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Music by VICE

Tutte le recensioni di marzo

Una comoda classifica di tutti gli album che abbiamo recensito il mese scorso, in caso vi foste persi qualcosa.

di Noisey Staff
03 aprile 2018, 10:52am

Foto Giacomo Stefanini.

Le recensioni sono una cosa strana, una specie di forma d'arte molto difficile da trattare. Guidare l'ascolto di un album è una grossa responsabilità. Noi cerchiamo di pubblicarne una ogni giorno, e ogni volta lo facciamo con un misto di orgoglio e titubanza. Ora abbiamo pensato che, per rendere il tutto un po' più interessante, fosse il caso di stilare una classifica a fine mese di tutti gli album che abbiamo recensito, da quello che ci è piaciuto di meno a quello che ci è piaciuto di più (più o meno, eh, non siamo mica qua a spaccare gli atomi in quattro).

Clicca sul link per leggere la recensione completa e ascoltare l'album in streaming.

23. 6IX9INE - DAY69

Come ha già dimostrato il complesso caso di XXXTentacion, fare rap violento e finire nel mezzo di un processo non fa che spingere alle stelle la tua popolarità. Ma se X, potenzialmente una persona orribile, ha dimostrato comunque di poter fare qualcosa di interessante a livello sonoro e contenutistico, 6IX9INE non ha alcuna qualità che possa giustificare il piattume della sua musica.

22. Lil Yachty - Lil Boat 2

Nessuno, e sottolineo nessuno, oggi ha la testa di ascoltarsi un album di diciassette tracce. Specie i Teens.

21. Titus Andronicus - A Productive Cough

Quello con cui i Titus se ne sono usciti è, mi sembra, il loro album più semplice e tradizionalmente RUOCK.

20. David Byrne - American Utopia

Parlare di uno come David Byrne non è facile: è un personaggio che ha fatto la storia, e dopo che hai fatto la storia (soprattutto con i sempreverdi Talking Heads) è difficile potersi ripetere. Lontani sono i tempi di Catherine Wheel, il primo bellissimo disco solista del nostro concepito come colonna sonora e a volte poco ricordato dalla critica, o di quel My Life in the Bush of Ghosts con Brian Eno che ancora oggi influenza un sacco di wannabe elettronici.

19. Sol Invictus - Necropolis

Non è dato sapere perché, non trovo riscontro online, ma Prophecy nel comunicato suggerisce che Necropolis possa essere l’ultimo disco dei Sol Invictus. Forse Wakeford, dopo trent’anni a suonare lo stesso accordo, si è stufato. Personalmente ci credo poco, ma soprattutto mi auguro che non sia così.

18. Diplo - California EP

Se non hai girato con dei tappi nelle orecchie per tutta il tempo che hai passato su questa terra, hai ascoltato almeno una canzone prodotta da Diplo.

17. Judas Priest - Firepower

Quando ho detto ad un amico che avrei scritto del nuovo album dei Judas Priest mi sono sentito rispondere: “Non so se avrò cuore di leggere la tua sferzante stroncatura made in VICE”. Smettiamola con questi luoghi comuni, Michele: le nostre sferzanti stroncature sono riservate solo e soltanto ai dischi se le meritano. E Firepower, contro ogni mia previsione, non se la merita.

16. arottenbit - Demo '94

La prima volta che ho visto arottenbit dal vivo fu in un capannone nella zona industriale di Brescia per una serata per universitari nella fase finale dell'era d'oro dell'indie, quella marcata dalla sbandata per l'elettronica poi risoltasi in un grande sbuffo. Ricordo che entrai alla festa, andai nella sala principale e lui stava facendo—in un contesto simile—una cover di "Master of Puppets" dei Metallica con i suoi Game Boy.

15. Yva and the Toy George - Slavia Divinorum

Dopo tanti anni di militanza sotterranea finalmente Yva gode i frutti della gavetta finendo nel catalogo di una major, Mascom, parte della Warner in Serbia. Il risultato, paradossalmente, è un disco senza compromessi.

14. Zen Circus - Il Fuoco in una Stanza

C’era una volta un trio di ragazzi pisani che cantava nei centri sociali e se la prendeva più o meno con tutto e tutti, con la schiettezza e la sfacciataggine di chi se ne strabatte il cazzo di qualsiasi cosa. Quel trio oggi è un quartetto, ma soprattutto quei ragazzi oggi sono uomini. Da quest’ultima considerazione deriva tutto, ma proprio tutto quello che si può dire de Il Fuoco In Una Stanza.

13. Ancst - Ghost of the Timeless Void

Mala tempora currunt. I rigurgiti nazionalisti, i venti nostalgici, gli episodi di neanche troppo velato squadrismo ci colgono così tanto apatici e molli e assuefatti alla merda che ci circonda che nemmeno ci facciamo più troppo caso. Per fortuna, o forse per indecifrabile segno del destino, proprio in questi giorni esce un nuovo disco degli Ancst.

