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I sensi di colpa del Partito Democratico

Il governo Renzi è ormai diventato realtà. Ma cosa ne pensa la 'base'? Siamo stati in alcuni circoli del PD per capire come gli iscritti al partito stanno cercando di "interiorizzare il cambiamento".

di Leonardo Bianchi
27 febbraio 2014, 11:06am


Via Flickr/Palazzo Chigi.

Dopo la riserva, le consultazioni, i ministri, e la fiducia in Senato e alla Camera, ieri Renzi ha inaugurato la sua 'volontà di popolo' andando a Treviso e incontrando studenti, imprenditori e 'i ragazzi delle start-up'. Quello di Renzi è ormai un governo certo: ci sono i ministri—sedici—, le contestazioni—Lega, forconi e Forza Nuova—e a breve, anche i vari vice e sottosegretari. Nonostante questo però, la base del PD sembra non avere ancora interiorizzato il cambiamento, e nei circoli si continua a parlare di quello che è successo, del rapporto Renzi-Letta, del partito, e di termini come 'tradimento', 'campanella' e 'serenità'. Per capire cosa succede, cosa significa essere 'la base' e cosa si intende per 'momento di riflessione', siamo stati a Roma e Milano per assistere a due incontri tra tesserati PD.

Sono all'incirca le nove di sera del 25 febbraio e, mentre Matteo Renzi sta per ottenere la fiducia alla Camera, noi ci troviamo davanti alla sezione storica del PCI (che ora ospita un circolo del Partito Democratico) in via dei Giubbonari a Roma. Il circolo, oltre ad avere una lunghissima storia alle spalle, recentemente è finito al centro delle cronache per essere stato preso di mira durante la manifestazione No Tav del 20 novembre 2013.

L'occasione di ritrovo è l'assemblea pubblica tra gli iscritti—alle quale partecipano anche i senatori Luigi Zanda e Ugo Sposetti (l'ex tesoriere dei DS)—indetta dal circolo per discutere sulla situazione politica del Paese e sulla tenuta interna del partito. Siccome la riunione deve ancora iniziare, ne approfittiamo per scambiare due parole con alcuni militanti del PD fuori dal portone.



Il primo è Paolo, iscritto al PD sin dalla fondazione nonché tra i responsabili del comitato per Gianni Cuperlo, candidato segretario alle ultime primarie.

VICE: Oggi Renzi ha parlato alla Camera e ha spiegato ancora una volta cosa intende fare da Presidente del Consiglio. Il suo programma ti convince?
Paolo:
È un programma molto ambizioso, e tutti speriamo che lo possa realizzare. Siamo comunque un po' scettici, perché la maggioranza è la stessa di Letta. La cosa che non mi convince affatto è quella di fare riforme di quella portata ogni mese.

Che motivazioni ci sono dietro questo cambio di governo?
Onestamente non lo so, ma non mi sembra un'operazione che porta frutti positivi. Come già detto, la maggioranza rimane comunque la stessa di Letta e i provvedimenti li decide la maggioranza, uno per uno. E se dietro non hai una maggioranza che ti sostiene non ce la fai.

La decisione di Renzi e la caduta di Letta hanno creato un po' di problemi nel partito?
C'è sicuramente una frattura che speriamo che si ricomponga, come bene o male è sempre accaduto in passato. Il punto è che, nel momento in cui arriva un nuovo segretario, tutti si aspettano che ci sia un'attenzione al partito.

Un'attenzione che Renzi non ha dato finora.
Ci aspettavamo una figura che facesse un lavoro sul partito. La realtà è che i circoli non contano nulla, e bisogna ripartire dai circoli, dal lavoro di chi è iscritto e fa attività sul campo tutti i giorni. Questa velocità insomma ha creato una lacerazione, perché Renzi va "troppo avanti"–anche in una direzione sbagliata, dico io–rispetto al partito. E se non ti capiscono i tuoi, figurati cosa possono capire gli altri.



