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Vice Blog

Treni, hobo e wild west. Intervista a Justine Kurland

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di it
21.7.10

Justine Kurland, conosciuta per i suoi idilliaci ritratti di ragazze in fuga da casa, comuni di hippie, e madri con figli, passa buona parte dell'anno on the road, viaggiatrice in cerca di altri viaggiatori. Quando è nato suo figlio Casper ha iniziato a portarlo con sé nei suoi viaggi, ed è stata influenzata sempre più dall'amore del piccolo per i treni. Così hanno iniziato a cercare treni e depositi ferroviari, e Justine ha iniziato a fotografare lunghe serie di locomotrici, carrozze, vagoni, e dopo, la gente che ci viaggia sopra. Il risultato di questo lavoro - di cui una selezione è stata pubblicata dall'Ecstatic Peace Library con il nome di This Train Is Bound for Glory- evidenzia un cambiamento nella fotografia di Justine. Permane la sensibilità romantica, ma i suoi soggetti sono ora principalmente maschili, e il loro mondo uno in cui, come cantava Woddy Guthrie, non ti cambi mai i calzini e ci sono piccoli ruscelli di alcol che scendono dalle rocce.

Keddie Wye, 2007

Vice: Nel 2000, hai detto delle tue fotografie di ragazze scappate di casa, "Sono andata da sola da New York alla California in macchina. L'iconografia del viaggio e della fuga è dappertutto nelle mie foto, e questo viaggio doveva essere come quello di un'adolescente in fuga, narrativa che percorre i miei lavori. Quindi essere in fuga era cruciale." Ma per questa nuova serie non hai necessariamente viaggiato sui vagoni, quindi come hai approcciato il mondo dei treni e degli hobo?
Justine Kurland: Ci sono molti appassionati di treni che hanno queste robe che captano le onde radio, per poter ascoltare le informazioni del traffico, e sapere quando stanno per arrivare i treni. Ma io non l'ho mai fatto. C'è più gusto ad andare e aspettare. Sento che tutto quello che faccio è contro-intuitivo e controproducente. Non controllo mai gli orari dei treni. Non ho una di quelle radio. Ricordo una volta che stavamo aspettando, e Casper insisteva che aveva bisogno di un sandwich con burro di arachidi e marmellata, così sono andata in macchina per farlo, e quando ero lì, ovviamente, ho sentito il treno che passava. Ero furiosa e gli ho gridato, "Sai, Jeff Wall non deve fare panini nel bel mezzo dei suoi servizi fotografici."

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Nel libro, ti chiedi come sarebbero i dipinti di Brice Marden se avesse dipinto con un bambino in braccio. È una domanda legittima. Le donne hanno molti ruoli difficili da giocare. Se sei una madre e sei un'artista, vieni considerata in due modi diversi. Quale dei due è più importante? Gli uomini invece sono sempre prima di tutto artisti.
Esatto. È una roba delicata perché magari non dovresti neanche dire che crescere un figlio è un'esperienza così femminile, ma non conosco nessun uomo che la sente così profondamente, e poi perché non è rilevante per il loro lavoro? L'arte dovrebbe essere proprio il frutto di questo tipo di esperienza di vita intensificata. La dipendenza dalle droghe ti sprona verso questo stato primordiale e più libero. Anche crescere un bambino è così. Ogni secondo, ti si spezza il cuore. Tutto diventa drammatico. Tutto diventa più forte, la sfera dell'esperienza si espande. Il tuo cuore si apre. Tutte quelle cose a cui pensiamo quando pensiamo a cosa sia l'esperienza dell'artista sono contenute nell'idea di fare figli, ma per qualche motivo, storicamente è considerata un'esperienza prevalentemente femminile. Ricordo quando ho fatto le foto di madri [Of Woman Born], e pensavo, wow, verrò proprio stroncata, e ho avuto una conversazione con Jay Gorney, che è sempre stato sostenitore del mio lavoro-c'è sempre il problema dei soldi perché sono sempre, sempre al verde-ma mi fa, "Sai, Justine, non so chi comprerà queste foto, perché le donne non amano le donne e gli uomini non amano le donne." [ride] "Speriamo che venga su qualche lesbica."

