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Milano è la New York tedesca

In Italia stanno spuntando grattacieli un po' ovunque. Difficile capire se c'è da essere contenti o meno.

Qualche tempo fa ho appeso nel salotto di casa questa stampa qui:

Lo volevo fare da tanto. È un’immagine tratta da Delirious New York, il libro che Rem Koolhaas scrisse negli anni Settanta prima di diventare l’archistar preferita di Prada e poi vincere il premio Pritzker. Ai tempi belli dell’università era il mio libro preferito: la mia copia è tutta sgualcita e sottolineata, ma va bene, non è del libro che voglio parlarvi. Voglio parlarvi semmai del soggetto di quella stampa. Che è una versione immaginaria di New York e dei suoi grattacieli.

A voi piacciono i grattacieli? A me sì, tanto. Non so spiegarvi perché. Koolhaas in Delirious New York ipotizza una vera e propria teoria psichedelica del grattacielo, o meglio, un “manifesto onirico del manhattanismo” le cui parole d’ordine sono concetti tipo “scisma verticale” e “lobotomia”: questa è se vogliamo la legittimazione intellettualmente spendibile di un fascino che a livello più viscerale si può tradurre nella sana, vecchia gara a chi ce l’ha più grosso. A tal proposito, forse non lo sapete ma c’è un sito, una community anzi, che si chiama skyscrapercity.com e che come è facile intuire dal nome è tutto dedicato giusto ai grattacieli. Non è una roba piccola: è un sito internazionale suddiviso in una miriade di forum locali, compreso quello italiano. Se ci andate troverete discussioni vibranti e accesissimi dibattiti su argomenti quali:

Il grattacielo più bello d’Italia

Le città italiane in futuro più “grattacielose”

Miglior Centro Direzionale Italiano?

E pure un “Diagramma italiano” che è appunto un diagramma dove trovate tutti i grattacieli attualmente esistenti o in cantiere in Italia, messi in successione dal più alto al più basso, con tanto di grafico. Poi sì, trovate anche discussioni come—chessò—“L’antenna Rai di Caltanissetta (283 m)”, e d’accordo, un'antenna proprio non può essere scambiata per un grattacielo, ma fa niente: quello che conta è che sia alta.

Vi avverto subito che Skyscrapercity non è semplicemente una community per talebani dell’highrise e gente ossessionata da chi ce l’ha più alto. Oddio, parliamoci chiaro: qualcuno si ricorda della polemica tutta milanese sul Bosco di Gioia? No? Va bene, ve la riassumo: a Milano c’era un’area verde chiamata per l’appunto Bosco di Gioia, che fu rasa al suolo per costruirci il nuovo grattacielo (161 metri) della Regione Lombardia. Gli abitanti della zona protestarono, e per qualche tempo fu guerra tra sostenitori del grattacielone e difensori del parco. Non c’è bisogno che vi spieghi da che parte stavano i forumer di Skscrapercity.


Bosco? Prrrrr!

Però ecco, bisogna ammettere che quel forum è pieno di gente informata. Gli architetti curiosamente sono pochi, ma se volete notizie fresche su roba tipo progetti urbanistici, nuove linee metropolitane, politiche urbane, piani regolatori e cose di questo tipo, vi conviene rivolgervi più al sito in questione che non a qualsiasi pagina locale di Repubblica o del Corriere (che anzi, a loro volta le informazioni le prendono spesso proprio dal suddetto forum). Per dire, su Skyscrapercity trovate anche gente tipo Massimiliano Tonelli, il direttore di Artribune ed ex direttore di Exibart. È particolarmente attivo sulla pagina locale di Roma, dove è famoso per aver ingaggiato lotte all’ultimo sangue con l’utente Bear110, a sua volta strenuo difensore della Città Eterna persino nei suoi aspetti più discutibili, ma anche infaticabile Don Chisciotte virtuale in lotta contro omofobia e razzismo (avrete capito che su Skyscrapercity si può passare con estrema facilità da disquisizioni sull’ultimo highrise firmato Libeskind ad articolate e coinvolgenti controversie politico-filosofiche: mica scherzi).

