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Vice Blog

Test clinici dimostrano: l'erba fa bene alla salute

di it
26 novembre 2010, 4:17pm

Nel 1972, l'arcipresidente Richard Nixon ricevette i risultati del test della Shafer Commission. A questa commissione, principalmente composta da politici repubblicani, Nixon aveva dato il compito di capire se la marijuana fosse davvero pericolosa o meno. Loro giunsero alla conclusione che, no, era impossibile andare in overdose d'erba. Ciononostante, questa scoperta non impedì a Nixon di creare la DEA l'anno successivo, rendendo la marijuana una delle sue priorità irrinunciabili. Come conseguenza, la marijuana non è stata studiata approfonditamente nei laboratori.

Ora che la marijuana viene accettata sempre di più, i test in laboratorio hanno iniziato ad essere sempre più frequenti, e gli oscuri segreti di questa buffa pianta cominciano a venire allo scoperto. Ad esempio, si pensa che nella marijuana sia presente un composto che, quando viene fumato, funziona da espettorante. Il che significa che, mentre stai fatto, stai anche dando una mezza ripulita ai polmoni.

Per ora, comunque, la ricerca potenzialmente più importante riguarda due parti fondamentali del cervello, e il modo in cui sono legate a due parti fondamentali della marijuana. In tutti noi, indipendentemente dal numero di piante che ci siamo fumati, sono presenti dei recettori cannabinoidi che rispondono ai composti che si trovano nella marijuana. Le risposte variano in base al luogo del cervello in cui si trovano i recettori, e in base al composto che sta scatenando la reazione. Una cosa curiosa da tenere presente è che non ci sono recettori nella medulla oblongata: la cosa si fa interessante, dal momento che la MO è la parte del cervello che controlla le funzioni respiratorie e cardiovascolari, il che significa che non è possibile bloccare i meccanismi respiratori inondando il corpo di cannabinoidi. Il che significa, a sua volta, che non è possibile uccidersi di troppo fumo.

I recettori cannabinoidi sono divisi in due categorie primarie: CB1 e CB2. I recettori CB1 si trovano innanzitutto nel cervello, e sono i responsabili degli effetti della fattanza. I CB2 si trovano soprattutto negli organi del sistema immunitario e agiscono da anti-infiammatori, oltre ad avere altri effetti terapeutici.

Queste parti del corpo se ne stanno lì in un angolino ad aspettare che i cannabinoidi le riempiano, e l'erba è l'unica fonte che fa accadere questa cosa in modo naturale. Degli 85 cannabinoidi conosciuti, ce ne sono tre che al momento sono visti come fondamentali: THC, CBD e CBN. Di questi tre, solo il THC e il CBD sono stati studiati in maniera rilevante.

Il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) è accolto da entrambi i recettori, CB1 e 2. Ha come effetto tutta quella roba psichedelica, e in più allevia i dolori. Il CBD funziona come antidepressivo, ansiolitico (sofisticata medicina "contro l'ansia", eh) e come neuroprotettore, ovvero: previene il collasso dei neuroni. Aiuta anche ad attenuare le convulsioni, le infiammazioni e la nausea. Ha un'affinità con i recettori CB2.

Grazie a 40 anni di eugenetica, le piantine che fumiamo al giorno d'oggi sono piene di cannabinoidi diversi, ma il THC è quello prevalente. Questo è dovuto al fatto che il contenuto di THC è ciò che i coltivatori della vecchia scuola preferivano, perché è quello che aiuta a strafarsi. Prima che tutti dessero fuori di matto, la marijuana conteneva circa il 3% di THC. Al contrario, oggi raggiunge il 20% in alcuni ceppi.

Con l'aumento della popolarità del CBD tra i ricercatori e i consumatori di marijuana a scopi medici, molti produttori hanno cominciato a sviluppare dei ceppi ricchi di CBD. Questo andrà alla grande per la gente col glaucoma, il cancro, o un potente mal di mare. E chissà cosa succederà quando inizieremo a dare ascolto agli altri 85 (e più) cannabinoidi.

ZACH G. MOLDOF

twitter.com/#!/imzachg