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Vice Blog

Intervista a Jim Hosking

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di it
21.5.10

Jim Hosking è un gentiluomo inglese e regista di film esilaranti e totalmente folli: ci sono brufoli parlanti, baffi sul sedere, uomini di colore in ridicole divise da marinai con un debole per le torte e altro ancora. Jim ha studiato spagnolo all'università, ma mi ha detto che non studiava un granché, principalmente si sballava e faceva la siesta. Alla fine si è laureato come fumatore di droghe bilingue e amante del riposino pomeridiano, e ha iniziato a fare film dopo aver ottenuto un lavoro a MTV. Lì ha fatto un mucchio di piccole pubblicità e il suo primo corto, The Story of Max and Harper.

Da allora, Jim ha fatto avanti e indietro tra lavori commerciali e progetti personali. Renegades, il suo film più recente, è stato mostrato al Sundance a gennaio. Abbiamo fatto due chiacchiere sui suoi film e sul suo tipo di baffi preferito.

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Succedono un sacco di cose pazze in Renegades, qual'era l'idea del film?

Be', con tutto quello che avevo scritto prima facevo sempre considerazioni del tipo, "Cosa voglio fare a questo punto della mia vita con il film, o che tipo di storia voglio o come voglio che sia?" E con Renegades ho deciso di cambiare registro. Era quasi come sognare una storia. Qualcuno a Sundance mi ha chiesto da dove venisse la storia e io non ne avevo proprio idea se non per il fatto di aver passato un paio d'ore con un amico a L.A. parlando di fare sesso con donne trovate su Craigslist. A parte questo è stato più o meno un flusso di coscienza, l'ho messo giù come un modo catartico di fare un film senza realmente preoccuparmi di cosa ne avrebbe pensato la gente, incluso me stesso.

La tua altra roba sembra molto più vecchia di Renegade. Ti eri preso una pausa dai film?

Be', The Story of Max and Harper ormai ha otto o nove anni, ed è stata la prima cosa che io abbia mai diretto. Non avevo molte conoscenze tecniche o roba così, il che lo ha reso abbastanza divertente. Non ho mai letto libri su come fare il regista, non sopporto quel tipo di dedizione schiavistica alle teorie di qualcun altro. Ma ce ne sono altri come Work, che ho fatto circa quattro anni fa, e poi ne ho fatto uno per gli award australiani della pubblicità circa un anno e mezzo fa. Gli ultimi tre anni li ho passati principalmente scrivendo, per provare a mettere insieme del materiale, ma quando ero a L.A. ho fatto un altro corto. Stavo facendo un paio di lavori pubblicitari e alla fine di quel periodo mi sono concesso un corto. È buono avere degli sprazzi di attività personale, ti servono per ricordare a te stesso perché è bello lavorare ai tuoi progetti e come in un certo senso questo si alimenti da sé.

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Renegades sembra minimalista rispetto alle altre cose che hai fatto.

Sì, suppongo sia vero che sia abbastanza diverso da ogni altra cosa che ho fatto. Volevo solo fare le cose in un modo piuttosto semplice ed economico e con il minor numero di riprese possibile. Ho scritturato molti non-attori e ho sperimentato la ripresa lunga. Ho usato pellicola da 35mm e non ne avevo molta. Quindi nonostante le riprese lunghe, sono stato attento al numero di scenari che stavo filmando. Quindi potevo decidere di fare un'intera scena con solo una ripresa, come la prima scena in cui i due ragazzi vedono la prostituta: è solo un lento dolly che avanza e indietreggia. Un modo per fare le cose in semplicità ed economia, suppongo.

I ragazzi non eran attori professionisti? Sembravano così disperati, ma anche stupidi e veramente rassegnati allo stesso tempo. Hanno proprio fatto un buon lavoro per essere un gruppo di dilettanti alle prime armi.

Sì, volevo precisare che metà di loro si considerano dei veri attori, ma hanno altri lavori, o non lavorano, o lavorano saltuariamente. Ma sì, molte persone mi hanno detto che lo trovano molto tetro, disperato o anche un po' deprimente, mentre per me è divertente.

È esilarante. Non volevo dire che il film non è divertente.

No, ma alcuni lo trovano proprio disperato. A me piace il fatto che ognuno degli attori abbia portato qualcosa di proprio al film, sono molto crudi e molto veri, quindi diventa abbastanza credibile, ma in maniera divertente. Quando li guardo mi sembra che diventino proprio i personaggi, non mi sembra di guardare un mucchio di attori che fingono di essere il Re dei Papponi o questo o qell'altro. Il tipo che fa il Re dei Papponi è proprio così, non ha alcuna consapevolezza sociale. Continuava a chiamare il tipo africano che fa il marinaio nel film "Braccio di ferro di cioccolata."

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Be', come insulto razzista è esilarante. E lui come la prendeva?

Penso fosse abbastanza felice di lavorare indossando un costume così bello!

Renegades quest'anno è stato mostrato al Sundance, mi parli un po' di questa esperienza? Com'è andata?

