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Come Uber sta cambiando lo spaccio di droga

Se le tecnologie possono essere per fare cose buone e cattive, l'Uberizzazione del mondo ha colpito anche il mondo dello spaccio.
8.6.16

Erik* faceva il driver da oltre un anno, quando è successo. Fino a quel momento quasi ogni viaggio registrato da Erik era da un punto all'altro della città, con qualche, raro, passeggero sceso per strada. Ma quella notte del 2015 è stata molto diversa.

È iniziata come una qualsiasi notte alla guida per le strade di Schertz, in Texas, una piccola città a 35 chilometri da San Antonio. Erik è arrivato a una casa, il passeggero è salito a bordo e si sono allontanati. Il passegero, però, ha chiesto di fermarsi a un paio di stazioni di rifornimento, prima di arrivare a destinazione in un motel di San Antonio. A ogni sosta la stessa routine: senza neanche andare alla cassa, il passeggero si incontrava brevemente con un impiegato e poi tornava alla vettura di Erik. Il passeggero è rimasto in ogni stazione per meno di un minuto, stando alla testimonianza di Erik, e non sembrava aver mai fatto acquisti significativi.

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Per il resto il passeggero si è comportato "normalmente" per tutto il viaggio, mi ha detto Erik. "Ho provato a fare quattro chiacchiere, ma non sembrava molto interessato a discutere."

"In passato ho fatto uso di cannabis," ha aggiunto Erik, "e quando sapevo di averne in macchina prendevo le debite precauzioni. So anche riconoscere lo spaccio, però." E in fatti ha riconosciuto quel particolare viaggio per "quello che era," ha ammesso Erik.

Ovviamente non c'è modo di essere certi che il viaggio fosse effettivamente una serie di smazzi. Ma se è vero che ogni tecnologie—e Uber si fregia di essere un'azienda tecnologia, dopotutto—può essere sempre adoperata per il bene o il male, allora la cosidetta Uberizzazione delle cose ora include lo spaccio di stupefacenti.

Quante persone lo facciano davvero è un'altra questione. Negli Stati Uniti esiste solamente una manciata di casi documentati di spaccio legato a Uber, tutti sulle coste. Se non è già pervasivo, è possibile che il fenomeno si intensifichi?

Potenzialmente sì.

"Abbiamo un mercato enorme che richiede strumenti extralegali per la consegna e un vasto network di driver indipendenti, un metodo ideale per coprire le proprie attività criminali," ha detto Josh Klein, un esperto di tecnologia che si occupa di commercio, economie sommerse, mercato nero e Big Data.

Che potrebbe essere il motivo per cui Uber People, un forum online popolare tra gli autisti, è pieno di aneddoti coloriti circa le proprie esperienze con passeggeri che hanno usato l'app—ormai attiva in più di 200 città degli Stati Uniti e valutata circa 62 miliardi di dollari—per smazzare droga.

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"Il proibizionismo non ha funzionato neanche con il liquore," mi ha detto Klein. "Non mi è proprio chiaro perché dovremmo sorprenderci di scoprire che alcune piattaforme tecnicamente sofisticata per servizi del genere che sfruttano i Big Data e una rete distribuita di fornitori funzionino bene quando si tratta di risolvere un problema molto simile, come quello della distribuzione della droga."

O, come ha scritto un driver UberX di stanza a Boston in un thread su Uber People intitolato "Passeggeri matti": "prostitute, papponi e specciatori hanno usato i taxi per 400 anni, è così sorprendenti usino Uber?"

Cody Jens (a sinistra) e Luke Karasiuk (a destra) sono stati arrestati fuori Los Angeles lo scorso anno, con l'accusa di usare Uber per vendere droga. Foto presa dall'Ufficio dello sceriffo di Ventura.

