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Non c'è speranza per le Directioners

Siamo stati fuori dal concerto dei One Direction a Milano, tra bagarini panzuti, ragazzine eccitate e genitori perversi.
22.5.13

La cosa più interessante che abbia letto sui One Direction sta nella loro pagina wikipedia e riguarda l’ultimo album Up All Night: “is predominantly a pop music record, containing elements of teen pop, dance-pop, pop rock, and power pop, with electropop and rock influences” che mi ha fatto riflettere a lungo su come gli esseri umani occupano il loro tempo. Zelanti uffici stampa a parte, la prima cosa su cui mi hanno dato da riflettere è quanto si sia evoluto il modello standard di boyband.

La particolarità dei 1D sta infatti nell’avere semplicemente sintetizzato alcuni degli elementi che hanno determinato il successo dei predecessori in una chiave estremamente semplificata, quasi a volerne eliminare tutte le componenti fraintendibili e controverse per risultare fruibili a un pubblico il più vasto e multiculturale possibile.

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La prima a cadere è stata la danza: niente piroette né niente di lontanamente paragonabile alla fisicità estrema delle boyband “classiche”. In realtà neanche la boy band di rappresentanza della generazione subito precedente a quella dei 1D, i Jonas Brothers, era composta da ballerini. L’alibi, in questo caso, erano le chitarrine semi-country, ma il fine occulto era l’intenzione della Disney di darli in pasto all’America mormone e cristiana più conservatrice, col discussissimo purity ring come sigillo magico e gadget principale, gran paraculata per fare subdolamente leva sugli ormoni preadolescenti. In quanto lanciati da X-Factor, i 1D fanno anche a meno anche delle chitarre (che sono, è risaputo, un gran simbolo fallico).

L’altra cosa di cui si sono privati è la personalità: non solo ci troviamo davanti alla boy band musicalmente più anonima della storia, ma è anche venuta meno la tradizionale “divisione in caratteri” che si era consolidata dai Backstreet Boys (dalle Spice Girls, a dire il vero) in poi. Sono tutti “carini” uguale, con lo stesso tipo di non-stile anonimo che li rende, paradossalmente, molto più versatili e vendibili. Sulle prime passa inosservato persino il fatto che contino un membro mezzo Pakistano e musulmano praticante, che dovrebbe essere un precedente storico tra gli idoli pop.

Il principale modello di riferimento di chi li ha creati, quindi, è stato sicuramente sua raccomandabilità Justin Bieber. Più di ogni altra cosa, ha insegnato loro come fare entrare i social network nella costruzione di un idolo pop per adolescenti: dandogli caratteri religiosi. Le varie beliebers, directioners insieme alle seguaci di altre star come Taylor Momsen devono infatti fronteggiare orde di feroci infedeli il cui unico scopo è quello di uccidere il loro sogno, e si impegnano in maratone di preghiera su twitter. Non passa giorno infatti, che tra i trending topic non appaia un hashtag creato ad arte dalle giovani credenti.

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Nel momento in cui scrivo è #amassivethankyouonedirectionfromitaly, perché il gruppo è appena passato per l’Italia, per due date a Verona e Milano. Inutile dire che ci siamo fiondati a vedere che aria tirava al Forum di Assago un paio d’ore prima che si aprissero i cancelli.

Non faccio in tempo neanche a salire in metro che mi appare già chiara l’atmosfera che si respirerà una volta raggiunta la meta. Il treno è pieno di ragazze più o meno minorenni e più o meno accompagnate dai genitori. Di fianco a me ne siede una tirata abbestia, scortata da entrambi i genitori e da una zia, che dall’accento mi pare arrivare dalla Ciociaria, o giù di lì. La mamma pare preoccupata che ci sia “un’atmosfera violenta come al concerto di Justin Bieber a Bologna”. Eh?

Appena arrivato inizio subito a fare domande in giro. Quello che mi interessa è capire quanto il culto sia davvero sentito da queste ragazzine. Di fatto, intorno a me non c’e niente che non mi aspettassi: la maggioranza è ovviamente femminile, sono tutte vestite a festa e le più grandi anche moderatamente svestite, t-shirt e striscioni coi loghi del gruppo abbondano, alcuni sono ancora in preparazione. Molte si scrivono messaggi sulle braccia e in faccia. Mi imbatto subito in un flash mob che consiste in una serie di balletti sui brani del gruppo, non mi è però molto chiara la differenza tra le prove e l’esecuzione vera e propria.

Le prime giovani che interpello sono molto tristi: non hanno ancora un biglietto ed è abbastanza improbabile che riescano ad entrare, ma non hanno ancora raggiunto gli abissi di disperazione che vedremo scatenarsi più tardi. C’è invece dell’indignazione profonda: le ragazze si sentono delle vere directioners, e sono sicure che al posto loro entreranno molte false fan che sono qui solo perché i One Direction vanno di moda. Alcune di loro ricordano perfettamente il giorno e l’ora in cui hanno iniziato ad amare la band, che coincide con la loro ospitata a San Remo, altre sono molto più hardcore e li seguono addirittura da quando si erano presentati separatamente ad X-Factor.

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Oltre alle maledette poser, c’è polemica anche sui genitori le cui pargole sarebbero magari perfettamente in grado di badare a se stesse, ma vogliono entrare comunque. Molte di quelle rimaste senza li stanno inutilmente pregando di cedere loro il posto.