12. Gabber Eleganza - Never Sleep #1

Esistono generi musicali brutti senza possibilità di redenzione?

11. XXXTentacion - ?

? comincia, come il suo predecessore 17, con una breve traccia parlata in cui X ci racconta un pochetto quello che stiamo per sentire. Parla di "lealtà nei confronti di se stesso" e chiede a chi non apprezza "il suono alternativo" di approcciarsi all'album "con la mente aperta". Prima di salutarci e cominciare realmente a cantare, afferma lui stesso l'aspetto contraddittorio della sua musica: "È un album in cui puoi trovare conforto, ma può anche essere molto sconfortante".

10. The Ex - 27 Passports

Non è che questo nuovo disco degli Ex possa cambiare la tendenza: lo ascolteranno i fan, saranno contenti e fine. Però. Però è davvero un bel disco, anche se non è una sorpresa o una novità.

9. Anna Von Hausswolff - Dead Magic

… È in questo silenzio, in un centro sconosciuto e soltanto immaginato, che nascono le leggende. Ahimè! Ecco perché non ci sono leggende, al nostro tempo. Perché è un tempo privato dei segreti e del silenzio; in loro assenza, nessuna leggenda può crescere. Così, più o meno, diceva Walter Ljungquist, autore svedese mancato nel 1974. Anna Von Hausswolff, sua conterranea che ha da poco superato la trentina, ha scelto parole ben precise per accompagnare il suo nuovo album, e chissà che direbbe Ljungquist se potesse vedere i nostri, di tempi. Sicuramente sarebbe d’accordo su una cosa: la magia è morta.

8. Cindy Lee - Act of Tenderness

C’era una volta Patrick Flegel, che suonava nei Women. Ve li ricordate i Women? Il loro Public Strain del 2010 era un gran bell’album. Nel 2012 uno di loro quattro morì nel sonno, e così finì anche la band. Alla fine di quell’avventura, due di loro hanno formato i Viet Cong, mentre Patrick ha dato il via al progetto Cindy Lee.

7. Monofonic Orchestra - Post_Human Folk Music

Finalmente il grande momento è arrivato: la Monofonic Orchestra è tornata. Maurizio Marsico, dopo essere rientrato in pista alla grande con un paio di mine antiuomo come la raccolta The Sunny Side of the Dark Side e Nature Spontanee con il prode Sinigaglia, stavolta riprende la ragione sociale del periodo Italian Records: ma non si tratta di nostalgia new wave o no wave o prevedibili post cazzate simili, affatto.

6. Chris Carter - Chemistry Lessons Vol. 1

Vi dirò, c'è proprio bisogno di gente che pensi alla musica e non alle cazzate. Come Chris Carter, che in questo surclassa tutti i musicisti elettronici radical chic, quelli che ti elencano tutti i synth usati nel disco per far vedere che wow e poi magari hanno fatto l’imitazione dell'imitazione dell'imitazione.

5. Hot Snakes - Jericho Sirens

Nelle mani degli Hot Snakes, il rock'n'roll fa una cosa che non ti aspetti: cambia pelle e si ricopre di uno strato di metallo cromato, e la materia terrena e pelosa e legnosa del riffone di chitarra muta forma e diventa una struttura aliena dal futuro.

4. Rich Homie Quan - Rich As In Spirit

Fino a poco fa Rich Homie Quan sembrava poter spaccare, se non il mondo, almeno la sua città. Nato e cresciuto ad Atlanta, cominciò a farsi ascoltare attorno al 2012. Rappava da tempo ma aveva appena fatto un anno e tre mesi in carcere per furto. Ad accorgersi del suo talento furono in tanti ma se non se ne fosse accorto Gucci Mane, che lo ospitò su tre tracce del suo Trap House III, forse oggi non saremmo qua a parlare di lui.

3. Baustelle - L'Amore e la Violenza Vol. II

È la prima volta che i Baustelle fanno uscire un disco a così breve distanza da un altro (il precedente volume de L'amore e la Violenza è uscito a gennaio 2017), le aspettative sono altissime come sempre, perché senza di loro adesso io non starei materialmente facendo quello che sto facendo.

2. Tedua - Mowgli

Tedua è tra i pochi giovani rapper italiani riusciti a creare in tempi brevi un immaginario testuale fortemente evocativo, sfaccettato e perfettamente calibrato tra complessità e accessibilità. Mowgli conferma queste sue capacità, ma oggi vorrei scrivere una quarta di copertina per questo disco della giungla e non un riassunto di quello che contiene.

1. Rich The Kid - The World Is Yours

Piccolo disclaimer: se metti in un disco i Migos, Kendrick Lamar e Lil Wayne (non necessariamente in quest’ordine) è difficile che nel momento in cui mi trovi a scrivere di suddetto disco non gridi al capolavoro.

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