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Vice Blog

Il Messico brucia 134 tonnellate d'erba

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di it
27 ottobre 2010, 3:08pm

Centinaia di messicani hanno fissato con un po' di desiderio le balle d'erba che il governo del Presidente Calderon ha impilato su una banchina appena fuori Tijuana. Ce n'erano 134 tonnellate e, salvo i fortunati che si trovavano sottovento, nessuno ne ha potuto fare un tiro: una carica elettrica è saltata e l'erba ha preso fuoco, sancendo il più grande smaltimento di marijuana della storia del Messico.

L'ingente refurtiva è stata confiscata lunedì scorso al confine, vicino a San Diego, dopo una sparatoria tra le forze dell'ordine messicane e membri del cartello di Sinaloa. La zona è diventata, pian piano, la superstrada per un prosperoso giro di importazione d'erba dal cartello di El Chapo, dai tempi in cui il governo messicano ha iniziato a mettere un fermo al traffico dei due principali prodotti della banda: armi ed eroina. L'erba era stata valutata circa 4 miliardi di pesos, più o meno 240 milioni di euro.

Anche se l'amministrazione Calderon non lo ammetterà pubblicamente, le autorità hanno avuto sospetti del traffico d'erba dal fatto che la situazione a Tijuana, di recente, non fosse folle come al solito. Quando il tasso di criminalità scende drasticamente in una città come Tijuana, puoi scommettere che un cartello professionale stia facendo pulizia.
El Paso, ad esempio, al momento ha il più basso tasso di omicidi da un bel po' di anni, ma si pensa che stia ospitando un gran numero di membri dei cartelli. Sebbene Calderon di recente si sia trovato a tessere le lodi di Tijuana per aver sfatato la propria immagine di rovina del Messico impestata dalle droghe, dentro di sé sospettava che Tijuana stesse di soppiatto raggiungendo un nuovo picco di attività criminale. Però lo faceva di soppiatto.

In ogni caso, beati quelli che si sono trovati sotto l'enorme nube creata dal rogo nei giorni successi all'accensione, in mezzo alle forze speciali messicane con le maschere antigas, e ai membri del cartello di Sinaloa con sottobraccio le loro teste mozzate.

SAM OSBORN