Fino a pochi anni fa, gli occidentali interessati a viaggi di turismo sessuale dovevano essere quantomeno disposti a spostarsi fisicamente dall'altra parte del mondo. Partendo dai paesi del 'primo mondo', le mete più ambite erano le Filippine, la Thailandia o uno dei tanti paesi nei quali la prostituzione minorile, pur essendo proibita per legge, rimane comunque molto diffusa. Oggi, grazie alla diffusione capillare delle webcam, è nato un nuovo modello di turismo sessuale online che unisce caratteristiche proprie della prostituzione minorile e della pedopornografia. "Il numero di connessioni a internet nei paesi emergenti è in crescita e l'accesso alla rete sta arrivando anche nelle aree rurali dei paesi poveri del Sud est asiatico", spiega Hans Guijt, responsabile della campagna Sweetie di Terre des hommes (Tdh) Paesi Bassi, la sezione olandese della Ong che da 50 anni si occupa di diritti dell'infanzia.
Secondo i dati di Tdh il turismo sessuale su webcam, con la creazione di un mercato di spettacoli trasmessi e pagati attraverso internet, sta vedendo in questi anni una crescita esponenziale. Per i predatori sessuali procurarsi materiale pedopornografico è sempre più economico, veloce e sicuro. Per chi sa come muoversi bastano pochi minuti per trovare un bambino o una bambina su una chat pubblica, mentre per vedere uno spettacolo trasmesso dall'altra parte del mondo i costi oscillano tra i 10 e i 100 dollari. Inoltre questa forma di turismo sessuale, pur escludendo qualsiasi forma di contatto fisico, non costituisce assolutamente un miglioramento dal punto di vista delle vittime.
Secondo i dati di Terre des hommes, che tra le sue attività ha anche una forte presenza sul campo in diversi paesi interessati dal fenomeno, la mancanza di contatto fisico non riduce la gravità del danno psicologico subìto dai bambini. Inoltre, l'opinione diffusa che questa forma di prostituzione sia meno dannosa per i bambini perché si svolge in modalità virtuale potrebbe spingere sempre più genitori in difficoltà economiche a far prostituire i figli.
Lo scorso anno in Olanda quattro ricercatori di Terre des hommes hanno identificato circa mille pedofili in due mesi e mezzo di lavoro. Il tutto senza violare nessuna legge sulla privacy: si sono iscritti in chat pubbliche fingendosi bambini asiatici con nick tipo "10 f philippines" (femmina, 10 anni, Filippine). Una volta entrati in chat, i ricercatori sono stati letteralmente subissati di richieste.
I pedofili, sentendosi al sicuro dietro al nome fittizio usato in chat, hanno poco alla volta svelato ai ricercatori tutti i dettagli necessari alla loro identificazione. Indirizzi mail, profili social, nomi utente di Skype: tutti dati pubblici, ma contenenti informazioni utili per rintracciarli. Dopo essersi accertati che le persone che li contattavano fossero davvero disposte a pagare per lo spettacolo porno di un bambino di età prepuberale, i ricercatori "chiudevano la comunicazione, verificavano i dati e li dividevano per nazionalità, per poi inviarli alle forze di polizia dei paesi di provenienza dei pedofili", spiega Hans.
Certo, fingere di essere bambini filippini per turni lunghi ore e passare giornate intere a parlare in chat con dei pedofili non è affatto semplice, né divertente. A dire la verità i ricercatori erano in buona compagnia: ad aiutarli c'era la bambina virtuale Sweetie, un modello grafico 3D di altissima qualità che raffigura una bambina di 10 anni filippina. Sweetie veniva utilizzata per guadagnare la fiducia dei predatori più diffidenti, quelli volevano accertarsi fin da subito dell'identità dell'interlocutore. Oltre all'aspetto estremamente realistico, i movimenti di Sweetie, ricreati con la tecnica del motion capture, imitano alla perfezione quelli di una persona che comunica in chat. "Nessuno degli uomini incontrati online si è mai accorto di non essere davanti a un essere umano", spiega Hans.
E ora inizia la parte difficile: convincere i governi a fare la loro parte. "Colpire il lato della domanda è importante, ma quel che serve è un cambio delle tecniche di polizia a livello mondiale," chiarisce Hans. Ogni paese ha le sue regole, e non tutti consentono indagini "sotto copertura" come quella del team di Sweetie. Per questo la Ong ha proposto una petizione che ha già superato il mezzo milione di firme, e ha preparato un kit, riservato unicamente alle forze di polizia, con il quale istruire gli investigatori su come scovare i turisti sessuali su webcam.
La campagna di comunicazione di Terres des hommes ha richiamato l'attenzione del pubblico sul tema e a giugno è stata anche premiata a Cannes con dodici Leoni d'oro e il 'Grand Prix for good'. Inoltre, in seguito alle loro segnalazioni sono partiti i primi arresti: in Australia, in Polonia e negli Stati Uniti.