Sì, è stato molto interessante. Ho visto altri dei miei film a diversi festival, come Little Clumps of Hair al New York Film Festival sette anni fa. Ricordo di averlo visto al Lincoln Center con un pubblico immenso, era stato accolto proprio bene. Con Renegades al Sundance, abbiamo avuto sei screening ed erano tutti affollati ma è stato interessante vedere come ci fossero mille reazioni diverse. Uno degli screening è stato alle 8.30 di mattina ed era pieno di gente un po' più grande che non aveva dormito troppo o fatto festa la notte prima e non hanno reagito per niente, ma gli altri spettatori sembravano averlo gradito. Quindi penso che abbia polarizzato la gente. Ho ricevuto una mail da qualcuno che ha provato a postare un commento sul mio blog per dire "Renegades è il corto peggiore che io abbia mai visto, è una vera disgrazia che sia andato al Sundance, arrivare alla fine è stato un tedio." Ma anche un sacco di roba positiva, tipo uomini ubriachi sulla trentina che mi dicevano, "Ehi amico hai fatto Renegades, devi continuare a fare ciò che stai facendo, stai cambiando la faccia del cinema!" È bello sentirsi dire cose così, anche se devo ricordare loro che è solo un cortometraggio.

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Aspetti fino quasi alla metà del film per dare al pubblico un po' di background su chi siano i due personaggi principali, e poi tutto ad un tratto si capisce tutto. C'era una ragione dietro a questo approccio particolare?

Sì, all'inizio quando ci stavo pensando mi piaceva l'idea che fosse una sorta di periodo morto nelle loro vite, tipo le uniche donne che incontravano erano donne che dovevano pagare perché stessero con loro, o donne che non avevano scelto di trascorrere il tempo con loro. Volevo che fossero coinvolti in attività disperate e morte. E poi pensavo che questi erano il tipo di ragazzi che stanno sempre insieme in quei posti, li vedi negli strip club o cose così, e non si parlano quasi mai a parte quando è necessario, tipo che se vanno da qualche parte per mangiare un panino devono parlarsi per forza. Poi, ho pensato che sarebbe stato carino se uno di loro si fosse sentito intrappolato nella propria vita e avesse avuto qualcosa da confessare all'altro. Insomma, prova a confessare la sua sessualità, e l'altro, suppongo sia disgustato dalla confessione dell'amico o solo infastidito dall'aver avuto una conversazione così profonda e importante. Mi piace tentare di esaminare il desiderio di connessione tra questi due uomini, che si capisce, no, non hanno altri amici perché non hanno granché in comune tra di loro, quindi per quale altra ragione dovrebbero frequentarsi? Voglio dire, entrambi portano vestiti strambi e sono entrambi calvi, ma questo è quanto.

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Sembra quasi che i personaggi principali siano due sintesi di tutti gli altri personaggi del film. La prostituta all'inizio, il Re dei Papponi, il marinaio donnaiolo ossessionato dalle torte, e i due ragazzi gay alla fine. Ti pare?

Be', di certo non è stata una cosa premeditata. Ma mi è stato fatto notare che quando il tipo confessa e l'altro spara al ragazzo gay staccandogli l'orecchio, questo potrebbe essere interpretato come un segno, tipo, questo è quello che ti succede se sei gay, quindi la gente ci vede dentro cose diverse.

Sarebbe una merda se ti sparassero all'orecchio perché sei gay.

Quando ho sentito quel commento temevo che il personaggio venisse interpretato come omofobo, il che sarebbe un errore. Ma i personaggi sono tutti un po' strani. Non vedo il Re dei Papponi come un donnaiolo. Chiamavo il padre di mia moglie il Re dei Papponi perché era il tipo più inquadrato che ho mai conosciuto. Non potevi proprio immaginartelo a fare sesso, men che meno come pappone. Quindi ho chiamato il personaggio Re dei Papponi ma non è un pappone, vive in una piccola casa di merda e fa strane torte.

E mangia un sacco di hotdog.

Sì, ero un po' seccato che non ci fossero abbastanza hotdog sul set. Ne volevo un centinaio sparsi così per terra. Ma suppongo ci stia anche che la sua frustrazione peggiore fosse la mancanza di hotdog.

Hai due film, Little Clumps of Hair e Doctor, che parlano di baffi. Che problema hai con il pelo facciale?

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Non lo so, voglio dire, sono dieci anni che a volte mi faccio crescere i baffi, poi li taglio, non so perché. Forse perché mi sono sviluppato tardi per quanto riguarda la peluria facciale e quindi a ogni occasione di farli crescere ne approfittavo.

Sono uguale. Ho 26 anni e ho solo un po' di peletti di pesca.

Ha ha, be', un giorno, amico mio, un giorno.

Qual è il tuo tipo di baffi preferito?

Non mi piacciono più i baffi, ma c'è questo tipo di peli tipicamente inglese che chiamo peluria da sedere. È un po' come quella che aveva Prince nel periodo Purple Rain, sparsa e morbida al tatto. Direi che è quello il mio tipo preferito.

Su cosa stai lavorando adesso?

Un lungometraggio che spero verrà girato entro l'anno, con il mio amico Joe che è il renegade più alto. Riesce a pescare i pesci con la bocca quindi nel film ci sarà lui che nuota nudo e pesca con la bocca.

In un fiume?

Si, e poi viene visto da una ragazza che ha sviluppato un'ossessione per lui. È un uomo selvaggio dei boschi e nasce una strana storia d'amore. È un film singolare.

JONATHAN SMITH

Per più su Jim, andate su Maggot Operations, Inc.