Il secondo iscritto è Berto Barbieri, dice scherzosamente di essere affetto dalla "malattia renziana"; non sorprende, quindi, che il suo giudizio sulla situazione sia piuttosto diverso rispetto a quello di Paolo.

VICE: Immagino che tu veda di buon occhio questo cambio di governo.
Berto Barbieri:
Assolutamente sì. C'era bisogno di un vero e proprio cambio di passo nell'agenda di governo e in quella del Partito Democratico. Perché aspettare e cuocersi in dibattiti che vanno avanti da anni su legge elettorale, riforme costituzionali e lavoro? Renzi ha voluto prendersene la responsabilità, comunque è il segretario del partito di maggioranza.

Non è che l'ambizione di Renzi ha prevalso sul calcolo politico?
Se vogliamo ambire ad avere dei leader politici seri, io credo che gli si debba riconoscere anche un briciolo di legittima ambizione personale, purché tutto si possa esprimere nella trasparenza di quelle che sono le regole che si condividono all'interno degli organismi. Fare una direzione in cui si intende sfiduciare un compagno di partito non la ritengo un'operazione fratricida. La ritengo un'operazione politica. Noi siamo contro il cesarismo democristiano in cui erano tutti buoni ma si odiavano tutti tra di loro.

Con questa operazione Renzi non rischia di bruciare se stesso e il partito?
Il rischio esiste nel momento in cui lui fallisce. Per quanto riguarda il partito, molti esponenti in vista si sono succeduti più volte senza lacerarlo. Certo, il PD ha ben chiaro come nasce, ma secondo me non ha ancora chiaro cos'è o cosa vuole diventare. Oggi vediamo una prima leva, né comunista né democristiana, di dirigenti politici che sono nati sul territorio con il Dna del Partito Democratico. Su questo noi puntiamo moltissimo. Crediamo anzi che il profilo di Renzi potrebbe essere un vero collante.



Entriamo e la saletta è piena. Giulia Urso apre l'assemblea, è la segretaria del circolo e si capisce subito che il "profilo di Renzi" di cui parla Barbieri è decisamente 'divisorio'. "Renzi ha venature populiste, ma non c'è il rischio che il Partito Democratico diventi populista." Nonostante ciò, continua la segretaria, "sostenere Renzi al governo è l'unica chance che abbiamo."

Dopo la segretaria parla Ugo Sposetti, che evidenzia la drammaticità della situazione generale: "Se non diamo le risposte al Paese, sarà il Paese stesso a finire sotto le macerie, non solo il Partito Democratico." Dopodiché si succedono gli interventi degli iscritti, nell'aria si respira incertezza e tensione.

Il primo è Guido, un militante di lunga data che si definisce "un piantagrane". La sua opinione è tutt'altro che entusiasta: "il Governo Renzi è stato deciso dall'alto." Il Partito Democratico, aggiunge Guido, "sta diventando una faida generazionale", che rischia di compromettere l'unità del partito. I timori arrivano anche dagli elogi di persone come Berlusconi: "Quando sento parlare di Renzi in un certo modo da gente di destra io mi allarmo."

Un'iscritta da pochi mesi al circolo dei Giubbonari esprime le sue preoccupazioni: "Non ci sono numeri, non ci sono progetti e questa compagine di governo mi lascia perplessa." Eppure, dice, "in questo momento dobbiamo dare il nostro contributo per far sì che si arrivi al risultato migliore." Un altro militante, alla fine di un discorso estremamente critico nei confronti di Renzi, dice: "Io non voglio rimanere sotto le macerie, e temo che chi sostenga questo governo possa rimanerci."



Gli altri interventi sono tutti più o meno così. C'è chi rilancia le ipotesi sulla caduta del governo Letta formulate da Eugenio Scalfari—Renzi ha fatto le scarpe a Letta perché si è accorto che quest'ultimo "aveva imboccato la via che avrebbe avuto successo"—e chi attacca il protagonismo dell'ex sindaco di Firenze: "Renzi non ha bisogno del partito, noi invece sì."

