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"C’è voluto poco per capire che non funzionava" – Studenti parlano dell'alternanza scuola-lavoro

Tra entusiasmo, polemiche e lacune organizzative, abbiamo cercato di capire come funziona la misura cardine della Buona Scuola di Renzi.

di Flavia Guidi
15 marzo 2017, 10:18am

Circa due anni fa, Matteo Renzi lanciava una delle iniziative cardine del suo mandato, ovvero la Buona Scuola—quella del video dove, con lavagna e gessetti, spiegava per punti la riforma con cui puntava a "scrivere insieme una pagina nuova."

Il primo punto, "la cosa più urgente", era l'alternanza scuola-lavoro, che seguendo il modello di paesi come Svizzera, Austria e Germania aveva l'obiettivo di diminuire la disoccupazione giovanile creando un collegamento tra mondo della scuola e mondo lavorativo.

Ad oggi, l'alternanza scuola-lavoro consiste in questo: 400 ore negli istituti tecnici e 200 nei licei da spalmare nell'arco degli ultimi tre anni di scuola, in cui tramite un accordo con imprese, enti pubblici e dispositivi privati gli studenti svolgono un percorso di formazione lavorativa.  

Eppure, nonostante la narrativa vincente che i ministri continuano a usare nei suoi confronti, nei fatti l'alternanza scuola-lavoro ha evidenziato fin da subito diverse contraddizioni, finendo ripetutamente al centro di polemiche e critiche. Il primo problema che emerge riguarda la differenza tra nord e sud e la difficoltà nell'implementare il programma. Sebbene questo sia infatti obbligatorio per tutti gli studenti dal 2016, i dati riguardo quell'anno mostrano che solo poco più di un ragazzo su tre ha svolto la formazione (circa il 60 percento degli studenti nei professionali e 20 percento nei licei, con percentuali molto più basse nel meridione).

Pure quando implementata, inoltre, l'alternanza presenta diverse criticità. Già l'anno scorso, infatti, l'Unione degli Studenti aveva denunciato la poca attinenza del lavoro svolto con il programma di studi, oltre che la mancanza totale di tutele, e invitato gli studenti a denunciare gli esempi negativi.

Le polemiche erano emerse di nuovo quando lo scorso ottobre il Ministero dell'Istruzione aveva siglato un accordo con 16 aziende, tra cui compariva anche McDonald's.

Le ultime critiche risalgono poi a qualche giorno fa. In quell'occasione, l'Unione degli studenti della Puglia ha denunciato una situazione di sfruttamento degli studenti, in molti casi relegati a lavori quali volantinaggio per 12 ore al giorno e la pulizia dei bagni. In concomitanza con la loro denuncia, ha fatto discutere il post pubblicato su Facebook da Luca Barbieri—ex rappresentante dell'Unione degli Studenti Medi e ora parte del collettivo Scira studenti casertani in rivolta—, nel quale parlava di una ragazza incontrata a fare l'alternanza in un autogrill, e del malcontento degli altri dipendenti del luogo in quanto "ci potrebbe essere un taglio al monte orario dipendenti grazie alle ore-lavoro gratuite della buona scuola," con conseguente diminuzione degli stipendi.

Per capire dagli studenti stessi come funziona l'alternanza scuola-lavoro, quanto è utile e se si ritengono soddisfatti, ho raccolto le testimonianze di alcuni di loro.

Nicola, 17 anni, Scienze umane, Pescara

"Nella mia classe, l'alternanza scuola-lavoro è stata accolta con entusiasmo—prima di tutto perché rappresentava una novità, secondo perché mi piacerebbe veramente entrare in contatto con il mondo del lavoro, e come me piacerebbe ai miei compagni.

Il problema è che c'è voluto poco per capire che non funzionava. L'anno scorso, nella seconda metà dell'anno, siamo andati una settimana in un'agenzia di rappresentanza della Zanichelli: ci hanno mostrato come funzionava quel lavoro, ed è stato interessante. Ma finita quell'esperienza di fatto le note positive del programma sono finite. Tra le altre poche esperienze, è capitato anche di assistere a una lezione in una scuola elementare. Può essere interessante per chi vuole fare quel lavoro, ma per gli altri l'utilità dell'esperienza è limitata.

