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In Uruguay il sogno della legalizzazione sta per diventare realtà

La nuova legge metterà l'intera industria della marijuana nelle mani del presidente uruguaiano José Mujica. A trarne beneficio non saranno solo i consumatori, ma la sicurezza dell'intera popolazione.
11.9.13

Una manifestazione pro-legalizzazione a Montevideo. (Foto di Santiago Mazzarovich) 

Sembra ormai ufficiale che, a novembre, in Uruguay verrà legalizzata la marijuana. La mossa—che è stata chiamata dal presidente uruguaiano José Mujica un "esperimento" che potrebbe dare un "contributo all'umanità"—è unica nel suo genere, in quanto sarà il primo programma al mondo a stabilire il controllo governativo su tutta "l'industria" della marijuana, dalla coltivazione alla vendita di droga.

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Anche se l'uso di tutte le droghe è depenalizzato in Uruguay da più di trent'anni, i consumatori finora dovevano acquistare l'erba dagli spacciatori. Tuttavia, quando la legge entrerà in vigore, il prodotto in commercio sarà fornito da fonti legittime e, ancora più importante, rigidamente regolamentate. Il prezzo stimato, poco più di due euro al grammo, è stato stabilito per competere direttamente con il mercato nero—stante il principio che la gente non comprerà droga di qualità inferiore da uno spacciatore quando può acquistarne, esattamente per lo stesso prezzo, di qualità controllata dall'autorità statale.

Facendone comunicazione allo stato, i cittadini potranno acquistarne fino a 40 grammi al mese, oltre ad avere il permesso di coltivare le proprie piante. Per i botanici dilettanti con spirito imprenditoriale, imprese private e cooperative saranno autorizzate a produrre la propria marijuana, basta che si tengano entro certi limiti e vendano solo attraverso le strutture gestite dal governo .

Ma, per quanto i fumatori del paese possano essere giubilanti, la legge non è stata disegnata solo per garantire loro l'accesso a erba degna della Cannabis Cup. Piuttosto, è parte di un programma governativo in 15 punti traducibile come "Strategie in favore della vita e della coesistenza"—un piano per rendere, si spera, il paese un luogo più sicuro in cui vivere, liberando anche le autorità dall'incombenza di stare dietro agli spacciatori di marijuana, perché possano impiegare il proprio tempo nella lotta al crimine organizzato.

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Ovviamente, questo passo verso la legalizzazione non è stato questione di un giorno. La mossa è il coronamento di anni di campagne condotte da cittadini, organizzazioni non governative e politici. Clara Musto, attivista del gruppo uruguaiano Pro Derechos, mi ha raccontato di tutti gli ostacoli che la sua organizzazione ha dovuto affrontare per raggiungere questo cambiamento storico della legislazione.

Marcia per la legalizzazione a Montevideo. (Foto di Santiago Mazzarovich)

È saltato fuori che il problema principale era convincere le persone che il dibattito non riguardava solo le droghe. Ci è voluto molto tempo "per raggiungere un punto di svolta nel dibattito tra le parti sociali, per spingere la gente a non considerarla una discussione solo sulla marijuana e sul fatto che sia dannosa per la salute," mi ha detto Clara. "Né è una discussione che riguarda il fatto che sia giusto o meno fumare marijuana, ma riguarda la legislazione stessa sulla marijuana."

Nemmeno i mass media sono stati particolarmente d'aiuto nel divulgare il messaggio, "La marijuana è un argomento fortemente stigmatizzato," ha continuato Clara, "e le immagini che si vedono sui giornali e in televisione sono sempre quelle di un ragazzo che fuma una canna enorme […] perché è così che vedono il problema, e non ci aiutano a decostruire quest'immagine."

I sostenitori della campagna della Pro Derechos non rappresentano il tipico gruppo di pro-legalizzazione: invece di una massa di rastoni disorganizzati, che si muovono all'unisono in una nebbia confusa, gridando che l'erba è solo una pianta, sono uomini e donne che rappresentano l'intera società—vecchi e giovani, madri, casalinghe e uomini d'affari, e persone che non hanno nemmeno mai fumato marijuana.

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La campagna ha raccolto questo enorme sostegno anche realizzando grafici che sottolineano i benefici sociali della legalizzazione: dalla spinta all'economia fino alla diminuzione, in prospettiva, dell'uso di droghe pesanti.