Be', io non sono lesbica e adoro le tue foto di madri.
Grazie!

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Nel fotografare altre donne, in particolare ragazze, hai esplorato molto più profondamente quel periodo della tarda adolescenza per le ragazze e hai anche re-inventato il modo di immortalarlo in foto. Quindi cosa vuol dire che questi nuovi lavori mostrino principalmente uomini?
Be', è interessante. L'intero progetto è nato grazie a Casper, perché è diventato ossessionato dai treni. I treni sono generalmente dominati dagli uomini: gli appassionati di treni sono uomini, i conducenti sono uomini. A mio padre è stato diagnosticato il cancro proprio nel periodo in cui sono uscite quelle foto, ed era stato molto difficile per me scoprire che avrei avuto un figlio e non una bambina, quindi forse c'è qualcosa di catartico nel lavoro. E poi era anche il periodo in cui la mia relazione con il padre di Casper è crollata. Era come se avessi questa sorta di strana attenzione agli uomini.

Ma devo tornare un attimo indietro. Non è che stia facendo uno studio sui sessi. Voglio dire, sono una femminista, e i miei lavori sono femministi. Ma credo avesse più a che fare col fatto che sono madre, e madre di un bambino, e questo a cui mi sono approcciata è il suo mondo di bambino con i treni. Sento che ok, la materia di questa serie di lavori sono i treni, i paesaggi, gli hobo, le popolazioni emarginate. Si riduce, se vogliamo, a un momento molto soggettivo di me che porto on the road il mio bambino, e devo renderlo divertente per lui, devo incorporarci quello che piace a lui. E da lì, ho cercato di trovare la mia strada.

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Come è successo?
Quando l'abbiamo fatto la prima volta, non pensavo neanche di fotografare degli hobo. Pensavo solo ai treni. A Casper non piacciono gli hobo. Dice che l'idea di uno che vagabonda sui treni è destabilizzante, perché rovina un po' l'immagine perfetta. Per lui è tutto idealizzato. Ma ricordo che quando guardavo le foto di James Welling pensavo a come il suo lavoro è concentrato sui momenti auto-riflessivi di un fotografo ed è quasi come se il treno nella sua foto sparisca e in un certo senso diventa una foto di niente, perché è impossibile fare una nuova foto di un treno. I treni sono come il simbolo più banale dell'America.

Quindi mi sono interessata all'idea di questa iconografia cliché del West americano. Ho iniziato ad incontrare appassionati di treni e imparare sempre più sulla storia di treni vari e compagnie ferroviarie varie, e a pensare all'idea di come è stato conquistato il West. E poi lentamente ho iniziato a pensare alla figura dell'hobo, ma a mio modo, ovvero tutto diventa molto soggettivo e non lavoro. Non sono una documentarista. Non sono un'artista di paesaggi. Prendo momenti del paesaggio americano, ma è soggettivo, e questa idea era un po' come la mia personale esperienza nomadica gitana americana.

Hemp Bracelet For Spanging, 2009

Alcune delle immagini del libro sono idilliache— ad esempio, Hemp Bracelet for Spanging, dove i due ragazzini siedono su un tronco col muschio in una foresta—ma altre, come Debris from Hobo Children, mostrano l'effettiva distruzione di questa sorta di romantica solitudine rustica. Sono foto bellissime, ma la vita che mostri è una vita difficile, può essere pericolosa e violenta.

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Suicide Bed è stata scattata ad Olympia. È di un tunnel—la luce alla fine del tunnel—e c'è scritto "hope" sul muro. Ma sulle rotaie c'è un pezzo di carta ed è la lettera di un suicida che dice robe tipo, "Questo mondo è una merda, odio tutti e voglio morire, cioè, vaffanculo tutti e andate tutti all'inferno, stronzi." Era rabbia pura, e c'erano siringhe e chiaramente qualcuno dormiva in quel letto ma le rotaie erano di un treno che passa una sola volta a settimana. Quindi se sei su quel letto quando viene il treno, verresti tirato tra le ruote. Di sicuro non sopravviveresti. Quindi quella è, molto dark, credo. La foto più dark che abbia mai fatto.