È quello che è accaduto nel gennaio del 2015, quando la polizia di THousand Oaks, California, circa 60 chilometri a ovest di Los Angeles ha fermato un veicolo di Uber per un'infrazione al codice della strada. Si è trattato a tutti gli effetti di un'operazione di routine fino a quando i due passeggeri, entrambi maschi bianchi sui venti anni, sono stati trovati con 2000 dollari e oltre 100 grammi di olio di hashis, una forma concentrata di cannabis particolarmente potente.

I ragazzi hanno raccontato alle autorità come intendessero vendere l'olio usando Uber per raggiungere il luogo d'incontro, ha riportato il Los Angeles Times. (l'autista non aveva idea che i suoi passeggeri non solo trasportassero droga, ma pianificassero di venderla.) Dopo essere stati arrestati con l'accusa di possesso di sostanze proibite, i passeggeri si sono dichiarati colpevoli e sono stati messi in libertà vigilata, stando al sargente Victor Fazio del dipartimento dello sceriffo di Ventura, che ha supervisionato le indagini. Fazio ha aggiunto che il guidatore non è stato coinvolto in quanto si è limitato a trasportare i due spacciatori senza conoscere le loro intenzioni e non poteva quindi essere ritenuto complice.

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Fazio ha dichiarato che il traffico di stupefacenti facilitato da servizi come Uber sarebbe un "fenomeno interessante", anche se non particolarmente diffuso. "Abbiamo fermato droga su bus, aerei, taxi e anche biciclette," mi ha detto. "Gli spacciatori usranno qualsiasi mezzo per trasportare le sostanze dal punto A al punto B, quindi Uber o Lyft sono perfetti per lo scopo."

"Gli spacciatori usranno qualsiasi mezzo per trasportare le sostanze dal punto A al punto B, quindi Uber o Lyft sono perfetti per lo scopo."

Uber si è rifiutata di rispondere alle mie domande circa il trattamento dei dati personali e delle informazioni sulle tratte dei sospettati di spaccio; se quei dati sono mai stati usati per identificare potenziali zone di spaccio e aumentare artificialmente i prezzi per quelle tratte; se l'azienda denuncia i sospettati; se l'azienda ha informazioni certe sui precedenti casi di autisti che hanno volenti o nolenti favorito lo spaccio e se gli autisti ricevano o meno istruzioni su come comportarsi in situazioni di questo tipo e come.

In una dichiarazione scritta, un rappresentate di Uber mi ha risposto, "ci impegniamo perché Uber sia sicuro tanto per i conducenti quanto per i clienti e proprio per questo abbiamo un team di ex appartenenti alle forze dell'ordine e investigatori che lavorano alacremente per collaborare con la giustizia nel perseguire le attività criminali legate alla nostra piattaforma quando viene presentata una legittima richiesta di informazioni."

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Non è chiaro se questi clienti Uber stessero spacciando o comprando droga.

Da un punto di vista legali i passeggeri che hanno droga con sé durante un tragitto con Uber non sono uguali a quelli che spacciano (o provano a farlo). Un conto è il possesso di stupefacenti, un altro, e ben più grave, il possesso con l'intenzione di vendere le sostanze. Uber non è a conoscenza di alcun arresto per spaccio collegato all'uso dei suoi servizi e non sospetta alcuna attività su vasta scala a riguardo.

Ma in realtà esistono alcuni precedenti, che il fenomeno sia diffuso o meno.

Negli ultimi quattro anni ci sono stati almeno quattro crimini collegati allo spaccio e Uber, incluso quello di Ventura. E non tutti legati all'erba—tre di questi quattro casi riguardavano carichi di narcotici.

Nel Gennaio di questo anno, uno spacciatore è stato fermato mentre trasportava diversi chilogrammi di heroina in un complesso di appartamenti di lusso a sud-est di Baltimora. La DEA (Drug Enforcement Administration) crede abbia spacciato tra i 10 e i 20 chilogrammi, a parte dalla fine del 2015. È stato fermato, si diceva, mentre utilizzava Uber.

