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Cosa ho imparato guardando il documentario su Putin di Rete 4

Col documentario prodotto dalla televisione di stato Rossiya 1, per qualche ora un canale televisivo italiano si è trasformato in una specie di succursale della propaganda del Cremlino.

di Leonardo Bianchi
08 dicembre 2015, 1:23pm

Grab dal video.

Ieri sera mi sono visto su Rete 4 un documentario interamente incentrato su Putin, chiamato Il Presidente. Da qualche giorno, specialmente nei fan club dedicati al leader russo, c'era grande attesa per questo evento, e Mediaset stessa l'aveva ampiamente pubblicizzato. Nel presentarlo qualche giorno fa al Centro russo per la scienza e la cultura di Roma, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri si era espresso in questi termini: "Siamo orgogliosi di offrire al pubblico italiano un documentario sul leader più importante e coraggioso del mondo." Per la voce narrante del video, il giornalista Alessandro Banfi, Il Presidente è un "documento eccezionale in cui il pensiero di Putin non è né mediato né interpretato."

In effetti, Banfi non ha tutti i torti: nel documentario—prodotto dalla televisione di stato Rossiya 1 e andato in onda nell'aprile del 2015—il "pensiero di Vladimir Putin" è interpretato esclusivamente da Vladimir Putin, e il risultato è che per qualche ora un canale televisivo italiano si è trasformato in una specie di succursale della propaganda del Cremlino.

Per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio, infatti, va detto subito che Il Presidente sarà pur girato bene, ma è un mattone agiografico di due ore che finisce in glorificazioni che non hanno nulla da invidiare alla Corea del Nord. Fin dai primi minuti, Putin viene presentato come un leader duro ma umano, determinato ma umile, un combattente che vuole vendicare l'umiliazione a cui la Russia è stata sottoposta dal crollo dell'Unione Sovietica in poi.

Una delle prime scene ritrae Putin nel 1999 in Daghestan, ai tempi della seconda guerra in Cecenia. Ripreso in una tenda con i soldati, l'allora primo ministro alza il calice per "bere alla memoria di coloro che sono morti"; dopo un breve discorso, Putin però appoggia il bicchiere e rimanda il brindisi a quando "i compiti essenziali," cioè la fine della guerra, "saranno completati."

Il documentario si concentra sulla lotta al terrorismo (ripercorrendo anche la drammatica vicenda del teatro Dubrovka) e sull'ascesa di Putin al Cremlino: in poco tempo, veniamo a sapere attraverso le interviste a membri del suo entourage che il nuovo presidente russo ha messo in riga tutti gli oligarchi (tranne quelli vicino a lui, ça va sans dire); ha risollevato l'economia in un batter d'occhio; ha riportato le donne russe a far figli; e ha sempre rispettato con scrupolo e dedizione la Costituzione e le istituzioni democratiche, ponendosi come un padre della patria assolutamente super partes. Tra i prodigi a lui attribuiti, stranamente, non è inclusa la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Mentre cerco di rimanere sveglio seguo l'hashtag #IlPresidente su Twitter, con tweet elogiativi come "Con un presidente con un tale carisma e concretezza mi sentirei al sicuro e orgoglioso della mia nazione," o "Vladimir Putin=tanta roba. Grande statista, grande uomo, orgoglioso della propria nazione. Ad avercene qui," e gli immancabii paragoni tra la situazione istituzionale in Russia e quella in Italia.

Il meglio, tuttavia, deve ancora arrivare. Verso la metà del documentario, la celebrazione dell'uomo Putin raggiunge l'apice. Prima vengono mostrate immagini del presidente russo che si fa atterrare da bambini mentre pratica Judo.

Poi, attraverso varie interviste, si viene a sapere che Putin "lavora tantissimo e non dorme mai" e che ha "la capacità di concentrarsi su un argomento, e poco dopo di concentrarsi su un altro." Il leader russo, inoltre, "ascolta tutti, a volte più del necessario," e "studia dall'una di notte alle due, o dalle sette alle otto del mattino."

Vladimir Putin mentre studia.

Oltre alle superiori qualità intellettuali, Putin è anche un prodigio nell'apprendere discipline artistiche e sportive. Nell'arco di pochissimo tempo, rivela il documentario, Putin ha imparato a pattinare sul ghiaccio e a giocare a hockey.

E addirittura a suonare il pianoforte, "prima con una sola mano e poi con l'altra."

Il presidente russo è anche un cantante provetto.

Finita la carrellata sulle qualità quasi sovrannaturali del capo, il resto del documentario—che glissa prevedibilmente sull'esistenza di oppositori e, tra le altre cose, sulla stretta in materia di diritti degli omosessuali—si concentra sugli eventi di attualità, ossia la crisi ucraina, la "presa" della Crimea e il caos siriano.

Dopo due ore di celebrazioni a senso unico, alla fine de Il Presidente si scopre che Vladimir Putin ha un cuore, e che soffre abbastanza il fatto di non avere più una vita normale e, ad esempio, di non poter più andare al cinema. Ma per servire il proprio popolo e riportare la Russia tra le superpotenze mondiali, dice Putin, alla fine il prezzo da pagare è relativo.

Naturalmente, vista la lunga amicizia tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, non sorprende più di tanto che un'operazione di smaccata propaganda come quella del documentario di Rossiya 1 sia finita su di un canale Mediaset.

Più in generale, però, è proprio l'opinione su Putin ad essere cambiata completamente in Italia. Ad accorgersene è stato anche l'ambasciatore russo Sergei Razov, che in un'intervista su Sputnik News (organo di stampa governativo) ha affermato che gli italiani "sentono che Putin è un leader forte di un Paese forte," e che per questo insieme a lui "fanno il tifo per il presidente Putin."

Qualche tempo fa avevo scritto di come l'estrema destra—abbastanza paradossalmente, ma nemmeno troppo—avesse preso una cotta per Vladimir Putin, proiettando sul presidente russo sia le proprie fantasie sull'"uomo forte" in grado di tener testa all'"Occidente," sia il desiderio di una società ordinata, pulita e identitaria.

Come noto, inoltre, la Lega Nord di Matteo Salvini si è avvicinata sempre di più alle posizioni del Cremlino, e lo stesso segretario leghista ha elogiato Vladimir Putin a più riprese ("Tra Putin e Renzi farei a cambio anche domani mattina").

Ultimamente, in questo milieu putiniano si è infilata anche la stampa cattolica e moderata. A seguito degli attentati di Parigi e degli interventi militari in Siria, su Famiglia Cristiana sono apparsi due editoriali—molto condivisi sui social—del vicedirettore Fulvio Scaglione, che lodano incondizionatamente l'attuale politica estera della Russia e sono piuttosto eloquenti già a partire dal titolo ("Caro Vladimir! Ecco perché Putin ci piace di nuovo" e "Per fortuna c'è l'impero del male!").

Insomma, se fino a poco tempo fa la fascinazione per Putin era liquidata come un'eccentricità di Silvio Berlusconi o di qualche rossobruno, ora questa stessa fascinazione non solo si è evoluta in qualcosa di ben più serio, ma ha coinvolto settori sempre più ampi—e profondamente diversi tra loro—dell'opinione pubblica italiana.

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