Ebbene, la comunità di Skyscrapercity da un po’ di tempo è in fermento. Perché se ancora non lo sapete, in Italia di grattacieli ne stanno spuntando un po’ ovunque. Attenzione: parlo di grattacieli quasi veri, dai 30-40 piani in su. Mica del “grattacielo di piazza Dalmazia” a Roma, così chiamato perché coi suoi svettanti nove piani domina sulle minute palazzine circostanti.

In Italia, in effetti, il concetto di grattacielo non ha mai goduto di grande fortuna: basta che si arrivi ai dieci piani che voilà, ecco Manhattan. Però qualche esempio ce l’abbiamo anche noi. Facciamo un po’ di storia, dai: il primo grattacielo a essere costruito in Italia fu a Genova, negli anni Trenta: è la famosissima (…) Torre Piacentini, un coso di 31 piani per 108 metri di altezza in stile littorio. Nel dopoguerra a dominare la scena fu il Pirellone a Milano, 127 metri, capolavoro immortale di Gio Ponti. A Roma negli stessi anni spuntarono i cosiddetti “grattacieli dell’Eur”, una roba in verità meno che modesta: il più famoso—il palazzo Eni—è più largo che alto e non arriva che a 22 piani, meno di un qualsiasi palazzo di periferia. A Napoli in pieno centro spuntò l’Ambassador's Palace Hotel, 100 metri su 33 piani. Poi più niente fino diciamo agli anni Ottanta, coi nuovi centri direzionali di Genova e Napoli. Il più alto è rimasto comunque, perlomeno fino a pochissimo tempo fa, proprio il Pirellone. Tanto è bastato ai milanesi, che per anni sono andati avanti a ripetere e mezzo mondo che “sapete com’è, Milano è un po’ la New York italiana.” Una volta ho sentito pure Simona Ventura che lo diceva in televisione.


Accidenti, sembra proprio di stare a Manhattan!

Fortunatamente per i milanesi, adesso un po’ a New York la città ci assomiglia per davvero. Ok dai, non esageriamo: diciamo che può giocarsela con, non so, Francoforte (“la New York tedesca”: secondo i tedeschi, ovviamente). Questo è lo skyline meneghino attuale, come immortalato su Flickr da tale Elevenitaly (la foto ovviamente l’ho rimediata dalla sezione milanese di skyscrapercity.com):


Frankfurt? Nein, Mailand!

In vista dell’Expo, la capitale lombarda ha ingaggiato una gara tutta in altezza contro… be’, non è chiaro contro chi, ma diciamo che se uno deve pensare a un simbolo il più possibile appariscente di modernità, il grattacielo rimane la scelta più ovvia. Non sempre è chiaro da chi saranno occupati questi milanskyscraper, o anche se è chiaro non è quello che importa: banalizzando la questione ai minimi termini, per l’utente-tipo di Skyscrapercity a contare semmai è la sensazione di svegliarsi una mattina e passeggiare per le strade coi giganti di cristallo che ti guardano dall’alto, fieri e spiccanti verso il cielo, leggiadri nonostante la stazza, un po’ misteriosi coi loro inconoscibili interni ma accoglienti come solo sa essere accogliente la metropoli. C’è della poesia, in tutto questo. E non è una poesia meno autorevole di quella tipicamente italiana dell’antico vicoletto con la piazzetta porticata e il campanile del dodicesimo secolo. 

