Se non hai ascoltato il punk siberiano, non hai ascoltato il punk

Se non hai ascoltato il punk siberiano, non hai ascoltato il punk

Com'è la tua musica quando suonarla può voler dire finire in galera, in manicomio o in prima linea sul fronte?
17.3.17

Non c'è niente di più noioso e sterile di una discussione su che cosa sia e non sia il punk, soprattutto se tenuta nel contesto europeo/occidentale. Abbiamo già parlato in passato di come questo genere musicale, o movimento se ci sentiamo in vena di grandi proclami, sia stato in certi casi l'elemento coagulante di operazioni di resistenza politica, solidarietà e condivisione per ogni tipo di minoranza. Allo stesso tempo, sotto l'ombrello del punk rientrano anche atteggiamenti ultracapitalistici come il collezionismo di dischi e memorabilia, atteggiamenti antisociali e autodistruttivi, nichilismo estremo, violenza, teppismo, prevaricazione. In un certo senso anche la musica normalmente associata all'estrema destra è un ramo del punk.

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Ma che cosa succede quando questa cultura prettamente occidentale si introduce nel contesto di uno dei luoghi più isolati e inospitali del mondo (tanto dal punto di vista climatico quanto da quello sociale) come la Siberia? Città come Omsk, Novosibirsk, Tyumen, Barnaul, senza mezzi termini, fanno schifo. Le temperature sono estreme, le distanze inconcepibili, l'architettura opprimente, le infrastrutture fatiscenti. E all'inizio degli anni Ottanta, quando comincia questa storia, non erano tanto meglio di adesso. Di diverso c'era uno Stato che ti dava da mangiare se tu non ne avevi, ma che allo stesso tempo decideva che libri potevi leggere, che film potevi guardare, che musica potevi ascoltare e che pensieri potevi avere.

Al punk siberiano mi sono appassionato poco più di cinque anni fa, grazie a una cover e una storia raccontata in un'intervista. A questo sono seguite ore passate a saltare di blog in blog alla ricerca di download e informazioni che non fossero scritte in cirillico. Uno dei blog in cui mi imbattei durante le mie ricerche era quello del collettivo anarcopunk italiano Kalashnikov, dedito, oltre che alla musica, alla condivisione di informazioni di vario tipo per la crescita e l'ampiamento degli orizzonti dei punk italiani. Una volta trasferitomi a Milano ho avuto modo di conoscere alcuni membri del collettivo e la loro trasmissione radio La Casa del Disastro, in onda su Radio Onda d'Urto ogni giovedì sera. Tra una puntata sulla scena locale milanese e una sulla storia del punk giapponese, i due membri del collettivo Stiopa e Sarta hanno preparato anche tre episodi sulla storia del punk siberiano. I primi due sono già andati in onda e sono disponibili sul MixCloud della trasmissione, il terzo verrà trasmesso su Radio Onda d'Urto giovedì 23 marzo alle 20. Quello che segue è una specie di rielaborazione più o meno sintetica di quello che loro hanno già spiegato in maniera eccellente.

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Introdurre questo discorso non è difficile, ma serve una certa capacità di astrazione. In Siberia il punk è stato molto diverso rispetto all'Europa e agli Stati Uniti. Alla fine degli anni Settanta, le chitarre elettriche non sono viste di buon occhio in Unione Sovietica, e il rock (come qualunque altro stile di musica occidentale) è un genere quasi del tutto bandito dai canali ufficiali—e i canali non-ufficiali non esistono. La TV di Stato trasmette immagini dei punk londinesi per mostrare alle famiglie le aberrazioni del capitalismo oltrecortina e la decadenza della gioventù occidentale. Quello che non capiscono è il fascino che un nichilista britannico con una spilla da balia in una guancia può esercitare su un adolescente che vive nel luogo più deprimente della Terra. Ed è così che nasce la prima generazione di punk russi.

Naturalmente il primo luogo a essere contaminato dalla moda punk è Leningrado, porta occidentale dell'URSS, ma lì come a Mosca sembra restare, appunto, una moda, una provocazione fine a sé stessa a imitazione dei costumi occidentali. Il che non significa che non produca band interessanti, una su tutte i КИНО (KINO, Cinema), uno dei gruppi alternativi più conosciuti dell'Oriente–autori di inni post-punk come "Мама Анархия" ("Mamma Anarchia"). Ma è in Siberia che diventa una cosa seria, una questione di vita o di morte.

Siamo al tramonto del Sol dell'Avvenire. Tra le grigie fabbriche, i gasdotti e i casermoni che si ergono in mezzo alla tundra, la popolazione locale prova una forma unica di disperazione. È venata di umorismo nero, di disillusione fatalista e di profondo odio di classe, oltre che innaffiata con litri e litri di pessima vodka autoprodotta. A tradurre in musica e poesia questo "malessere esistenziale" (cito sempre dal nostro Bignami radiofonico) saranno due musicisti che si possono tranquillamente considerare mamma e papà del punk siberiano: Yanka Dyagileva e Yegor Letov.