Una militante ammette che "c'è troppa diffidenza nei confronti di Renzi. Lui non è il mio candidato, ma è una carta che ci dobbiamo giocare." Le palesi difficoltà interne al partito, continua la militante, non devono portare "a dividersi, litigare e mettersi i bastoni tra le ruote. Se lo facciamo perdiamo ancora, e io mi sono stufata di perdere."

L'assemblea finisce con un lungo intervento del senatore Zanda. Sono ormai le 11 e mezza e tutti escono stanchi e provati. Al di là della retorica dell'"ultima chance" e del "cambiare verso", l'impressione è che mai come ora le fratture interne del PD rischiano di allontanare la politica dalla realtà. Ma del resto, come ha detto un'altra militante nel corso dell'assemblea, "tutto quello che abbiamo oggi ce lo siamo meritato fino in fondo." Il giorno prima siamo stati a Milano.



Il Circolo Corvetto a Milano è aperto dal 2004. Fra le sue figure di riferimento c'è l'onorevole Paolo Cova, veterinario, candidato alle provinciali di Milano del 2009 ed ex-vice-segretario metropolitano. Lunedì sera i tesserati di Corvetto si sono riuniti e hanno deciso di fare il punto della situazione su governo, Renzi e PD. La riunione si è svolta a poche ore di distanza dalla fiducia di Renzi al Senato, in cui il premier ha parlato di intenzioni, urgenze, e di altri temi della sua campagna, dalla riforma elettorale a quella scolastica, unioni civili, jus soli e ripresa economica. Chi se lo fosse perso può immaginare il trailer di Milk però senza Sean Penn e senza la portata storica delle sue affermazioni.

La riunione del Circolo di Corvetto è convocata per le 21 nella sede PD di via Mompiani e capiamo subito di essere arrivati nel posto giusto perché notiamo uno sparuto grappolo di anziani davanti a un portone. Entriamo e i primi arrivati cominciano a preparare la stanza per la riunione, sistemano le sedie, accendono i caloriferi, e si raccontano gli ultimi sfondoni di Razzi per tenersi un po' su. Sono ancora in pochi e nonostante l'atmosfera sia allegra, si percepisce il tappeto sonoro dei tesserati PD, quel continuo sospirare che dopo un po' diventa rumore bianco e che probabilmente permette loro di risparmiare sui riscaldamenti.



Alle 21.45 sono in cinque e qualcuno ha già detto "Orietta Berti".



Mentre aspettiamo che la riunione si popoli scambiamo due chiacchiere con Ilda, una dei militanti del Circolo. Ilda non rinuncia a trasmettere un po' di sano entusiasmo verso la nuova segreteria.

VICE: Oggi c'è stato il discorso di Renzi in Senato. Ha parlato di abolizione delle province, di gestione del patrimonio culturale, e di ripresa economica. Si può dire che abbia dato un nuovo orizzonte al partito? Vi è piaciuto?
Ilda:
Be' in questo momento dobbiamo dire di sì, è il nostro segretario ed è il Presidente del Consiglio. Stiamo a vedere. Se riesce a fare qualcosa gli diremo anche bravo.

Diciamo che però la prospettiva non vi esalta.
Diciamo di no. Ma comunque vedremo. Dipende da cosa farà.

Che ne pensate della nuova squadra di governo?
Siamo un po' dubbiosi sulla Guidi. È più vicina a Forza Italia, e poi nessuno ha apprezzato i metodi utilizzati da Renzi con Letta. È stata un'operazione scorretta.



La riunione sta cominciando. È arrivato l'onorevole Cova e la stanza si è riempita. Il deputato è lì per rispondere alle domande dei militanti e la prima è proprio sul Ministro dello Sviluppo, Federica Guidi. I motivi per cui la sua nomina è discutibile sono due, 1) le commesse nella pubblica amministrazione delle aziende di famiglia e 2) la vicinanza a Forza Italia, ma quello che interessa ai militanti di Corvetto è una cena a casa Berlusconi.

