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White Forest Records è la roccaforte dell’elettronica italiana

White Forest Records spinge gli astri nascenti della musica. Abbiamo scambiato due parole con loro e con i Celluloid Jam, una delle loro ultime belle scoperte.

Il logo di White Forest Records è splendido splendente. Via White Forest Records

Questo post fa parte della nostra serie #Campaign4Change.

In Italia siamo pieni di meteore: splendenti astri passeggeri che riescono a durare al massimo una stagione, bruciando e assorbendo tutto ciò che hanno intorno. Non abbiamo solo le meteore, però.

Abbiamo anche dei coloni pacifici che silenziosamente si insediano in un territorio e con la dovuta calma cominciano a costruire edifici, villaggi e città nel loro territorio, fino a diventare una potenza consolidata. Una di queste colonie fa musica, anzi la pubblica, e si chiama White Forest Records.

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Il loro roster è testimone dell'importanza di questa etichetta: Sonambient, Godblesscomputers, Capibara, 12 Inch Plastic Toys sono tutti nomi che hanno segnato una svolta per una certa scena elettronica italiana. Un approccio professionale a una realtà che prima di White Forest era considerata troppo di nicchia per poter valere degli sforzi. Il percorso di Lorenzo Corsetti e Luca Albino, i due fondatori dell'etichetta, è senza dubbio un percorso di successo, e testimone è il loro sito nuovo di zecca che racconta fieramente tutte e 171 le tracce presenti nei 22 album che hanno pubblicato con 65 artisti.

Ho contattato Lorenzo per parlare con lui dell'etichetta, e già che c'ero ho fatto due chiacchiere anche con i Celluloid Jam, freschi freschi di un EP, Youth, su White Forest e che si sono presentati con un mix in mano.

Celluloid Jam - Winning Is Everywhere by C4c on Mixcloud

VICE: Ciao Lorenzo, voi di White Forest avete svezzato i nomi più importanti di una certa scena italiana: Capibara, Godblesscomputers, Sonambient, 12 Inch Plastic Toys. Prima di aprire White Forest avevate già precedenti nel mondo delle etichette discografiche?
Lorenzo Corsetti: White Forest Records è la nostra prima esperienza in assoluto in termini di gestione di un'etichetta: prima di allora abbiamo lavorato con delle etichette, ma eravamo dalla parte degli artisti. Proprio dalle esigenze che abbiamo riscontrato (e che tutt'ora riscontriamo) in quel ruolo siamo partiti per plasmare la nostra etichetta. La nostra prima preoccupazione è stata quella di lasciare la musica ai musicisti e di curare ogni altro aspetto del prodotto discografico, dalle grafiche alla promozione, dalla post-produzione alla distribuzione e così via.

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White Forest Records è ormai una realtà solida con un calendario annuale bello pieno. Considerato il vostro regime di lavoro, come si comporta l'Italia con queste realtà discografiche? Sia a livello pratico-burocratico che nell'approccio con altre realtà analoghe alla vostra.
Sul piano culturale, in Italia manca la curiosità. Non si osa mai andare ad ascoltare qualcuno a meno che non si sia già letto il suo nome in rete, non si ha il gusto per la scoperta. Ci si adagia, si è passivi. Magari non è un discorso che riguarda tutte le città, ma a Roma per esempio alla gente piace fare sempre la stessa serata: non sia mai spendere cinque euro per un nome nuovo, emergente, che magari non è ancora rientrato nei radar dei blogger e delle webzine. Gli italiani possono farcela, qualunque siano i loro parametri: gli ostacoli sono di carattere culturale e ambientale, perché le conoscenze e le competenze non languono di certo. Ma le radio sono solitamente controllate dalle major, e i media non fanno molta distinzione tra prodotti di qualità e non.

Un altro problema è che nel giro ci si conosce quasi tutti, per cui è sempre difficile per qualcuno parlare male di un album che meriterebbe tutte le critiche del caso. È facile stroncare Aphex Twin, ma non è facile stroncare un musicista italiano attorno al quale c'è entusiasmo mediatico, anche se il prodotto è mediocre. Tuttavia in questo modo non si cresce, ci si accontenta e basta. Sul piano burocratico mi riservo di spendere negatività sul sistema d'impresa italiano, tuttavia non posso non dirti che, se da noi non nascono progetti innovativi come Spotify o Soundcloud, come accade invece nel resto d'Europa, quello culturale sia l'unico freno. La SIAE è l'epitome di questo sistema castrante e disfunzionale.

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La vostra è una storia di successo: non si parla di un exploit dall'oggi al domani né di una lenta e boriosa scalata. Nei tempi giusti avete fatto il vostro e avete dimostrato quanto vale la musica che proponete. Cosa significa per voi "Winning is everywhere"?
Se da un canto White Forest Records è per noi una fonte quotidiana di stress e impegni, dall'altro lo è anche e soprattutto di soddisfazioni: essere arrivati fino a questo punto e puntare al prossimo traguardo è un'impresa stimolante che si svolge su un sentiero irto, ricco di ostacoli, ma proprio per questa ragione si è spronati a fare meglio. Siamo partiti da zero, abbiamo imparato tante cose da soli, sbagliando e migliorando poco a poco. Ripenso a Youth EP dei Celluloid Jam: abbiamo dato fondo alle nostre energie in un'operazione assai dispendiosa e quando Jerro ci ha riferito che tutti i CD che avevamo stampato erano stati venduti in due giorni, ne siamo stati molto felici. Tutti i giorni vediamo il nostro nome su qualche rivista o qualche blog, tutti i giorni qualcuno ci scrive, si interessa a noi e ci parla con entusiasmo del nostro progetto: tutti i giorni le nostre fatiche sono ripagate da tante piccole vittorie.