Subito a ruota di Milano, altre città italiane hanno deciso che sì, a ottant’anni dall’inaugurazione dell’Empire State Building il futuro è verso l’alto. Le reazioni prevedibilmente oscillano tra l’entusiasmo aprioristico di Skyscrapercity e l’orrore di quasi tutti gli altri. A Torino i 188 metri della Torre San Paolo hanno fatto infuriare i devoti della Mole Antonelliana, da 150 anni la struttura più alta della città. A Venezia (o meglio, a Porto Marghera), l’idea di concepire una torre di 200 metri ha fatto gridare allo “sfregio al paesaggio e alla Costituzione”. In realtà si tratta di altezze più che contenute rispetto ai giganti esteri; senza arrivare ai 660 metri del Ping’an Finance Center di Shenzhen, per restare in Europa basta buttare un occhio al londinese Shard, 87 piani per 310 metri griffati Renzo Piano. La stessa torre Garibaldi di Milano, che sulla carta segna il record italiano, si ferma a “miseri” 231 metri, di cui però 81 sono di guglia: detto che in Europa, pure con la guglia, non va oltre la diciassettesima posizione, un commento tipico dell’utente medio di Skyscrapercity è: “bella, sì. Se solo fosse più alta...”. Le speranze della community italiana in realtà sono tutte per il cosiddetto Dritto di Isozaki, sempre a Milano: quando verrà costruito avrà 50 piani e si arresterà a 202 metri d’altezza: ma saranno 202 metri veri, pieni, senza trucchetti sporchi come guglie, antenne e pinnacoli vari.

Intanto, i progetti vanno avanti. Alcuni, bisogna dirlo, sono addirittura surreali. Ci crediate o no, sono arrivati a costruire un (quasi) grattacielo persino a Latina. Avete presente dov’è, Latina? Cos’è? Quanti abitanti fa? Ebbene, la nuovissima Torre Pontina è attualmente il terzo grattacielo più alto d’Italia. Volete vederla? Eccola qua:

A confronto delle eleganti linee dei grattacieli milanesi, questo affare di 37 piani per 151 metri d’altezza (antenna compresa) potrebbe aspirare a un premio speciale: non sarà il grattacielo più alto, ma è con tutta probabilità il più... brutto. Pare un condominio di Rio de Janeiro degli anni Ottanta. Ma anche lì, attenzione, la competizione è accesa. In effetti c’è una città di cui non abbiamo ancora parlato se non di sfuggita. Una città importante, direi. Abbastanza conosciuta, mettiamola così. Anche lei improvvisamente piegata al fascino del grattacielo, dopo decenni di resistenza più o meno passiva. Questa città è Roma.

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‘Naa Capitale di progetti per grattacieli se ne è visti a decine, perlomeno negli ultimi 15 anni. Tutti rimasti sulla carta. C’è una leggenda che vuole che a Roma, per un tacito patto col Vaticano, nessuna struttura debba superare i 133 metri della cupola di San Pietro: è una balla, e infatti la Torre Telecom (non un grattacielo ma una semplice torre di trasmissione) arriva da anni ai 178 metri. Solo che, sapete com’è, ai romani il grattacielo nun je piace: “mica stàmo in America” (anzi, a questo punto peggio ancora: “mica stàmo a Milano”). Immaginate lo sconforto degli utenti romani di Skyscrapercity: stanno nella città più grande d’Italia, la Capitale, la vetrina della nazione, e mentre il resto del mondo si dà battaglia a suon di record in altezza, da loro non si va oltre gli 80 metri del palazzo Eni all’Eur. 80 metri! Che è, una barzelletta? Che capitale occidentale è mai questa, senza manco uno skyscraper? Avete idea di quali complessi di inferiorità possa suscitare tale mancanza?

E invece, miracolo: quasi di soppiatto, quasi di nascosto, ecco che a Roma il grattacielo è arrivato. Anzi, meglio ancora: ne sono arrivati ben due! Intendiamoci: è poca cosa eh, roba di 35 piani, 150 metri a voler essere buoni (cioè calcolando l’antenna). I romani quasi non se ne sono accorti, perché i due palazzi in questione stanno piuttosto lontani dal centro e in posizione periferica pure rispetto al solito Eur, ma dalle parti di Skyscrapercity è poco meno che un evento. Finalmente anche noi! Roma come Manhattan, come Francoforte, come Milano!

