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Perché abbiamo bisogno di più app come Scooterino

Per le città italiane una app di condivisione di passaggi in scooter potrebbe essere la trovata definitiva.
25.3.16
Immagine via scooterino

Se escludiamo Bla Bla Car, usato per lo più per gli spostamenti lunghi, le Smart fiammanti di Enjoy e qualche timido tentativo di car pooling comunale, nelle nostre città la condivisione ragionata di mezzi di trasporto sembra essere ancora un tabù. Se da un lato è vero che, in generale, la sharing economy necessita ancora di una regolamentazione a livello fiscale, e che rischia di mettere in crisi interi settori dell'economia—vedi la diatriba tra Uber e Taxi—è anche vero che, considerato lo stato del traffico e la pessima qualità dell'aria di molti centri urbani, avremo bisogno di più iniziative orientate alla condivisione di tragitti urbani. Scooterino è una di queste.

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Secondo gli ultimi dati forniti da Legambiente, su 90 città monitorate nel corso del 2015, 48 hanno superato il limite dei 35 giorni di sforamento consentiti di Pm10. Milano, Torino e Roma ma anche centri più piccoli come Frosinone, Pavia e Vicenza vivono avvolti per gran parte dell'anno da una nebbia di particolati dannosi per la salute. Rendere più affidabili i mezzi pubblici potrebbe essere una soluzione, costruire piste ciclabili in maniera sensata anche. Chiudere i centri alle auto per qualche giorno, invece, non è certo tra le opzioni più lungimiranti: c'è bisogno di una rivoluzione logistica più radicale e duratura.

Scooterino, per esempio, è una app di scooter pooling concettualmente molto semplice. Se ti trovi a Roma e hai bisogno di spostarti, ti permette di cercare degli scooter che vanno nella tua stessa direzione e di viaggiare insieme a uno dei conducenti iscritti alla community. Lo scooter arriva, il conducente ti fornisce il secondo casco—insieme a una cuffietta usa e getta per l'igiene dei capelli—ed è subito Vacanze Romane a tre euro fissi a corsa. La start up è stata lanciata sul mercato nel settembre 2015 e al momento è ancora in fase di test. Ok, le vecchie moto a due tempi inquinano più di un'auto, e agli occhi dello Stato la sharing economy è ancora quasi un mercato nero. Ma in una città come Roma, dove l'affidabilità dei mezzi pubblici è inversamente proporzionale all'obsolescenza degli autobus e alla trasparenza degli appalti, una soluzione del genere potrebbe essere la svolta.

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Per cercare di capire se e come la tecnologia possa arginare il problema del traffico, abbiamo contattato Oliver Page, il co-fondatore di Scooterino.

Motherboard: Come è nata l'idea di Scooterino?

Oliver Page: Un giorno ero a Roma e come al solito stavo aspettando l'autobus che non passava. Ho aspettato davvero un sacco di tempo. Mi chiedevo come fosse possibile che una città come Roma, una capitale europea, avesse un sistema di trasporti così poco efficiente. Mentre aspettavo, osservavo il traffico e vedevo che tutti gli scooter che mi passavano davanti avevano sempre una sola persona a bordo. Dall'insofferenza di questa attesa è nata l'idea di creare un modo semplice ed efficace per condividere i passaggi in scooter.

Io sono italoamericano, sono cresciuto a Roma ma ho girato molto, e ho vissuto in California per due anni proprio nel periodo in cui stava esplodendo la bolla della sharing economy. Ho visto il modo in cui stava stravolgendo l'economia, e la cosa mi ha affascinato. Allora ho deciso di tornare in Italia e di avviare la mia start up di scooter pooling.

Come è organizzata la community?

La community è formata da passeggeri e scooteristi. I passeggeri sono persone che hanno bisogno di muoversi in città, gli scooteristi, invece, sono persone che si sono iscritte tramite la app e che sono state selezionate dal nostro team con dei piccoli colloqui. Dopo aver effettuato delle verifiche (dalla sicurezza dello scooter alla validità dell'assicurazione) permettiamo loro di accedere alla sezione "scooteristi" della app. Ovviamente il conducente deve avere con sé due caschi. Noi, invece, forniamo le cuffie igieniche da mettere sotto il casco.

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Quindi è corretto dire che Scooterino è l'Uber degli scooter?

Non lo paragonerei tanto a Uber quanto a BlaBla Car, perché gli scooteristi pur essendo selezionati non offrono passaggi a scopo di lucro. È più che altro una forma di condivisione e un modo per ammortizzare le spese annuali dello scooter, ma non ci si guadagna. Nella nostra visione c'è la creazione di una città più vivibile e di un network di persone: a Roma il problema della mobilità è molto grave.

In Italia il clima permette l'uso dello scooter più o meno ovunque. Vi state espandendo in altre città?

In realtà subito poco dopo il lancio abbiamo ricevuto richieste da tutto il mondo. Asia, Sud America, Francia, Spagna, Portogallo… Al momento però vogliamo concentrarci su Roma. Di sicuro abbiamo intenzione di espanderci a tutte le più importanti città italiane, speriamo il più presto possibile.

È stato difficile iniziare, a livello economico?

Abbiamo ricevuto un primo finanziamento di 50.000 euro da Bic Lazio, un incubatore regionale per startup, e così siamo riusciti a sviluppare una prima versione della app che abbiamo lanciato sul mercato a settembre 2015. Al momento stiamo cercando di espanderci.

Gli scooteristi hanno invaso Roma! Con il codice Moovit, il tuo primo passaggio è gratis! Scooterino18 marzo 2016

Come definiresti la situazione imprenditoriale delle startup in in Italia?

Siamo davvero molto indietro rispetto ai paesi più avanzati del mondo. In Italia ci sono molte buone idee, ma manca il network, la community di imprenditori che investono. Il grosso problema sono i finanziamenti. Se iniziare è piuttosto facile, grazie ai tanti incubatori che aiutano a concretizzare i progetti e a realizzare i prototipi, scalare è difficilissimo.

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Se mancano gli investitori italiani perchè quelli esteri non si prendono il mercato?

Il mercato italiano è molto piccolo rispetto, per esempio, a quello americano. Quello europeo invece è ostico, perché ogni paese ha la sua identità e le sue leggi. Negli USA le opportunità sono molto più grandi, perché da una parte all'altra del paese le persone hanno più o meno le stesse esigenze e quindi le aziende hanno modo di espandersi. Il mercato europeo invece spaventa gli investitori proprio perché allargarsi è rischioso.

La questione, comunque è anche politica: qui ho riscontrato una certa chiusura economica. Vedi il caso di Uberpop che è stata condannata su vari mercati europei, mentre in America è stata accettata immediatamente.

Be' BlaBla Car in Europa ce l'ha fatta…

Loro sì, ma esistono da dieci anni e sono una delle dieci start up europee più riuscite. Un caso eccezionale.

Però, se non altro, hanno dettato un trend.

Certo. La nostra idea, come la loro, è basata sulla condivisione di asset che non sono utilizzati abbastanza efficacemente. Se sullo scooter hai un posto libero che può essere utilizzato in maniera sicura per coprire delle spese, perché non farlo?