Cova sospira, smentisce le voci sulla cena e comincia a sentire l'emicrania. Le critiche al nuovo segretario si concentrano soprattutto sui modi con cui si è concretizzato l'avvicendamento con Letta. Dopo "traditore" i termini più ricorrenti sono "minaccia" "intimidazione" e "marketing". Tutti gli interventi si concludono allo stesso modo, con un "se farà bene poi ci toglieremo il cappello".

Molti difendono il governo Letta, o semplicemente l'idea che Renzi non sia stato né necessario né urgente. Cova dà più o meno la stessa risposta a tutti, nessuno si è sentito minacciato dalla corrente renziana. Quello che hanno sentito è stata la straziante lamentela della base contro chiunque si azzardasse a difendere il precedente governo delle larghe intese, e poi tutto il contrario. L'ostilità a Renzi ha di fatto accelerato un processo inevitabile, lui avrebbe vinto comunque.

Tutto questo Cova lo dice con visibile difficoltà, il suo è quello sforzo nobile che si usa per non parlare male di un ex che odi, i militanti lo capiscono e non lo lasciano stare. Sostanzialmente è una lunga terapia collettiva di gestione dell'ira. Il secondo attivista con cui parliamo è il signor Milanini, anche lui acceso sostenitore di Matteo.



VICE: Perché c'è tutta questa insistenza sul fatto che il passaggio da Letta a Renzi sia stato poco corretto?
Milanini:
È stato molto repentino, anche se era stato preparato da lontano. E poi ha contraddetto in pieno alcune dichiarazioni di Renzi di poco precedenti. Questo ha sconcertato molto. È un giudizio etico però, quello politico si potrà dare solo a medio termine, magari già fra qualche mese.

Davvero eravate soddisfatti dal governo Letta?
Non c'erano altre possibilità. Tornare alle elezioni avrebbe significato riconsegnare il Paese a Berlusconi. È stato positivo dal punto di vista della tattica politica. Secondo me Letta ha operato abbastanza bene, ha provato a governare solo con una parte anziché dell'intero centro destra. Positivo per alcune cose che andavano fatte, come la proroga degli assegni integrativi. Il mio giudizio è negativo solo su alcuni aspetti tecnici che sinceramente non so quanto siano colpa di Letta. Un pasticcio come quello che è stato fatto sull'IMU, e non mi riferisco alla cifra da pagare, ma al testo di legge inaccettabile.

Ma il cambiamento che ha portato Renzi parlando di orizzonti culturali, o di comunicazione, non potrebbe rivelarsi positivo in termini di voti?
Il cambiamento secondo me è solo sul piano della comunicazione. Letta era un leader freddo, diplomatico, abile. Ma poco capace di comunicare. Renzi invece è molto bravo in questo e siccome la politica, non solo in Italia, tende verso la personalizzazione è chiaro che lui ha più possibilità.

Insomma si tratta di un cambiamento inevitabile, e se non fosse stato Renzi sarebbe stato qualcun altro, magari simile.
Un cambiamento nelle tecniche di comunicazione era ineluttabile, è vero. Ma poteva avvenire in maniera diversa. Credo che da troppi anni la sinistra patisca di continue lotte interne. Pensa a D'Alema con Prodi.

Diciamo che un vero "uomo forte" dovrebbe essere in grado di superare questo problema.
Dovrebbe, sì. Bisogna vedere come.



Nel frattempo la discussione prosegue.



Si parla di lavoro, concorsi pubblici e prospettive di occupazione. Tutti esprimono preoccupazioni legittime, urgenti, ma fatalmente inscindibili dalle critiche al partito. Dietro le facce stanche si vedono le ore di diretta di Mentana e RaiParlamento, e un'attitudine alla lotta di chi non salta un'elezione dal 1942. L'Onorevole Cova chiede di sospendere il giudizio politico e di accettare il fatto che un cambiamento era necessario. Chiede anche di riflettere sulle responsabilità, quelle che ognuno si porta dentro. E allora tutti chiudono gli occhi, si prendono per mano e cominciano a sussurrare il più classico dei "la responsabilità è di tutti."

Una perpetua, strana, bersaniana sensazione di entrare in una stanza incazzati per una giusta ragione e uscire sentendosi in colpa.


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