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Ma gli animali si suicidano davvero?

Perché alcuni animali domestici si lasciano morire quando perdono il padrone? E le balene che si spiaggiano in massa? L'idea che gli animali si tolgano la vita incuriosisce l'umanità da un’eternità.

di Jessica Mudditt
25 luglio 2019, 12:48pm

Un cane e una tomba. Foto via Shutterstock.

La prima volta che ho sentito parlare di animali che si suicidano è stato dopo un incontro ravvicinato con i tarsi, un tipo di primate che si trova nelle Filippine. Questi minuscoli sosia di Yoda sono animali notturni e detestano il rumore e il contatto umano; la sofferenza di ritrovarsi a dover posare per i selfie di una coda infinita di gente—come quella che ho fatto io in un cosiddetto “rifugio” per i tarsi—può portarli a sbattere la testolina contro la gabbia fino a morire. Certo, l'ho scoperto solo dopo che me n’ero andata. E mi sono sentita malissimo.

I tarsi non sono le uniche specie inclini al suicidio. Le testimonianze su animali che si tolgono la vita risalgono a tempi antichi, con Aristotele che ha scritto del caso di uno stallone che si era gettato in un abisso dopo aver capito che si era inconsapevolmente accoppiato con sua madre. Da allora, gli esperti di animali e i media sono rimasti intrigati allo stesso modo: gli scienziati non sanno ancora cosa spinga gruppi di balene sane a spiaggiarsi, e i lemming si sono guadagnati un posto nella cultura popolare buttandosi in massa giù dai dirupi.

La fascinazione moderna per l'argomento sembra aver avuto inizio nell'Inghilterra vittoriana. Un articolo da Londra del 1845 riporta di un cane che sembra stesse cercando di annegarsi. Dopo essere stato salvato più volte, “si è di nuovo precipitato dentro, e alla fine ha tenuto con determinazione la testa sott'acqua fino a quando la sua vita non si è estinta.” Un numero crescente di notizie sono circolate poi tra il 1870 e il 1880: un'anatra che si era annegata; un gatto che si era impiccato da un ramo dopo la morte dei cuccioli. Dal punto di vista temporale, gli esempi sembravano ruotare intorno all'idea emergente secondo cui gli animali avessero anche una vita interiore, e che quindi anche a loro dovessero essere risparmiati dolore e sofferenza.

Ci sono stati casi più recenti di animali che presumibilmente si sarebbero uccisi, specialmente dopo aver sperimentato crudeltà indicibili per mano degli umani. Nel 2011, in Cina, è stato riportato che un’orsa in cattività aveva soffocato il proprio cucciolo e poi si era uccisa, dopo che il cucciolo era stato sottoposto all’inserimento, estremamente doloroso, di un catetere nell'addome per estrarre la bile. Secondo qualcuno che sostiene di aver assistito alle procedure della grottesca “fattoria della bile”, ed è stato citato su reminbao.com:

“L'orsa madre è fuggita dalla sua gabbia quando ha sentito il suo cucciolo ululare di paura prima che un operaio gli perforasse lo stomaco per mungere la bile... Incapace di liberare il cucciolo dalle catene, la madre ha abbracciato il piccolo e alla fine l’ha strangolato. Poi ha lasciato il cucciolo ed è corsa di testa contro un muro, uccidendosi.”

L’uso del termine suicidio è “incerto” in un sistema scientifico perché richiede di dimostrare la volontà cosciente di morire di un animale, afferma Barbara King, antropologa e autrice di How Animals Grieve [Il senso del lutto negli animali]. “Come possiamo misurare in modo affidabile una cosa del genere?” chiede.

Tuttavia, King sottolinea come il caso dei delfini rappresenti l'esempio più emblematico di come il suicido si verifica davvero nel regno animale.

Dice che è risaputo che i delfini trattengono il respiro fino a morire di fronte a una morte certa per caccia, o quando vengono crudelmente fatti prigionieri. “I delfini sono dei 'respiratori consapevoli' e sono estremamente intelligenti, tanto da essere in grado di ragionare in maniera complessa, quindi forse il suicidio rientra nelle loro possibilità di scelta.”

Il dottor David Pena-Guzman della San Francisco State University ha scritto ampiamente dell'argomento e crede che gli animali siano capaci di comportamenti autodistruttivi. “Esistono anche prove che gli animali hanno una vita emotiva ricca,” dice, “e sperimentano emozioni negative come la sindrome da stress post-traumatico, depressione, lutto persistente e così via, che sono comunemente riconosciuti come precursori del suicidio.”

Alcuni animali domestici, sostiene Pena-Guzman, possono effettivamente morire di dolore quando perdono il padrone, proprio come noi siamo affranti quando loro muoiono. “Gli animali i cui compagni umani muoiono possono venire devastati dalla perdita,” dice. “In alcuni casi, affondano in una depressione così profonda e così oscura che semplicemente perdono la voglia di vivere. Smettono di mangiare e muoiono.

Tuttavia, Antonio Preti, psichiatra dell'Università di Cagliari, pensa che siano piuttosto gli esseri umani a proiettare il proprio specifico tipo di dolore sugli animali. Ha detto alla BBC che queste morti di animali domestici possono essere spiegate invece come la rottura di un legame sociale: “L'animale non sceglie consapevolmente di morire; invece, l'animale era così abituato al suo padrone che non accetta più cibo da un altro individuo.”

Alcuni comportamenti animali che sembrano suicidi sono tutt’altra cosa, dicono altri esperti. Prendi le balene: sono creature sociali, quindi quando un membro del gruppo si ammala e cerca rifugio in acque poco profonde, le altra lo seguono. Non lo fanno necessariamente con l'intenzione di porre fine alla loro vita.

E nemmeno i lemming si suicidano—questa è una leggenda metropolitana di cui possiamo incolpare la Disney. I lemming scelgono di migrare in grandi gruppi quando la popolazione diventa troppo affollata e bruca eccessivamente gli immediati dintorni. Cercano nuovi habitat e potrebbero accidentalmente morire nel farlo, cadendo da un ripido pendio o affogando in un fiume.

Un altro bizzarro esempio sono i ragni. Le madri ragno a volte si lasciano mangiare vive dai loro piccoli. Non è un suicidio, di per sé, ma un modo per dare alla loro prole il primo pasto nutritivo, che aiuta a garantirne la sopravvivenza.

Sebbene nel mondo scientifico non vi sia un consenso sul fatto che gli animali possano morire per suicidio, secondo Pena-Guzman lo studio degli animali ci ha permesso di imparare molto sul suicidio degli esseri umani. “La maggior parte della nostra conoscenza sul suicidio umano, inclusa la conoscenza delle sue cause, deriva da deduzioni sul suicidio umano che arrivano dalla ricerca sugli animali,” dice.

“Questo ha senso solo se ci sono forti parallelismi—biologici, neurologici, psicologici, cognitivi e sociali—tra umani e animali riguardo il suicidio. Questi parallelismi supportano ulteriormente l'idea che gli animali abbiano quello che serve per potersi suicidare."

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Questo articolo è apparso originariamente su VICE Australia.