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A.P.C. - Intervista a Jean Touitou

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di it
22 aprile 2010, 2:31pm

La gente ama i vestiti di A.P.C. per i motivi sbagliati. I jeans, la maglieria, e le giacche della compagnia francese sono studiati apposta per far sembrare che hai fatto zero sforzi. Eppure il taglio è sempre di alta qualità, e i prezzi di A.P.C. generalmente abbordabili. Questo spiega perché non ci sia mai stata una grande esposizione mediatica per A.P.C.: perché è difficile descrivere una marca che fa del suo meglio per passare inosservata.

Jean Touitou ha fondato A.P.C. nel 1987, giusto in tempo per cavalcare l'onda della mania minimalista degli anni Novanta. Già nel 1994 la marca—il cui nome per intero è Atelier de Production et de Creation—fece parlare gente del rango del (al tempo) fashion director del giornale Details che ha detto al New York Times, "Io non frequento i club, frequento A.P.C." Nella seconda metà degli anni Novanta, A.P.C. ha tratto beneficio dall'esplosione di interesse per tutte le cose francesi e moderne—Air, Daft Punk, Etienne de Crécy, La Haine e affini erano le star del momento.

A.P.C. non ha mai voluto essere "ovviamente alla moda". Certo, dieci anni fa, coi jeans A.P.C. erano inclusi un paio di guanti cartavetrati così potevi fare un po' di invecchiamento fai-da-te. Ancora prima, A.P.C. aveva anticipato tutti con lo stile militare, ma questa era una mossa logica per il minimalismo. Quindi anche se A.P.C. potrebbe non essere la marca più avanti del mondo, per quelli che sono un po' troppo snob per Uniqlo ma non hanno fiumi di soldi, A.P.C. è IL posto dove si va per i capi base. Naturalmente, la marca skate super-pignola Supreme, ha deciso di collaborare con A.P.C. per la loro linea di "Fuck Em!" jeans.

Vice: Prima di diventare stilista hai studiato Linguistica e Storia alla Sorbona. Questo ha influenzato in qualche modo A.P.C.? Inoltre, cosa ti ha spinto verso la parte oscura, ehm, volevo dire, la moda?
Jean Touitou: Uno: No. Due: chiunque può studiare alla Sorbona—la scuola veramente difficile è l'École Normale Supérieure. Tre: la roba della "parte oscura" è simpatica. Non ho mai occasione di parlare di cose che davvero mi colpiscono, come ad esempio quanto siano attuali le obiezioni di Sartre al Ribelle di Camus.

Tutti dicono che sei uno stilista minimalista. Che poi cosa vuol dire?
Niente. La gente ti da nomi. Solo che io non faccio borse e robe per prostitute russe. Se questo fa di me un minimalista, allora lo sono.

Ma di recente hai detto che "il minimalismo chic può essere un po' noioso", vero?
Si, devi divertirti con i colori e delle forme non ovvie. A volte devi diventare stupido e farti due risate con la moda. Non ho alcun problema con il flamboyant, quando è possibile.

I francesi riescono sempre a sembrare stilosi senza troppe difficoltà, e A.P.C. è famoso per il suo understatement. Quindi, A.P.C. è tipo, la marca più francese di sempre?
Ho un passaporto francese—ed è tutto quello che ho di francese. Non sono un nazionalista. Questo è quello che mi rende raffinato.

Perché la roba raffinata è così richiesta?
Ascolta, di recente volevo comprare un paio di sci. Ho dovuto scegliere quelli semplici in metallo. Mi sarebbe piaciuto avere degli sci "non minimalisti", se non fossero stati tutti coperti di spazzatura visiva.

Forse è perché l'ingordigia dopo un po' stanca?
Non credo. Il minimalismo è come un rifugio antibomba in un campo visivo di guerra. Quando il resto dell'umanità penserà che l'ingordigia sia noiosa, fatemelo sapere.

Dicci un po' dei guanti cartavetrati che regalavi insieme ai jeans.
Se volevi invecchiarti i jeans, potevi farli come volevi. Ma quello era dieci anni fa.

Chi è la persona più stilosa al mondo?
Credimi, non mi interessa. Una persona deve solo reggersi in piedi, non gattonare per terra. Se mentre sta in piedi la persona è pure stilosa, allora ben venga.

Qual'è l'ingrediente fondamentale per un paio di buoni jeans?
La stoffa.

Il lavoro di chi in teoria non ti piace, ma in realtà ti piace?
Credo che Phoebe Philo a Celine stia facendo delle cose veramente belle e spero proprio che la gente che può permettersele, le compri.

La moda street dovrebbe essere un universo alternativo, meno ossessionato dalle celebrità e dai soldi—è così?
La moda street sembra solo un universo alternativo—a volte lo è, all'inizio, ma la maggior parte del tempo no. Si ha la stessa vecchia merda dappertutto: superficialità, vanità, egotismo, mitizzazione e blogismo.

Hai detto al blog di streetwear hypebeast che bisogna essere dentro e fuori dalla moda...
Si, se fossi solo un insider nel mondo della moda dovrei fare cose che non voglio fare, come avere un sacco di assistenti e bere molto.

Hai anche creato una scuola, A.P.E. (Ateliers de la Petite Enfance). Che tipo di scuola è?
Un asilo dove insegniamo quanto è eccitante l'apprendimento. Una questione davvero importante. C'è voluta molta energia, e ne sono veramente fiero. Nessuno nei media francesi vuole parlarne, perchè sei un porco capitalista se metti su una scuola privata, anche se perdi un sacco di soldi nel farlo. Eppure questi giornalisti non si fanno problemi a pagare una tata filippina, eppure quando collaboro con una qualche compagnia di sneaker, diavolo, ne scrivono. Magari dicono anche che è geniale. Che tristezza.

Hai detto che essere coinvolto nell'educazione era un po' come toccare dio, anche se non sei religioso. E questo come si combina con A.P.C.?
Volevo dire che è come toccare qualcosa di sacro. L'educazione è la soluzione universale. Non deve necessariamente essere in sync con A.P.C., ma è più o meno coerente. Come per la moda, non potevo semplicemente stare lì a lamentarmi di quanto facessero schifo le scuole. Invece, ho raccolto i soldi e la gente ed ho fatto la mia. E questo è tutto. Ma sei iraniano?

Sì. Grazie per la chiacchierata!

DARYOUSH HAJ-NAJAFI