Vediamo sempre delle foto su internet,” dice Fritzy, le mani che spingono furiosamente i motorini dentro dei tubi scuri lunghi 18 centimetri. “Operazioni chirurgiche, vibratori coperti di sangue… Il muscolo anale è molto resistente. La gente non se ne rende conto.”

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Alla Fun Factory si producono all’incirca 400 rimpiazzi di fidanzati al giorno e si sfornano sex-toy per il mercato internazionale dal 1995. Nell’industria questo processo viene chiamato “cottura”: il silicone liquido viene versato dentro uno stampo, riscaldato, raffreddato e poi rimosso e assemblato.

Dirk, l’amministratore delegato della Fun Factory, ha fondato la società insieme alla sua prima moglie. Ora è single, ma sembra aver accettato il celibato con facilità. “La maggior parte delle ragazze che incontro conoscono l’azienda prima ancora di conoscere me,” dice, indossando una combo di maglietta e jeans con cui solo un amministratore delegato mitteleuropeo potrebbe uscirsene. Con nostro grande sgomento, aggiunge, “Alla fine qui l’atmosfera non è per niente sessuale. Abbiamo meno tabù degli altri, però a parte questo è un posto di lavoro perfettamente normale.”

Arriviamo direttamente al punto con Dirk: non è che i suoi prodotti fanno all’uomo quello che la lavastoviglie ha fatto ai guanti per lavare i piatti? “I vibratori sono tuoi amici, non nemici” dice Dirk. Ha lo stesso tono di voce che gli spacciatori adottano quando danno a un ragazzino di dieci anni la sua prima botta di eroina. “Quando vai a casa di una donna e trovi un grosso vibratore nel suo bagno, dovresti ricordarti che ti ha portato a casa sua perché vuole fare sesso con te. E se lei si trastulla da sola, è perché si vuole bene. È molto importante questo.”

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Quattrocento cazzi artificiali alimentati a pile al giorno, 150.000 all’anno, e ognuno con la capacità di dare la caccia al punto G come un maiale da tartufo. Non sorprende che la Fun Factory rivendichi la sua parte di orgasmi a colpo sicuro. L’arma segreta di Dirk è il gruppo di controllo della qualità: un perfetto team di 20 individui—14 donne e 6 uomini—fra i 20 e i 45 anni, che passano le loro giornate a casa in pigiama e ciabatte testando i prodotti Fun Factory. Al termine delle quattro settimane di prova, il gruppo presenta i suoi risultati, e il team di designer di Dirk decide se procedere spediti o consegnare il futuro esploratore del piacere al bidone del riprovaci-con-più-impegno. Alcuni prodotti che non hanno superato l’esame sono stati una linea di vibratori a forma di edifici famosi e un’altra che si ispirava ai coccodrilli. In un vibratore, la funzionalità è ovviamente l’aspetto più importante, ma la personalità non è da meno. La gente sviluppa un attaccamento affettivo verso i propri sex-toy e l’azienda riceve spesso lettere disperate di clienti in cerca di modelli fuori produzione. Le idiosincrasie, racconta Dirk, sono anche territoriali: i belgi amano l’arancione ma non il rosso; i francesi adorano il viola tenue ma non toccano il giallo; e gli americani, beh, gli americani non tengono gli occhi abbastanza aperti da potersi interessare al colore—comprano qualsiasi cosa a portata di mano.

“L’intero fulcro della vita è la riproduzione e questo dipende dalla sessualità,” dice Dirk mentre ci accompagna cortesemente alla porta. Il sole sta lentamente calando sulla vecchia città di Brema. “E ricordate,” ci avverte, “un dildo, o un vibratore, non è mai il rimpiazzo di un vero pene—è solo un’aggiunta.”

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Un’aggiunta. Mentre ce ne andiamo, la frase ci basta quel tanto per trattenerci dal tornare indietro, sbattere le porte di metallo e dare fuoco all’intera fabbrica. La sfrontata indifferenza della Fun Factory non aiuta le nostri questioni di insicurezza. Si sono resi conto che hanno vinto e ci stanno trattando con condiscendenza. E poi lo sappiamo che i vibratori non sono dei nemici naturali dell’uomo. Sono solamente un altro dei fastidiosi amici della vostra ragazza: sempre presenti, pronti a ricordarvi quanto poco valete, a ricordarvi costantemente quanto voi siate superflui. Proprio come l’ultimo ragazzo attaccato ad un pene—quello che usava prima che arrivaste voi.