Un poster della campagna di Pro Derechos con un fotomontaggio del presidente dell’Uruguay. (Per gentile concessione della Pro Derechos)

Ma quello che ha spinto maggiormente il governo in questa direzione è la percezione che la scarsa sicurezza e la criminalità siano aumentate nell'ultimo decennio. Nonostante la situazione a Montevideo non sia niente in confronto a quella sui sanguinosi campi di battaglia di Bogotà e Medellin (che registrano circa dieci volte il numero di omicidi), gli abitanti della capitale dell'Uruguay sono più inclini a considerare la propria città come "molto pericolosa" rispetto a chi vive nelle due città più violente della Colombia.

Certo, può sembrare che stiano esagerando, ma la criminalità è di fatto aumentata negli ultimi dieci anni. Ed è avvenuto, secondo i funzionari di polizia e della narcotici, a causa del flusso di pasta di coca che ha inondato il paese dopo che i precursori chimici utilizzati per fare la cocaina sono stati messi sotto controllo in Colombia e in Perù—il che significa che i trafficanti hanno dovuto trovare un nuovo mercato in cui vendere il loro prodotto. La combinazione della crisi economica del 2002 con le ondate di disoccupazione e l'ingresso sul mercato di nuova droga a basso costo ha causato un'impennata nell'attività criminale nel paese.

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Quando ho chiamato Geoff Ramsey, un ricercatore della fondazione Open Societies, mi ha detto che la legalizzazione della marijuana—pur non essendo una risoluzione definitiva—potrebbe contribuire a combattere le gang locali che si occupano anche di prostituzione e criminalità su piccola scala."In Uruguay, ci sono organizzazioni criminali internazionali peruviane e colombiane che sfruttano il porto di Montevideo per spedire la cocaina soprattutto in Europa," mi ha detto, "e loro non saranno probabilmente colpite dagli effetti delle nuove leggi. Tuttavia, per le gang locali, urbane, sarà un duro colpo.”

Manifestazione pro-legalizzazione a Montevideo. (Foto di Santiago Mazzarovich)

Anche se non è la droga più redditizia da vendere, il mercato della marijuana è il più popolare in Uruguay, dato che il 20 percento della popolazione ne fa uso almeno in un certo periodo della propria vita. Se il commercio è nelle mani dei criminali locali—criminali che contribuiscono a rendere poco sicuro il paese—i loro portafogli cominceranno ad alleggerirsi un bel po'.

Naturalmente, essendo il primo esperimento di questo genere al mondo, potrebbe non andare tutto liscio. I criminali non avranno intenzione di lasciar perdere e andare a cercarsi un lavoro e una vita "retta". Per fortuna, il presidente dell'Uruguay, José Mujica, sembra esserne consapevole, e ha stanziato fondi per mettere in atto la legge con le dovute cautele. Il denaro che entrerà nelle casse dello stato con la vendita di marijuana sarà utilizzato per frenare il traffico di droghe pesanti a cui probabilmente i criminali si indirizzeranno, e a controllare che tutti i nuovi coltivatori di marijuana non valichino i limiti consentiti. Se riuscirà a tenere sotto controllo questi aspetti, la legalizzazione della marijuana in Uruguay—secondo Geoff, almeno—"con buona probabilità aiuterà a ridurre omicidi e altri crimini violenti."

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E questo potrebbe costituire un precedente per altri paesi in America Latina e in tutto il mondo in merito alla politica delle droghe, o almeno, potrebbe essere di esempio come azione contro il lo status quo del proibizionismo. In effetti, alcuni stanno già seguendo questa strada: l'Ecuador ha di recente depenalizzato l'uso personale di stupefacenti e i presidenti sia della Colombia che del Guatemala hanno affermato di voler cercare alternative alla Guerra alla droga guidata dagli Stati Uniti.

Naturalmente, i facili entusiasmi devono essere tenuti a bada, perché—in questa fase—il sistema è solo un "esperimento", e un esperimento su cui tutto il mondo tiene gli occhi puntati. Tuttavia, se avrà successo e riuscirà a produrre i benefici che il governo uruguaiano spera, chissà quale sarà il prossimo paese che vorrà mettere il proprio presidente a capo dell'industria di marijuana.

Segui Joseph su Twitter: @josephfcox

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