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Ieri a Piazzale Loreto circa 200 neofascisti hanno ricordato Mussolini

Il 29 aprile nero è il giorno in cui a Milano i neofascisti ricordano Sergio Ramelli. Ieri circa 200 hanno anche deposto fiori per Mussolini.

di Laura Antonella Carli
30 aprile 2018, 10:53am

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A pochi giorni dalla festa della Liberazione, a Milano da anni c’è “il 29 aprile nero”: una giornata all’insegna dei saluti romani per ricordare Sergio Ramelli (attivista del Fronte della gioventù morto il 29 aprile 1975), Carlo Borsani, gerarca fascista, ed Enrico Pedenovi, consigliere provinciale missino. La commemorazione assume di anno in anno un tono diverso, tra scontri con gli antifascisti, divieti ufficiali, marce paramilitari e imbarazzo istituzionale.

Ieri sono stati circa 1500 a riunirsi in via Paladini. Il coro che accompagna la posa della corona sulla tomba di Ramelli è da anni lo stesso: “Camerata Sergio Ramelli. Presente!” È il rito del "presente," che per chi non ha particolare familiarità con il protocollo littorio è un saluto ai caduti di chiara origine militare, il cui scopo è celebrare il rapporto tra vivi e morti e il concetto di “vita eroica” tanto caro ai fascisti (lo dice niente meno che Emilio Gentile).

Quest’anno non c'è stata nessuna contestazione e nessun presidio antagonista. Dopo le cerimonie istituzionali (alla presenza della vicesindaca Scavuzzo e del neo assessore regionale De Corato) il corteo, composto principalmente da esponenti di Casapound, Forza Nuova, Lealtà e Azione e Do.Ra (Comunità Militante dei Dodici Raggi, un'oscura comunità nazionalsocialista del Varesotto), ha proseguito fino a viale Argonne per la messa.

Deserto invece il Campo X del cimitero Maggiore, dove sono sepolti i caduti repubblichini. La prefettura ha deciso di chiudere alcuni ingressi e di farlo presidiare dalla polizia per evitare le tensioni dell’anno scorso, dovute alla contemporanea presenza di alcuni antifascisti e di un centinaio di militanti di estrema destra, tra i quali Giancarlo Rognoni, uno degli accusati (poi assolto) della strage di Piazza Fontana.

L’anno prima ancora, il 2016, aveva fatto discutere la parata paramilitare con tanto di fiaccolata, in qualche modo incoraggiata dal recente proscioglimento di una decina di imputati accusati nel 2013 di aver violato la Legge Scelba (il reato di apologia di fascismo) con saluti romani e altre “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista.”

Quest’anno invece, dopo un corteo tutto sommato tranquillo, alcuni neofascisti non si sono accontentati di chiudere con la messa la giornata commemorativa e in serata si sono radunati in circa 200 per deporre dei fiori in piazzale Loreto. Nel luogo, cioè, in cui il 29 aprile del 1945 fu esposto il cadavere di Benito Mussolini e di altri gerarchi (per la cronaca, il punto esatto era una pompa di benzina all’imbocco di corso Buenos Aires, esattamente dove ora si trova il McDonald’s).

La Digos sembra averne identificati una sessantina e sta valutando provvedimenti.

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