*

E non si tratta unicamente di passeggeri. Nell'ottobre del 2015, un uomo di Boston arrestato con accuse di traffico di eroina ha dichiarato di lavorare per Uber. È stato fermato per aver bruciato uno stop. La polizia ha rinvenuto oltre un chilogrammo di eroina nella sua Subaru. Pochi mesi prima, nell'Agosto dello stesso anno, un autista di Uber di Glendale, California, è stato arrestato con l'accusa di traffico di stupefacenti. Le autorità hanno dichiatato che l'uomo guidava per Uber già da da due anni quando hanno fermato il suo carico di stupefacenti che includeva MDMA, cocaina, psilocibina e metamfetamine, ma anche fucili, pistole e circa 20.000 dollari in contanti.

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Qui a New York City, dove si sono registrate circa 19 milioni di corse Uber tra l'aprile 2014 e il giugno 2015, l'autista José del Rosario Fernández è stato recentemente arrestato con l'accusa di aver trasportato grossi quantitativi di eroina mentre dava passaggi per la città nella sua Toyota Highlander, registrata a suo nome e usata come veicolo Uber. Fernández è stato arrestato, rilasciato dietro il pagamento di una cauzione di 10.000 dollari e attualmente deve affronta numerose accuse, inclusa associazione a delinquere e possesso di sostanze controllate. Purtroppo non siamo riusciti a contattare Patrick Brackley, l'avvocato di Fernández.

Kati Cornell, incaricato dei rapporti con il pubblico dell'ufficio del procuratore speciale di New York per i crimini legati alla droga, che si sta occupando del caso Fernández, non era al corrente di nessun altro crimini con sospettati che lavorano come autisti per Uber o Lyft. Per contrasto, però, "capita frequentamente di perseguire autisti professionisti per crimini legati al traffico di stupefacenti," ha dichiarato Cornell. "Non è niente di nuovo."

Ha aggiunto, però, che il suo ufficio non raccoglie dati sulla frequenza di questi casi. In altre parole, non sappiamo se i taxi tradizionali (almeno per quanto riguarda New York) siano un mezzo privilegiato rispetto ai servizi di ridesharing nel traffico di droga.

Di sicuro il trasporto di droga via Uber è una realtà—a New York come altrove. E bisognerebbe chiedersi seriamente perché un servizio come Uber sia attraente per qualsiasi intraprendente spacciatore cerchi di minimazzare le sue probabilità di essere colto in flagranza di reato.

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"Questi servizi danno la possibilità agli spacciatori di ridurre il rischio d'investimento a scapito di parte dei profitti," mi ha detto Erik. "È una decisione sociale, per quanto socialmente dannosa. Una decisione molto capitalista che trasferisce i costi sugli altri, senza rinunciare ai guadagni."

Foto: Shutterstock

Una corsa notturna come quella del 2015, il passeggero che chiedeva di fermarsi a tutte quelle stazioni di rifornimento prima di farsi lasciare a un motel, non è più ricapitata a Erik, ma questo non sembra averlo rassicurato.

Come contractor di Uber, Erik è il proprietario della macchina che usa quando lavora per l'azienda. Proprio per questo si è preoccupato di essere coinvolto in quanto complice del passeggero, che fosse informato o meno sulle sue attività. Il terrore ha accompagnato Erik per tutto il tragitto da Schertz a San Antonio.

"Ero spaventato dalle possibili conseguenze legali," mi ha confessato. Improvvisamente ha capito il rischio a cui andava incontro: stavano nascondendo droga nella sua vettura.

Erik ha mantenuto attivo il suo profilo Uber, ma non ha più guidato nell'ultimo anno. Forse un giorno riprenderà a farlo, ma ora conosce bene i rischi.

"Lo spaccio continuerà sempre," ha detto. "Servizi come Uber non fanno altro che permettere alle persone di prendersi dei rischi che non sanno di prendersi."

*Non il nome reale.

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