I bagarini non sembrano particolarmente forniti, e sono anzi abbastanza in crisi di Identità. Diverse ragazzine sono state rimpinzate preventivamente di quattrini dai genitori, e la cifra media è sui 150/200€, mentre alcuni dei genitori presenti sono disposti a spendere “non più di 300€” per un ingresso. Abbiamo comunque voluto fotografare il king dei bagarozzi, anche se non ci è stato permesso di immortalare i momenti in cui ai vari professionisti venivano consegnate buste gonfie come la panza del capo qui sotto.

Tornando alle giovani appassionate, mi pare di avere capito che le controversie da fandom infiammano soprattutto quelle sui quindici anni, le più grandi si sentono al di sopra, e le più piccole ne sono, invece, il bersaglio. Alcune di quelle di mezzo hanno persino iniziato ad osteggiare il termine directioner, convinte che oramai serva solo a indicare un branco di infantili bimbeminkia poco consapevoli di quello con cui hanno a che fare. Quasi nessuna di quelle che incontro, però, evita di partecipare al rituale collettivo dell’hashtag. Quando chiedo loro perché lo fanno mi spiegano che sperano di farsi notare, magari persino retwittare dai cinque giovani, ma c’è anche un forte spirito di gruppo, un senso molto forte di condivisione. Non c’è rivalità con gli altri culti, anzi, tutte le interpellate affermano di capirli bene, perché sanno cosa vuol dire dovere difendere i loro idoli dagli attacchi gratuiti di un mondo crudele. Gli hater sono dappertutto, odiano tutto e non ascoltano nemmeno musica perché appunto gli fa schifo qualsiasi cosa. Magari tra loro c’è qualche b-boy o metallaro, ma sono parte minima del problema. No, il vero nemico sono gli hater che conoscono solo odio e rabbia, ma l’amore trionferà.

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A sentire loro, comunque, la cosa che più di tutte le appassiona della band sono i testi delle loro canzoni. “Ti dicono quello che vorresti sentirti dire” mi dice una “che sei bella, che siamo tutte belle, i maschi normali non ce lo dicono mai”. In effetti strabordano di riferimenti a come tutte loro sono speciali e devono sentirsi sicure di loro stesse. La consolazione definitiva, per bocca di un ragazzo senza particolari caratteristiche se non la bella voce e il bell’aspetto, una versione idealizzata e idealizzabile di ciascuno dei loro coetanei.

I maschi presenti sono pochi, e tutti sorprendentemente molto più grandi delle femmine. Questo qua ha quasi 21 anni e gira con ragazze sui 14 che ha conosciuto all’oratorio. Sostiene di averne subite di ogni per questa sua fede nei 1D, ma di non vergognarsi neanche un po’. Gli hanno dato del frocio e del rincoglionito, ma è qui proprio per rivendicare i gusti di cui va fiero.

L’altro ragazzo in cui incappiamo è invece una mezza star. Si tratta del sosia italiano ufficiale di Zayn. Ha 19 anni e viene dalla Puglia. In assenza di quello vero, sono tante le fan che chiedono di farsi fotografare con lui, specialmente quelle che condividono con Zayn le origini o la religione.

Come dicevamo, la maggior parte delle ragazze è arrivata accompagnata dalla mamma, qualcuna anche dal papà. La maggior parte dei genitori sembra anche contenta di essere lì, e che le loro bambine siano fan di una musica tranquilla e dal messaggio positivo anziché qualcosa di pericoloso come l’hip-hop. Alcuni sono costretti dalla progenie a reggere cartelli e striscioni.

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Parlo con un gruppo di mamme che si dimostrano da subito consapevoli che le loro figlie siano commercialmente manipolate. L’isteria delle ragazze (che nel frattempo si sono piazzate in massa a strillare sotto una terrazza sulla quale non succede niente) gli sembra qualcosa di normalissimo, esiste dai Beatles anche se “a quei tempi non era manipolata”. Del resto, mi dice una, “sono solo ormoni” ed è “normale che vengano sfruttati”. Rimango un tantino sconvolto dal fatto che accettino così tranquillamente che delle corporation modellino e sfruttino le pulsioni erotiche delle loro figlie.

Mentre continuo a indagare sul fenomeno (e mi accorgo che, biglietto o meno, c’è gente arrivata davvero da tutta Italia e anche da mezza Svizzera), arriva il momento di entrare e scoppiano le prime tragedie. Molte ragazze esplodono in lacrime una volta resesi conto che non c’è nulla da fare, sotto gli occhi inermi di genitori che si sputtanerebbero anche mezzo stipendio per farle contente. Tante sono state persino truffate da rivendite online fasulle.

Ci spostiamo allora nella parte posteriore del forum, dove sono parcheggiati i Tour Bus e un foltissimo gruppo di escluse spera di strappare uno sguardo dei 1D. Ogni volta che vedono un movimento corrono in massa verso una collinetta berciando come aquile. Non credo ne sia davvero mai passato uno.

Da lì in poi niente, quelle rimaste davanti all’entrata cantano in coro le canzoni del gruppo, rotte ogni tanto da crisi di pianto. Si abbracciano e consolano a vicenda cercando tutte insieme di fare i conti col dolore. Quelli presi peggio sono, ovviamente, i genitori. A questo punto non bastano più le liriche consolatorie, sarà davvero difficile per queste ragazze vedersi belle nello specchio domani. Mentre me ne sto andando un tipo mi molla in mano una pila intera di volantini avanzati che pubblicizzano poster a grandezza naturale dei cinque boys. In mancanza di quelli veri puoi consolarti con le sagome, che a occhio mi sembrano pure più tridimensionali degli originali.

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