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La popolarità del secondo e della sua band Гражданская Оборона (Grazhdanskaya Oborona, traducibile in Difesa Civile, spesso abbreviato in GrOb, che significa "bara") ha raggiunto vette altissime in Russia; la prima, che sia per sessismo o per la sua scomparsa avvenuta a soli 24 anni appena un mese prima che la Russia, con l'elezione di Boris Eltsin, abbandonasse definitivamente il sistema socialista permettendo ai musicisti "clandestini" di emergere, è rimasta oggetto di un culto più underground ma altrettanto appassionato.

Letov è una figura mitologica, e come tutte le figure mitologiche ha una storia travagliata, un antagonista e un punto debole. È il 1984 e i Grazhdanskaya Oborona stanno muovendo i primi passi nelle case di Omsk. Sono gli unici punk della zona. Per loro non vale il magico motto punk "prendi una chitarra, attaccala a un ampli e comincia a fare bordello", perché chitarre e ampli sono introvabili o costano una fortuna; quindi il procedimento iniziale è piuttosto "costruisci una chitarra, smonta la radio della nonna e trasformala in un ampli, e occhio a non fare troppo bordello perché se i vicini si arrabbiano arriva il KGB e ti porta via".

Ed è proprio quello che succede. La musica dei GrOb è grezza e sgangherata, ma i testi, incisi a volume altissimo perché si riuscissero a capire bene le parole, sono incendiari. Sono venati di una cupa ironia e spiattellano con un linguaggio poetico ma anche accessibile per i giovani (i russi ci tengono sempre a sottolineare che chi non parla la loro lingua non è in grado di cogliere la varietà, la profondità e la crudezza di insulti, maledizioni e improperi pronunciati da Letov e compagni) la vacuità e disperazione della vita negli avamposti più estremi dell'Unione. La polizia segreta decide di intervenire.

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Nel 1985 Yegor Letov viene prelevato dal KGB e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, e ai suoi amici e compagni punk viene intimato di non avere più alcun contatto con lui. Passano otto mesi, durante i quali a Letov vengono somministrati psicofarmaci che lo renderanno quasi cieco, oltre che, naturalmente, incazzato come una vipera.

Da quel momento i Grazhdanskaya Oborona non avranno più fissa dimora, né formazione, e Letov esplorerà la Siberia in lungo e in largo fermandosi di volta in volta con la sua attrezzatura nelle case dei suoi complici. Lì registrerà album dopo album, freneticamente. Tre album in tre giorni, suonando e registrando tutto da solo? Si può fare. Le sue missioni sono due: evitare i contatti con le autorità e diffondere sotto il loro naso la sua musica, che nel frattempo diventa sempre più visionaria.

Ma se la diffusione della musica in URSS è totalmente regolata dal governo, che gestisce l'unica casa discografica, l'unica radio, l'unica televisione e l'unica distribuzione, come fanno le centinaia di canzoni registrate dai GrOb a raggiungere le orecchie dei russi? Con un metodo chiamato magnitizdat, derivato dal sistema samizdat utilizzato dai poeti sovversivi per diffondere i propri lavori. In pratica, invece di fare tante copie dello stesso nastro, chi lo vuole se lo fa prestare da chi ce l'ha già e duplica la propria copia—consapevole che essere trovato in possesso di quel materiale può avere conseguenze molto gravi.

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Nel giro di quattro anni escono più di dieci album dei Grazhdanskaya Oborona. Hanno titoli come Totalitarismo, Gioventù MarciaOttimismoNecrofilia, Armageddon-Pops. Tra questi ce n'è uno intitolato Всё идёт по плануTutto Procede Secondo i Piani, la cui title-track rimarrà per sempre l'inno del fallimento russo per tutta quella generazione e anche per le successive. Un testo che mette insieme il malessere antisistema di cui sopra con immagini prese dal misticismo pagano della Siberia, incastrato su una musica di una semplicità e drammaticità uniche, che la voce baritonale di Letov rende ancora più potente. Se ascoltandola non vi vengono i brividi, probabilmente siete già morti. Se volete sentire una parte di testo tradotto in italiano, consiglio la prima puntata siberiana de La Casa del Disastro che ho messo all'inizio dell'articolo.

Yanka Dyagileva e Yegor Letov si conoscono nel 1987, lui è già il celebre leader dei GrOb e costantemente braccato dal KGB, lei ha ventun anni e scrive canzoni che somigliano molto a quelle di lui, ma con ancora più elevazione poetica (scrive poesie da quando era ragazzina, a Novosibirsk)—e lo stesso gusto per la parolaccia elaborata. Incomincia tra di loro una relazione sentimentale e artistica che li legherà per due intensi anni di nomadismo, fuga dalle autorità, dischi e concerti.

Yanka entra a far parte dei GrOb e Yegor accompagna le sue canzoni, arrivando a formare una backing-band apposta, i Великие Октябри (Velikie Oktyabri, i Grandi Ottobri) con cui Yanka inciderà uno dei migliori album punk che io abbia mai sentito: Деклассированным Элементам (Deklassirovannim ElementamPer gli Emarginati). Forse sono facilmente impressionabile, ma l'urgenza espressiva della musica incisa mentre si è braccati dalla polizia segreta più spaventosa del mondo si sente, con le orecchie e con quella parte nascosta del cervello che ti fa sentire come se stessi fluttuando.

