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Che cosa vuol dire il testo di "Occidentali's Karma"?

Il trionfo di Francesco Gabbani a Sanremo diventa ancora più impressionante se pensiamo che mette insieme scienza, filosofia, religione e populismo da stadio.

di Tommaso Naccari
14 febbraio 2017, 12:42pm


Da circa due giorni le nostre serate sono incredibilmente vuote, il nostro feed di Twitter decisamente meno monotono e l'hashtag sponsorizzato fino al midollo è quasi, definitivamente, debellato. Il motivo è molto semplice: Sanremo è finito, Francesco Gabbani ha vinto.

Francesco Gabbani è l'eroe che ha creato una di quelle canzoni che mia madre chiamerebbe "hit estive" a febbraio e ci ha vinto un Festival di Sanremo, 365 giorni dopo aver vinto Sanremo Giovani.

Sì, "Occidentali's Karma" ha vinto Sanremo poco più di 48 ore fa, il video macina qualcosa come un milione e mezzo di views al giorno da quando è finito il Festival, ma soprattutto ha vinto il mio cuore, le mie orecchie e la mia voce e da qualcosa come tre giorni non canto altro, la gente intorno a me non canta altro, la radio che non prende non emette altro suono. Gabbani, poi, oltre ad avere un cazzo di 25 centimetri, ha una storia incredibile legata a Sanremo Giovani dello scorso anno, in cui venne eliminato, per poi venire ripescato in seguito a un errore tecnico e, come già detto, vincere con un altro testo profondamente spirituale: "Amen". 

È proprio il testo la chiave del successo di "Occidentali's Karma", il più grande product placement del Crodino mai effettuato. Persino il cardinal Ravasi, sempre attento agli ultimi trend, ha deciso di twittare il primo verso della canzone vincitrice, unendo la spiritualità cristiana con quella del Nirvana. Visto che la mia timeline e il mio cervello sono letteralmente INVASI da citazioni di Gabbani e discussioni e analisi sulla già ampiamente citata canzone, ho pensato di contribuire anche io al mare magnum di intellettualizzazione di una canzone così alta, prendendo qualche passaggio fondamentale del brano e commentandolo, sperando serva come antidoto a ciò che cantava Iyaz ai tempi di "Replay".

Essere o dover essere
Il dubbio amletico
Contemporaneo come l'uomo del neolitico

La canzone inizia subito in medias res, partendo con una citazione molto alta e una sferzante frecciatina all'uomo di oggi. Si parte con Shakespeare, così che il buon Gabbani possa dimostrare subito agli altri concorrenti chi lo ha più lungo (giuro, ultima battuta sulle dimensioni del nostro). Così, mentre Al Bano & co. sono ancora lì a pensare all'amore lui arriva, rivisita Shakespeare e deride chi si affanna ad essere sul pezzo, un'usanza "contemporanea come l'uomo del neolitico". BAM!

Nella tua gabbia 2x3 mettiti comodo

Questa la metto per due motivi:

  •  Caro Frank, mi permetto di chiamarti così, avessi scritto 3x3 avresti aggiunto un ulteriore significato a gabbia, che poteva essere anche il quadrato di Instagram. Sai, l'apparire, il consenso altrui e tutte quelle cose da povero occidentale? Peccato, potevi pensarci!
  • Volevo salutare Tiziano Ferro che cantava "ho passato tanti anni in una gabbia d'oro, sì forse bellissimo, ma sempre in gabbia ero", un'espressione che uccide ogni traccia di machismo dentro me, mi fa piangere. Per questo parlare di gabbie mi fa sempre pensare a lui.

Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi

Vedi? Parli anche di selfie, prima di "internettologi", continuo a pensare che 3x3 fosse più appropriato.

AAA cercasi (cerca sì)
Storie dal gran finale
Sperasi (spera sì)
Comunque vada panta rei
And singing in the rain

Il bridge è probabilmente la mia parte preferita, perché c'è tutto ciò che Gabbani vuole far arrivare al cuore della gente. C'è l'AAA che indica che tutto è in vendita, una critica al capitalismo, vero male dell'occidente. Poi c'è "cercasi" che lui pronuncia tipo "cercashi", che ricorda il "vendesi" dei cartelli, che richiama un po' la provincia. La storia dal gran finale la sappiamo già, è la sua, ma mi ero ripromesso di non parlare più di misure e 25 centimetri, nonostante la storia sia fantastica.

Il vero pezzo clou, però, è il respiro internazionale che la canzone assume in soli due versi: modernità, storia, liceo classico, saggezza, ma anche spensieratezza, noncuranza. Solo uno stronzo in un film di Muccino canterebbe sotto la pioggia, solo uno stronzo che guarda un film di Muccino si tatuerebbe panta rei. Tutto torna. Poi credo sia il primo al mondo a far rimare inglese e greco antico in una canzone italiana, non credo questo abbia bisogno davvero di essere messo in discussione.

Lezioni di Nirvana
C'è il Buddha in fila indiana

Come cazzo fa UN Buddha a fare una fila indiana? Probabilmente in mezzo dovrebbe esserci una virgola, in "fila indiana" potrebbe essere un ordine, del tipo stronzi, mettetevi in fila indiana al cospetto del sommo Buddha, ma onestamente: che cazzo ce ne frega, inizia il balletto

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Per tutti un'ora d'aria, di gloria

Dalla prigione della vita, s'intende. (Ehi, un po' di Andy Warhol qui?!)

La scimmia nuda balla

Da "Essere o dover essere" alla citazione di Eraclito passano 14 versi, esattamente il doppio di quanto non ne passino tra "panta rei" e questo inserimento a cazzo di cane di Morris e del titolo della sua opera principale, segno della smania del nostro Gabba di farci vedere quanto cazzo ne sa. Purtroppo manca Charles Bukowski all'appello, ma è bellissimo come per far capire appieno la comprensione del testo di Morris il nostro faccia entrare un Gorilla — (s)fortunatamente non nudo — che balla.

Piovono gocce di Chanel
Su corpi asettici
Mettiti in salvo dall'odore dei tuoi simili

Marylin Monroe, simbolo della donna occidentale, diceva quella cazzata sul dormire con x gocce di Chanel n°5, quindi è incredibile come con quattro parole Frank ci riconduca a quell'immaginario. Bravo Frank. Poi riprendere tutto con la parola "odore", perché non dobbiamo mai dimenticarci che siamo animali, alla fine. Grazie Frank.

Ok, poi da qua in poi è tutta uguale, tutta perfettamente uguale, fino al culmine assoluto.

La scimmia si rialza
Namasté... Alé

Sanremo è il festival della canzone nazionalpopolare. E cosa cazzo c'è di più squisitamente pop che un "Alè"? Un bell'alè urlato, come allo stadio, che ti pervade, alè, è solo un verso puoi infilarlo ovunque, alè, che sta bene, alè, e poi ti rimane, alè, perché lo dice il coro, alé, non Gabbani, quindi ha un'atmosfera diversa, alé, è il momento che attendo con più ansia, per poter liberamente urlare: alè. ALÈ.

Tommaso sta rompendo il cazzo a tutta la redazione con "Occidentali's Karma". Fate qualcosa per fermarlo su Twitter: @TommiNacca.

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