Portrait of a Hobo, 2007

Fino a che punto sono dirette le foto degli hobo?
Be', i ritratti, sono diretti come tutti i ritratti. Tipo, ok, fermo lì, appena a destra, appena a sinistra, eccetera. Ma scatto tutto su questa camera 4 x 5, che richiede molta preparazione. Una volta che hai focalizzato, il soggetto non può spostarsi fuori dal piano di focus. È un processo molto lento. Bisogna attendere il momento giusto. C'è una distanza teatrale dalla narrativa così c'è più interrogazione, e in un certo modo, c'è una sorta di gioco tra la realtà e una sorta di reame fantastico o l'estrapolazione di un'idea romantica e immaginaria della vita. C'è qualcosa di mistico in questi ragazzi, questa gente che sta sui treni, un certo folklore americano che si dispiega davanti a me e la mia macchina fotografica.

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E ora passo così tanto tempo on the road alla ricerca di questi momenti di una certa fantasia americana, di cosa sia la nostra identità nazionale, è come se stessi cercando dei fantasmi. Fotografo soggetti molto specifici - è una cosa intuitiva. Come questo tipo Cuervo, che c'è in parecchie foto. È il tipo sull'asino. Rappresenta il West americano, il fuorilegge, e Thoreau. Ma è anche stato in prigione, ed è un uomo schifoso. Cioè, dice roba tipo "La tua vagina è una perdita di tempo. Non tornare più a meno che tu non voglia usarla." È un tipo all'antica, misogino, ma allo stesso tempo veramente bello e affascinante. Sopravvive con una dieta di soli fagioli, si è fatto un rifugio, si prende cura degli animali, e ha un sacco di storie interessanti sui suoi traffici di droghe dal Messico.

Casper on the Back Porch, 2008

Questa serie ha anche molto a che fare con tuo figlio (invece che le ragazze o le donne e i loro figli)—il suo amore per i treni è stata un'ispirazione ma anche, come del resto fai notare nella postfazione del libro, lo osservi crescere attraverso la lente della tua macchina fotografica.
Con Casper, ci sarebbe un intero capitolo di cui non ho ancora neanche parlato, di cosa abbia voluto dire la mia scelta di farlo crescere on the road. L'autunno scorso, ho fatto una mostra di questi lavori, e doveva essere la chiusura di questo percorso. Era il periodo in cui Casper avrebbe cominciato l'asilo, e ho detto ok, devo permettergli di avere una normale infanzia. Ha iniziato l'asilo. Andava tutto bene, e anzi, era bello non dover parlare di robe come motori e treni e locomotive. Ma mi deprimeva stare a New York e sembrava come una sentenza di carcere per Casper e me: l'istituzionalizzazione della sua infanzia attraverso il sistema di scuola pubblica, e io schiava a rimanere in un posto. Ero depressa e sono andata in terapia, e pensavo, "Ora che faccio?" E il tipo mi fa, "Sai, se vuoi davvero essere on the road e anche Casper lo vuole, allora fatelo." E così ho fatto. So che sta vivendo una vita fantastica, ma non so se ho fatto la scelta giusta come madre. Di certo ho fatto la scelta giusta come artista. E speriamo anche come mamma. Sto facendo soffrire tutti per la mia arte. Speriamo che almeno ne valga la pena. Deve essere un'esperienza formativa e arricchente per lui. Quindi è fare il genitore on the road, e anche vedere tutto con gli occhi di Casper, e avere la sua collaborazione nelle foto che faccio.

Mi è piaciuta la storia di uno dei tori che ti fa, "È proprio un peccato che non tagli i capelli a quel bambino."
[Ride] Un'altra volta, quando Casper aveva tre anni, abbiamo trovato per caso una piccola spiaggia sul lago. Non conoscevamo nessuno, stavamo giocando sulla spiaggia e Casper ha iniziato a giocare con una bambina, facevano castelli di sabbia e robe così, e si sono bagnati, e Casper si è tolto i pantaloni e la bambina si è girata verso sua mamma dicendo, "Ewwww! Mamma! Quella bambina ha un pene!"

Immagini per gentile concessione di Mitchell-Innes & Nash

NICOLE RUDICK