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La pirateria online fa bene solo alle grandi hit

In pratica a guadagnarci sono soprattutto le case discografiche.
3.1.14
Gli Iron Maiden hanno fatto notizia per aver monitorato BitTorrent e programmare il loro tour di conseguenza. In realtà non è vero, ma teoricamente potrebbe esserlo. Immagine via Flickr/Adels

La scorsa settimana, il blog di tecnologia CiteWorld ha scritto che il gruppo metal degli anni Ottanta Iron Maiden, in un suggestivo slancio di apertura verso le nuove tecnologie, stava seguendo le metriche di BitTorrent per individuare dove i loro fan stessero scaricando musica in modo illecito e fissare le date del tour di conseguenza. L'idea di un gruppo metal a caccia dei suoi più grandi fan pirata e il confezionamento di concerti fatti apposta per loro era una storia da paura, e così la notizia è stato condivisa e diffusa attraverso la macchina fenomenale degli hype.

Alla fine, TechCrunch ha sottolineato che il monitoraggio della rete di file sharing da parte degli Iron Maiden era una bufala. Ma il punto della storia è un altro: la band potrebbe davvero sfruttare i dati di download illeciti per aumentare i profitti del loro tour. Questo tipo di approccio creativo votato ad abbracciare l'ecosistema della musica digitale è fattibile, e il caso degli Iron Maiden è finito con il rafforzare l'idea sempre più diffusa che la pirateria online possa offrire effettivamente alcuni vantaggi ai musicisti.

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Ora, una nuova ricerca della Tulane University sfata ancora una volta la tanto propagandata affermazione secondo cui i download illeciti stiano distruggendo il mondo della musica, e riesce addirittura a fare un ulteriore passo avanti. Uno studio condotto dal docente di diritto Glynn Lunney e portato alla luce da TorrentFreak ha rivelato che, contrariamente all'opinione pubblica (leggi: industria discografica), il file-sharing può promuovere la creazione di nuova musica, piuttosto che ostacolarla.

Analizzando la top 50 delle canzoni nella Billboard Hot 100 dal 1985 al 2013, Lunney ha scoperto che nell'era della pirateria musicale c'è stato, purtroppo, meno materiale prodotto da nuovi artisti. Tuttavia, gli artisti già esistenti hanno scritto più canzoni di successo rispetto all'era pre-Napster—abbastanza da compensare la mancanza di nuovi nomi in cima alla classifica. Partendo da questi presupposti, lo studio conclude che il risultato netto ha prodotto una crescita complessiva del panorama musicale.

"Poiché il secondo effetto marginale ha superato il primo, nel complesso la condivisione di file, anche supponendo che abbia causato il calo delle vendite di dischi, ha portato alla creazione di un numero maggiore di canzoni di successo," afferma lo studio. Il che suggerisce che, ironia della sorte, la cosiddetta pirateria sta promuovendo esattamente ciò che le leggi sul copyright intendono proteggere: la creazione e la diffusione di nuove opere artistiche.

Numero medio di successi tra il 1985-2013, via Tulane University

Sono la prima a sostenere che il nuovo paradigma del consumo di musica non andrà da nessuna parte ed è giunto il momento che le major e i legislatori se ne facciano una ragione. Ma l'idea che i download illeciti contribuiscano direttamente alla produzione di nuova musica deve essere presa con le molle—soprattutto perché, secondo lo studi, il motivo principale per cui gli artisti attuali sono sempre più prolifici è perché stanno facendo sempre meno soldi per ogni singola hit. Senza tralasciare il fatto che questa tendenza sconcertante vale soprattutto per artisti emergenti e indipendenti, egualmente dissuasi dal cercare di entrare a fare parte del business per lo stesso identico motivo.

Eppure, l'idea che l'industria musicale sia diventata più forte da quando si è diffusa la pirateria online sta guadagnando terreno. Questo concetto controindicavo è stato recentemente supportato da uno studio della London School of Economics che ha scoperto che, anche se le vendite di dischi sono crollate dal 1998, l'anno dell'avvento di Napster, il totale dei ricavi dell'industria musicale è cresciuto. I musicisti stanno facendo più soldi dai tour e le entrate derivate dalla musica digitale dilagano.

Via London School of Economics

Da parte sua, lo studio della Tulane potrebbe essere una buona notizia per l'industria discografica più che per chiunque altro, poiché la maggior parte dei nomi elencati nella Billboard sono rappresentati da grandi etichette. E anche se la connessione di Lunney tra file-sharing e Billboard colpisce non è affatto un risultato sconvolgente. Possiamo aggiungerlo al mucchio di studi che accendono la speranza per un futuro in cui il business della musica potrà andare a braccetto con la “pirateria” e i buoni incassi.

@ meghanneal