Tutti felici quindi? Purtroppo per gli amici di Skyscrapercity, no. Dei due highrise romani, il primo è un inutile, anonimo blocco che pare concepito da uno studente al primo anno di ingegneria con qualche vaga pretesa sci-fi. Eccolo:


"Che sono quelle strisce bianche sulla sinistra?” “Boh, me piacevano”.

È comunque il più basso dei due. Non è manco un grattacielo dai, è solo un palazzotto per uffici con qualche piano in più rispetto alla media (romana). Il vero protagonista in effetti è l’altro, quello che gli sta accanto. Il palazzo più alto di Roma e anche l’edificio residenziale più alto d’Italia (non è vero, ma la stampa locale insiste e quindi facciamo finta anche noi che è così). Cari lettori, ecco il nuovo, scintillante, arditissimo grattacielo alla romana: si chiama Eurosky e l’ha progettato l’architetto Franco Purini.

La foto è stata scattata dall’utente Squadra Volante di Skyscrapercity, e un po’ all’Eurosky gli fa un favore: visto dal vivo, è ancora più... ecco, non so se dire “inquietante” o “buffo”. Nonostante i 150 metri dichiarati, è un palazzone grigio e tozzo, che incombe sugli incolpevoli frequentatori di un dirimpettaio centro commerciale, ed è talmente brutto (non trovo altri aggettivi) da suscitare uno strano, inconfessabile fascino. Ora, mettetevi nei panni dei forumer romani di Skyscrapercity: a Milano tirano su come nulla fosse torri dalle forme complesse e luccicanti, a Torino chiamano Fuksas e Piano, naa Capitale ecco che finalmente c’abbiamo anche noi un (quasi) grattacielo e poi toh, arriva ‘sto coso. È frustrante. C’è chi grida addirittura al complotto: la bruttezza dell’edificio sarebbe stata appositamente studiata per convincere una volta per tutte i romani che no, nella Città Eterna il grattacielo non s’ha da fare, teniamoci er Cuppolone e l’Altare della Patria e lasciamo ‘sti mostri agli americani (e ai milanesi). Diamogli un’altra occhiata, all’Eurosky; prendiamo per esempio il rendering originale:

La la mia sensazione in realtà è che questo Eurosky diventerà prima o poi uno dei simboli della città. È così palesemente alieno a tutto—all’epoca in cui è costruito, al dibattito architettonico contemporaneo, al concetto di grattacielo per come evolutosi da decenni a questa parte—che non gli si può che riconoscere una sua perversa, rigorosa e a conti fatti incomprensibile originalità. Di torri futuribili e contorte come quelle di Milano, arrivati a questo punto è pieno il mondo. Invece no, l’Eurosky ce l’abbiamo solo noi. Tiè! Certo, vallo a spiegare ai romani di Skyscrapercity: lo vorrebbero pure loro un modernissimo Diamantone, un sinuoso Palazzo Lombardia, un elegante Dritto. Ma ragazzi, perché? Perché omologarsi ai vanitosi esercizi di stile delle archistar? Lo dice pure Antonello Venditti, “Roma è Roma”, sono semmai gli altri che si devono adeguare a noi, chi se ne frega dello Shard, di City Life, è tutta roba da burini. Poi sì, c’è chi fa notare che insomma, a quanto pare l’Eurosky un precedente ce l’ha. Sta a Città del Messico ed è questo qui.

Ma non scherziamo. Va bene, ammettiamo pure che il confronto tra Eurosky e, non so, uno qualsiasi tra i nuovi grattacieli costruiti a Milano, a Londra, a New York possa risultare problematico, ma lo sappiamo tutti che l’Occidente è al collasso e che il futuro è a Est. Con l’Eurosky, Roma gliela fa vedere a tutti, in primo luogo ai thailandesi. Pensavano solo loro di averci questo capolavoro qui:

Ebbene, ci arriveremo anche noi.