Quali sono i prossimi programmi di White Forest? Il catalogo di quest'anno cosa prevede?
Ti faccio giusto qualche nome per non svelare troppe sorprese: a breve uscirà l'LP di Jaynes e questo suo nuovo lavoro sarà il naturale proseguimento del percorso già intrapreso con l'EP Hemispheres, all'insegna delle suggestioni ambientali; sul finire dell'estate abbiamo GRZ, un nome nuovo per noi, ma non per il panorama italiano, che presenterà un'opera sfacciata e stilisticamente inedita per il nostro repertorio; chiudo con Furtherset, che nei giorni scorsi non è riuscito a trattenere il suo entusiasmo per la sua prima pubblicazione estesa con WFR—finora con noi aveva pubblicato solo una traccia e un remix.

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Grazie Lorenzo.

Sono quindi passato a scambiare due parole con i Celluloid Jam, che per noi hanno preparato un mixtape esclusivo, e anche con loro ho avuto uno scambio interessante.

VICE: Ciao ragazzi, mi spiegate cosa sono i Celluloid Jam? Una performer, un producer e un visual artist?
Celluloid Jam: È veramente difficile dare una definizione. Effettivamente siamo un producer (Jerro), una performer (Caterina) e un visual artist (David). Ci siamo ritrovati a suonare insieme accorgendoci di come ci piacevano le stesse cose e sopratutto di come volessimo dare un'impronta musicale al nostro progetto incentrata verso un'elettronica meno cupa e studiata e più solare e "spontanea", ispirandoci alla musica d'oltreoceano e a tutta quella musica "etnica" che ci fa sognare.

Però dire che siamo solo una band è un po' riduttivo, ci piace definirci più che altro un collettivo artistico e ci piace spaziare in tutti i campi dell'arte in cui pensiamo di avere la capacità di poter dire qualcosa. Un esempio? David sta esponendo ora in una galleria a Firenze una sua installazione audio-visiva e Cate, con la sua creazione VENUS, collabora con altre ragazze e giovani artiste a diversi progetti a tema femminista.

Il vostro EP, Youth, mi sembra un miscelarsi di suoni nuovi interpretati con un approccio più tradizionale e meno "avanguardistico." Siete d'accordo? Cosa pensate a distanza di qualche mese dall'uscita del vostro disco?
La scelta di voler fare qualcosa di meno "avanguardistico" e più "tradizionale" nella gestione dei suoni è una cosa verissima, ma è stata maturata nel tempo, non è stata una scelta fatta a tavolino. Diciamo che ci sono stati una serie di fattori, prima di tutto il fatto che non usiamo programmi PC per comporre, solo synth, campionatore e drum machine. Questo perchè Jerro viene da un background molto diverso, più rock diciamo, ed ha sempre avuto il pallino di suonare live, mettere le mani sugli strumenti. Non ha mai avuto un grande interesse ad imparare a usare i software, e lo stile della nostra musica che piano piano si è venuto a delineare è sì elettronico, ma molto DIY.

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C'è da aggiungere che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sul nostro cammino due ragazzi, Mariangela e Niccolò, la prima che ci ha aiutato tantissimo nel percorso di scrittura dei testi, il secondo che non solo gira con noi in tour come fonico, ma si occupa del mixaggio di tutti i pezzi. Ecco, è stata la loro esperienza mista al nostro stile a dare vita alla musica che facciamo oggi.

Quali sono i vostri programmi per il futuro?
Di solito non facciamo mai programmi a lungo termine, tanto ogni volta quello che ci aspettiamo che avvenga, non succede mai! In linea di massima diciamo che ci piacerebbe continuare a suonare in giro. Ci sentiamo molto fortunati anche perché non è da tutti essere in tour in Italia dopo aver fatto uscire solo un EP, e per questo dobbiamo ringraziare i ragazzi di White Forest Records e Bizarre Love Triangles, senza i quali molte delle cose che stiamo facendo non sarebbero state possibili.

Ovviamente nel futuro non pensiamo solo all'Italia ma anche all'estero. Siamo animali da palcoscenico, e finché siamo in tour siamo felici.

Flash forward: mancano pochi giorni all'uscita del vostro prossimo disco. Cosa vorreste cambiasse nella scena musicale italiana perché diventi l'ecosistema perfetto per voi?
È una bella domanda! Ci sarebbero una quantità di cose infinite da dire, un ecosistema ottimo per noi potrebbe essere un'Italia meno esterofila, più fiera dei propri prodotti nostrani e più volenterosa nel volerli mettere in luce, anche davanti al resto del mondo. Detto ciò, non è che i progetti musicali italiani non abbiano le loro colpe, eh—probabilmente nel nostro ecosistema perfetto, gli artisti dovrebbero avere un pochino più di personalità, che manca davvero tanto, fare meno discorsi intorno alla musica e suonare di più, ricordandosi che siamo su un palco grazie a un audience che ci sostiene… E questa è una legge che si applica a tutti i tipi di pubblico, sia quelli a cui piace il pop sia quelli a cui piace l'elettronica d'avanguardia.

Questa è la campaign4change di White Forest Records. Qual è la tua? Condividila su #Campaign4Change.