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Il rapporto con il vulcanico Letov presto si incrina e Yanka prende una strada solitaria, continuando a scrivere poesie e incidere musica che, seppur con i limiti della registrazione casalinga e della mancanza di mezzi, riesce ad allargare il proprio spettro espressivo in modo incredibile. Un esempio su tutti, i nove minuti di "Придёт вода" ("Pridyot Voda", "L'acqua arriverà"), con un'esplosione finale di organo e batteria psichedelici assolutamente devastante.

Tutti gli album di Yanka che, tra incisioni live ai festival in cui gli artisti dell'underground punk riescono a infilarsi e sessioni clandestine nei salotti degli amici, raggiungono anche loro la doppia cifra, sono stati incisi tra il 1987 e il maggio del 1991, quando la 24enne siberiana scompare senza lasciare traccia di sé. Verrà ritrovata presumibilmente una settimana dopo la sua morte nel fiume Inya, da un pescatore. C'è chi sostiene che si sia trattato di un assassinio politico, chi di un suicidio.

Intorno al 1990, mentre la Perestroika procede secondo i piani, i Grazhdanskaya Oborona annunciano il loro scioglimento. Letov non ha più bisogno di nascondersi, ma decide di rifugiarsi nei boschi fuori Omsk, in una casa-comune con la sua nuova band, Opizdenevshie (letteralmente intraducibile, ma equivalente a "gli Stronzi"). Secondo la leggenda, da quel momento seguirà una ferrea dieta di funghi e piante allucinogene che da quelle parti abbondano. Yegor i Opizdenevshie registrano tre album, tra cui uno in particolare (il secondo) che secondo la mia modesta opinione è una delle opere più belle di sempre. Si intitola Сто лет одиночества (Sto Let OdinochestvaCent'anni di Solitudine) ed è uscito nel 1993.

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Le canzoni sono, come dire, enormi. Il suono è sempre lo-fi, ma il discorso iniziato con gli ultimi album dei GrOb, influenzati dalle band psichedeliche degli anni Sessanta, viene portato all'estremo. Campanelli, sospiri, organetti, cinguettii sintetici e fantasmi della foresta infestano questo album che sembra mettere insieme l'oscurità del post-punk di Manchester con i caleidoscopi dei 13th Floor Elevators e il fascino delle leggende e dei culti siberiani pre-sovietici. La cavernosa voce di Yegor evoca paesaggi sonori dai colori brillanti ma dall'animo quantomai tormentato.

Nel frattempo l'URSS si trasforma in Russia, la situazione politica e sociale si complica sempre di più, e la popolarità di Letov, finalmente libero di uscire allo scoperto, diventa enorme. A quel punto il punk siberiano diventa qualcosa di cui parlare, i dischi vengono ristampati, i meriti riconosciuti, i martiri onorati. Letov finirà addirittura a immischiarsi nella politica, finendo, forse per la sua inarrestabile voglia di controversia, tra i fondatori del partito Nazionalbolscevico—una formazione ambigua che vedeva tra le sue fila il romanziere, guerrigliero e provocatore di professione Edvard Limonov e il filosofo di estrema destra Aleksandr Dugin.

Preso dalla storia di questi due personaggi che personalmente amo alla follia, mi rendo conto di aver trascurato band e artisti altrettanto interessanti come Nik Rok N Roll, "l'Iggy Pop sovietico"; i provocatori punk in stile settantasettino Бомж (Bomx, Barbone) che pare siano stati il primo gruppo punk siberiano a esibirsi in pubblico, il cui cantante amava mettersi nei guai farcendo i testi di riferimenti al nazismo e prendendo in giro la Grande Storia Militare di Grande Madre Russia; il favoloso gruppo post-punk Промышленная архитектура (Promyshlennaya Arkhitektura, Architettura Industriale), fondato dall'ex GrOb Dmitry Selivanov: il loro unico album è un fulgido esempio di post-punk influenzato dall'industrial e dallo stile robotico di Kraftwerk o Devo, ammesso che i dischi di queste band fossero arrivati fin là. Selivanov peraltro offre un perfetto esempio del profondo disagio che affliggeva la gioventù siberiana: il 22 aprile del 1989 va a trovare una band di suoi amici in sala prove; a un certo punto dice "devo andare a fare una cosa in fondo al corridoio", e si impicca con una sciarpa al corrimano delle scale.

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Per sentire storie che non ho raccontato e altra musica da questo mondo incredibile, vi rimando alle trasmissioni radio che ho citato nell'articolo, oltre a consigliarvi di impazzire con le ricerche in cirillico su Google come ho fatto io. Le soddisfazioni sono infinite.

Il canto stridulo del passero, / uno stormo di voci disperate dentro di me. / Primavera eterna / in isolamento.

Giacomo sta cantando a squarciagola in una lingua che non conosce. Aiutalo su Twitter: @generic_giacomo.

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Foto via.

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