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Le riviste scientifiche hanno scoperto la droga dei social network

I servizi di social analytics hanno sconvolto le loro esistenze.
13 dicembre 2013, 9:07am

Foto: Altmetrics

La ricerca scientifica è diventata social. Un'agenzia che si occupa di analisi online ha stilato una lista delle 100 ricerche accademiche più condivise sui social quest'anno. Un chiaro segnale del fatto che le pubblicazioni scientifiche si uniranno presto alle folte schiere dei drogati di analytics.

Gli autori della classifica, la United Kingdom’s Altmetric, ha dichiarato che i loro strumenti misurano i like di Facebook e gli share su Google+ che rimandano direttamente all'articolo stesso—non le notizie che riprendono lo studio. L'azienda dice che questo può aiutare i ricercatori a “dimostrare che l'impatto dei loro studi, libri e raccolte di dati va oltre le semplici citazioni.”

I social media e la “viralità” su internet hanno profondamente modificato il modo in cui funzionano i media giornalistici. Può succedere la stessa cosa per le pubblicazioni accademiche? Difficile a dirsi, ma i primi indizi suggeriscono che potrebbe essere così.

La lista è un mix di studi scientifici di diverso tipo. Ci sono quelli su argomenti ad alto impatto mediatico (per esempio l'avvelenamento dei pesci di Fukushima in seguito al disastro nucleare, le interfacce cervello-cervello, le scoperte di antichi reperti fossili umani). Poi quelli di scienza e benessere (i benefici cardiovascolari della dieta mediterranea, il ruolo dell'esercizio fisico nella mortalità prematura) e le curiosità (studi sul sudoku, sui nuggets di pollo, sull'universalità della parola “huh”). Infine quelle ricerche che sembrano fatte apposta per la condivisione sui social (l'uso di Facebook fa presagire un declino del benessere, la povertà influisce sulle funzioni cognitive).

Perfino gli articoli più popolari del 2013 secondo i calcoli di Altmetric sono stati condivisi circa 2.000 volte sui social. Quello su Fukushima, che si piazza al primo posto, è stato twittato solo 8.300 volte, un numero che impallidisce anche a confronto delle notizie meno popolari su internet.

L'impatto di una pubblicazione su una rivista scientifica per tradizione viene misurato in base al numero di volte in cui questa viene citata in altri articoli— indicato come H-index. Quelli che riguardano una scoperta fondamentale possono essere misurati rispetto all'effetto tangibile che hanno avuto in medicina o sulle politiche della ricerca, ma anche rispetto a quanto hanno influenzate le credenze scientifiche ritenute comunemente valide.

L'impatto delle notizie può essere misurato più o meno allo stesso modo—un politico è stato costretto a dimettersi, un caso di corruzione è stato reso pubblico, hanno favorito maggiore consapevolezza su un dato argomento. Questi principi sono ancora importanti per il prestigio: gli articoli più importanti vengono letti da un mucchio di gente, ma i premi e l'impatto mediatico spesso valgono poco quando si tratta di profitti. Può valere lo stesso per le riviste scientifiche?

Ci sono prove che tutto il settore stia cominciando ad affidarsi sempre più ai social media per far circolare le ricerche. In ottobre, il British Medical Journal (BMJ), una delle più importanti riviste mediche del mondo, ha annunciato che d'ora in poi metterà le informazioni di Altmetric a fianco di ogni articolo pubblicato online.

“In seguito al crescente uso erudito di Twitter, Facebook e Mendeley, è necessario analizzare l'influenza della cultura sul social web creando dei nuovi filtri,” ha dichiarato sul sito della rivista Claire Bower, manager del settore comunicazione digitale. “Come autore, puoi misurare l'impatto della tua ricerca su internet, mentre come lettore, hai a disposizione uno strumento rapido e intuitivo per vedere quali articoli ricevono più attenzione.”

Come sa chi si occupa di giornalismo, non tutti gli articoli virali sono in realtà ben documentati, importanti o veritieri. Ma quando qualcosa cattura l'attenzione dei social, spesso non c'è niente e nessuno che possa fermarlo.

Gli articoli sulle riviste scientifiche, d'altro canto, spesso non sono facili da condividere online. In genere sono troppo lunghi e difficili da capire per chi non è del settore. Non è chiaro se ci sarà mai un articolo scientifico realmente virale, o se il privilegio rimarrà nelle mani delle notizie che riprendono quello stesso studio.

In ogni caso, è qualcosa su cui Altmetric sta lavorando e che molte riviste scientifiche stanno già considerando. Questo mese, la rivista Nature ha annunciato di aver avviato una collaborazione con /r/science su Reddit, per discutere i loro articoli sui forum subreddit. Reddit ha avuto una grande influenza sulla condivisione dei contenuti delle riviste scientifiche sui social, perché i responsabili vogliono che gli utenti mettano i link direttamente all'articolo—o perlomeno alle news che lo citano direttamente.

Ho chiesto a John Bohannon, reporter di Science e autore di un pungente articolo su quanto sia facile pubblicare uno studio fasullo sui giornali open-access, se i social media abbiano il potere di modificare il modo in cui operano gli scienziati e le riviste scientifiche.

“La risposta è un gigantesco SÌ, e sta già succedendo,” mi ha detto Bohannon. “Da reporter di scienza posso dire che gli editor passano gran parte del loro tempo a controllare i social media. Il semplice fatto che un articolo o una storia ottengono grande attenzione sui social è sufficiente perché venga ripreso dalle agenzie di stampa. È un modo davvero utile per misurare l'interesse del pubblico.”

Ma, come ho detto prima, le notizie di nuove scoperte scientifiche si diffondono tramite gli articoli che parlano indirettamente di quelle scoperte, non grazie alla pubblicazione degli studi accademici. Jean Liu, responsabile dati per Altmetric, dichiara che l'azienda sta lavorando per allargare il suo “punteggio” in modo da includere gl articoli che citano un studio specifico.

“Quando qualcuno cita una notizia che si rifà a uno studio, noi la chiamiamo una ‘citazione di secondo grado.’ Al momento, Altmetric conteggia solo i riferimenti diretti all'articolo sulla rivista,” dichiara Liu. “Per noi è impossibile—per ora—raccogliere tutte le possibili citazioni di secondo grado, ma di certo è qualcosa a cui stiamo lavorando.”

Resta da vedere se, come già fanno molti media, le riviste scientifiche cominceranno a valutare il successo dei loro articoli in base a quanto il pubblico li legge. Diversamente dalla maggior parte dei siti di news, molte riviste accademiche minori non sono finanziate dalla pubblicità. Ma le riviste più importanti come Science, Nature e Cell lo sono eccome. Inoltre non può essere che un vantaggio se il tuo studio è il più chiacchierato del momento. Chi lo sa se gli strumenti social come Altmetric convinceranno le maggiori riviste a pubblicare articoli che valorizzano lo stile invece della sostanza. Ma il conteggio di visualizzazioni di pagina e like su Facebook sono come una droga, e alcuni giornali si stanno già infognando in acque pericolose.