Le cose poi sono ulteriormente peggiorate quest'anno. Gennaio in Abruzzo è stato un mese difficile, con le nevicate e i problemi che ne sono seguiti, e la scuola non è riuscita a organizzarsi. Per adesso, quindi, più che un vero programma si tratta di mettere toppe e cercare di accumulare ore con progetti singoli là dove si trovano.

Le aziende che vogliono farsi carico del programma sono infatti un numero molto limitato: in alcuni casi non ne sono a conoscenza, in altri non vogliono o possono farsene carico. Per concludere, credo che l'idea in sé sia anche buona, ma manca completamente l'organizzazione: tutta la struttura che dovrebbe essere dietro il programma non è sviluppata."

Francesco, 17 anni, Istituto Nautico, Gallipoli

"In una scuola come la mia in particolare, l'alternanza scuola-lavoro è un'ottima possibilità per integrare con la pratica quello che si studia. Peccato che nella realtà non funzioni: non è ben regolamentata, e noi non abbiamo i mezzi per farla come si deve. La mia scuola, ad esempio, non riesce a trovare lavoro per tutti. A regola in un istituto nautico l'alternanza dovrebbe essere svolta nei cantieri, ma si incontrano difficoltà in quanto la maggior parte di questi non rispettano le norme di sicurezza—costerebbe troppo. Questo fa sì che siano pochissimi i cantieri ai quali possiamo accedere, insufficienti per trovare un posto per tutti gli studenti.

Per ammortizzare un po' il problema la scuola ha cercato soluzioni: corsi di vela, oppure aggiunge all'alternanza corsi che di solito facciamo durante l'estate, come quello da bagnino. Si cerca di arrivare alle ore necessarie per sostenere l'esame. Esemplificativo di questo, il fatto che ha organizzato addirittura un corso di teatro dal valore di trenta ore. In un istituto nautico.

Per ovviare a queste difficoltà, nella mia classe ci siamo organizzati da soli: ognuno si è trovato un'officina, che in convenzione con la nostra scuola ci fa lavorare. Però si tratta di un tappo, un'eccezione della mia classe data dal fatto che la scuola fino a fine anno ci ha detto di non essere in grado di garantire l'alternanza.

E in più l'officina non è il luogo più consono per fare attività utili a quello che studiamo, non è un cantiere. Teoricamente poi queste ore di lavoro dovrebbero combaciare con l'orario scolastico, però ovviamente, come succede anche ai miei amici che frequentano altre scuole, questo è quasi impossibile e andiamo il pomeriggio.

A discapito di questo, c'è da dire che i professori si sono applicati tantissimo per garantire l'alternanza, è che proprio mancano i mezzi per poterla fare. Si tratta di un'idea che hanno buttato lì da un giorno all'altro senza regolamentazioni serie, e in più siamo costretti a farlo—non ha alcun senso esser costretti a fare una cosa per cui di fatto mancano i mezzi. Ci mettono in una situazione di difficoltà: le aziende non sanno niente di questa cosa e ci vivono come un peso, noi spieghiamo che ce lo impone la legge ma per loro assumerci non è un'imposizione. Non funziona."

Elia, 16 anni, Istituto Tecnico Tecnologico, Pistoia

"Per me l'alternanza scuola-lavoro è cominciata quest'anno, ed è durata un giorno: ci hanno portati a visitare una fabbrica di nastri adesivi, la Fabo. Io sono stato fortunato, perché si tratta di un'attività che mi interessa e mi è piaciuta come esperienza.

Abbiamo fatto il giro della fabbrica e una guida esperta nel settore ci ha mostrato il funzionamento dei macchinari e il procedimento attraverso cui producono nastro adesivo. Il personale era qualificato, e soprattutto in un istituto tecnico questa parte pratica è molto importante, ci ha dato la possibilità di vedere con i nostri occhi macchinari che stiamo studiando.

Finita quell'esperienza, nella mia classe di alternanza scuola-lavoro non se ne è più parlato. A quanto ho visto dagli amici che stanno nelle altre classi, da noi si fa d'estate: comunichi dove sei e ti aiutano a trovare qualcosa durante i mesi di vacanza. Non sempre si tratta di un'attività attinente a quello che studi: un mio amico inscatolava, altri amici tagliavano l'erba—non proprio quello che serve in un istituto tecnico.

Ovvio che preferirei farla durante i mesi scolastici, ma se si tratta comunque di una cosa che mi è utile ad avere un contatto con il mondo del lavoro e che mi insegna qualcosa, mi piacerebbe molto farla. Anche d'estate."

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