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La Fini-Giovanardi è carta straccia

Oggi la Corte Costituzionale si è espressa sulla legge italiana che regola i reati sugli stupefacenti, dichiarandola incostituzionale. Ho cercato di capire che significato avrà questa sentenza rivolgendomi all’avvocato Zaina, giurista esperto in...

di Laura Tonini
12 febbraio 2014, 5:14pm


Roma, manifestazione nazionale antiproibizionista. Foto di Federico Tribbioli.

Oggi la Corte Costituzionale si è espressa sulla legge italiana che regola i reati sugli stupefacenti, dichiarandola incostituzionale. Per dirla in altre parole, è stato mosso un piccolo passo per l’umanità e un grande passo per Carlo Giovanardi.

Nonostante l’obbligatoria cautela verso le buone notizie, che ha trattenuto chiunque fosse dotato di buon senso dall’esultare fino all’ultimo minuto, la decisione era davvero piuttosto scontata. La condanna morale—e tecnica—sulle modalità con cui il decreto era stato posto in essere era universale e radicata quasi quanto la convinzione dei connazionali che sia necessario fare un applauso al pilota Ryanair appena toccato il sacro suolo della Patria di Orio al Serio.

La corte si è concentrata su un aspetto formale della legge, ma molti ci hanno letto anche una posizione più sostanziale sull’argomento, data la struttura molto ideologica alla base della magna charta giovanardiana, un impianto ideologico fortemente proibizionista, che il padre della legge non ha mai negato. Egli, l’Onorevole Giovanardi, ha preferito non pronunciarsi sulla sentenza prima che siano rese pubbliche anche le motivazioni, suppongo perché forse non voleva accontentarsi di una umiliazione di media intensità: ne vuole proprio una così forte da essere in grado di prendere vita e realizzare da sola una rapina a mano armata.

Abituata ai sensazionalismi speranzosi che girano tutti i giorni sull’internet ho avuto la mia personale conferma che tutto stesse effettivamente andando per il meglio solo quando ho letto la dichiarazione agitatissima di Gasparri secondo cui “la Consulta non è più un organo di democrazia.” Che sollievo, ho pensato, va tutto bene.

Ho cercato di capire che significato avrà questa sentenza facendomi aiutare dall’avvocato Zaina, giurista esperto in materia e figura di culto presso il circolo nazionale di noi amici dell’idroponica.

Ecco, quindi, cosa c’è in programma prossimamente.

Cosa succede adesso?

Adesso torna in vigore la legge Iervolino-Vassalli, cioè quella precedente alla Fini Giovanardi.  Le droghe leggere sono nuovamente distinte da quelle pesanti, in accordo con le direttive europee, la volontà politica dei più e i programmi scolastici della quarta elementare. Le pene connesse allo spaccio di cannabis tornano a essere da uno a sei anni e quelle per lo spaccio di droghe pesanti dagli otto ai venti. Inoltre cambia anche la nozione di uso personale. La Iervolino Vassalli prevedeva delle quantità definite come “dosi giornaliere medie”, che dovevano corrispondere alla quantità consentita per l’uso personale. Questa quantità, nel caso della cannabis, era un generosissimo 0.5/0.8 grammi che  si potrebbe scientificamente definire come unacannaemezzomaneanche. A seguire però, c’è stato il referendum del 1993, che ha abolito le dosi giornaliere. Il referendum ha eliminato del tutto la possibilità del carcere per reati connessi all’uso personale di cannabis, ma non ha fissato una quantità specifica precisa a cui fare riferimento. Probabilmente ci sarà bisogno di ulteriori interventi legislativi per definirlo, ma il canone è sui 500 mg di principio attivo. In ogni caso è aumentata l’autonomia del giudice di poter decidere in ogni singola circostanza.

Quindi nessuna depenalizzazione?

L’uso personale di cannabis rimane un illecito amministrativo che si porta dietro tutto un suo impianto sanzionatorio. Rimangono tutte le sanzioni, come la sospensione di patente, porto d’armi e passaporto per un numero di mesi variabile, e per la coltivazione non è cambiato assolutamente niente—rimetti nell’armadio quella cosa rinsecchita che chiami piantina—è sempre intesa ai fini di spaccio. In compenso è di nuovo esente dai provvedimenti penali l’acquisto di gruppo, cioè la posizione di chi abbia partecipato a una colletta per comprare del fumo. Torna anche l’istituto della “lieve entità”, che riguarda quantità che eccedono di poco il consumo personale e una generale situazione personale lontana dai canoni delinquenziali, nei casi della cannabis porta a reclusioni abbreviate fra i sei mesi e i quattro anni.

Cosa succede a chi è in carcere per reati connessi alla Fini Giovanardi?

Si apre ovviamente la possibilità di un ricorso che, ho come l’idea, verrà sfruttata da un sacco di persone. Si presume che l’effetto sarà molto impattante sulle carceri italiane (circa 10.000 persone dovrebbero esserne toccate immediatamente e lasciare la galera), con più di un quinto dei detenuti che scontano pene relative alla Fini Giovanardi. I giudici di sorveglianza valuteranno le situazioni caso per caso e chiaramente ci sarà un effetto anche sui procedimenti ancora in corso.

Quante possibilità ci sono che si completi l’opera di depenalizzazione con ulteriori interventi normativi?

Di sicuro ci sono degli interventi che saranno necessari per dare una definizione più precisa della quantità intesa come d’uso personale, ma non si può dire in che misura questi saranno immediati. La strada della depenalizzazione completa sembra concretamente percorribile e le proposte sono numerose, come abbiamo già visto.

Dopo l’intervento della magistratura non rimane che la volontà politica del parlamento, a doversi esprimere concretamente.

Aspettiamo. E speriamo. 


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