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La pioggia di sabbia in Italia ha innescato un'ondata di complottismo

La sabbia del Sahara rimasta attaccata alle macchine? Secondo alcuni non ha niente di normale.

Leonardo Bianchi

Grab via Facebook.

La scorsa domenica ha piovuto. Non proprio una notizia, giusto? Voglio dire, è piuttosto normale che piova. L’unica particolarità è che quella pioggia è stata “rossa,” perché un piccolo vortice ciclonico dal Nord Africa ha portato la sabbia del Sahara. Il segno più visibile di questo fenomeno è che le automobili si sono sporcate—al punto tale che in alcuni autolavaggi si sono formate le code.

Ora, lo ripeto ancora una volta, non siamo di fronte a chissà quale notizia, e non è certo la prima volta che succede. Ma, ma: c'è chi non è del tutto convinto che si tratti di qualcosa di naturale. Sempre in questi giorni, infatti, sui social si è fatta strada una spiegazione alternativa condensata in una serie di post e video pubblicati su Facebook.

Tutto è iniziato con le foto delle “SCHIFEZZE MALSANE SULLE MACCHINE, cadute dal cielo con la pioggia di OGGI” e con chi cercava la causa reale di questa pioggia—ossia, per citare un altro post, le “#SCIECHIMICHE” e il “#CONTROLLO DEL #CLIMA.”

Immagino che si sia già capito dove sto andando a parare. E infatti, da lì in poi, la marea è montata attraverso una serie di “esperimenti” tesi a dimostrare l’anomalia del materiale depositato sulle macchine e sul terreno. Lunedì, l’utente Fabio Kandinsky ha pubblicato un video—arrivato a 60mila condivisioni—in cui raschia la sabbia dal terrazzo di casa sua con un righello, e successivamente la “aspira” con un magnete.

Lo status che accompagna il tutto recita allarmato: “Dedicato a tutti quelli che oggi mi hanno detto: è piovuta sabbia! Si certo, sabbia pesante!! Ci ho messo un minuto, provateci anche voi e poi mi dite perché si attacca la sabbia sulla calamita ... io un'idea ce l'ho.”

Il video che ha fatto il botto, tuttavia, è quello girato a Milano da un certo Mida Riva: sul suo profilo—che per il resto è gonfio di teorie del complotto di ogni tipo—ha totalizzato più di 400mila visualizzazioni, a cui se ne devono aggiungere le oltre 500mila della pagina “La Verità ci Rende Liberi” che l’ha ripreso. La tesi, appunto, è che quella non sia sabbia normale, ma sabbia magnetica.

Nella clip, che dura circa tre minuti, Mida Rida raschia la sabbia dall’auto con una tessera e poi cattura i cumuli con un Geomag. “Questa non è la sabbia del deserto come ci dicono,” spiega l’uomo. “Cos’è questa schifezza che riveste le nostre automobili?” Il video si chiude con la classica esortazione a “fare girare,” perché “potete farla tutti quanti come prova.”

L'appello finale, evidentemente, sortisce i suoi effetti. Perché, sempre su Facebook, si possono trovare altre “prove” che replicano uno schema ormai collaudato: il raschiamento, l’accumulo di sabbia, il magnete che cattura la strana “polvere,” e il dubbio atroce: siamo sicuri che sia la sabbia del Sahara? Non è che siamo di fronte a QUALCOS’ALTRO CHE NON CI VOGLIONO DIRE?

Nei commenti al post della pagina che ho citato prima, le ipotesi sono le più disparate. Si parte, naturalmente, dalla spiegazione più intuitiva—“Geoigegneria, Particelle nonoparticolate. Alluminio stronzio barrio metalli pesanti”—alla quale si aggiungono i “bombardamenti che stanno facendo in siria Palestina Iraq Yemen Libia” e addirittura il “satellite cinese che si è impattato sul nord italia.”

Per capire un po' meglio—senza tirare in ballo supercomplotti globali—ho sentito Giulio Caroletti, fisico dell'atmosfera e climatologo. La sua premessa è che “pioggia (e neve) di sabbia e fango sono fenomeni non solo ben noti e studiati dagli scienziati, ma che abbiamo dimenticato e crediamo oggi che siano novità odierne.”

Detto ciò, continua, “bisogna considerare che il vento trasporta continuamente durante l'anno sabbia dal Sahara (e in particolare dalle regioni desertiche del Ciad) anche a distanze enormi. Le stime parlano di centinaia e centinaia di milioni di tonnellate di polvere desertica asportata dal suolo ogni anno e depositata fino all'Amazzonia o alla Scandinavia.”

La presenza della sabbia in questi giorni si spiega per due ragioni molto semplici. “La prima è che, quando piove, le gocce di pioggia possono colpire e trasportare al suolo la sabbia,” mi dice Giulio. “La seconda è che le gocce di pioggia stessa non potrebbero formarsi senza la presenza di impurità nell’atmosfera. Se non è sabbia, pertanto, sono sempre altre cose come particelle inquinanti, sale trasportato dal mare o polvere attorno alle quali si formano le gocce." Quindi, per ricapitolare: “sabbia dal deserto + aria umida = aumento della pioggia, che porta con sé molta sabbia al suolo.”

E per quanto riguarda il magnete? Anche in questo caso, non c’è nulla di eclatante o misterioso. Da un lato, nella sabbia può comunque esserci una percentuale di ferro; dall’altro c’è da notare che le macchine tirano su davvero di tutto, figurarsi in città come Milano. Tra l’altro, pure se prendessimo per buona la teoria degli “aerosol” di bario, la cosa non tornerebbe comunque: “il bario è una sostanza paramagnetica,” spiega Giulio, “e quindi dubito che una debole calamita la attirerebbe.”

Insomma, siamo di fronte a un caso da manuale di complottismo. Nel senso che si prende un fatto reale e visibile a occhio nudo, ci si costruisce sopra una narrazione con una parvenza di verosimiglianza, la si carica di un aspetto “controinformativo,” e così facendo ci si illude di aver scoperto una verità "negata."

In realtà, è l’esatto contrario: il “mistero” della “SABBIA MAGNETICA” non fa altro che distogliere l’attenzione dal vero problema che colpisce indiscriminatamente tutti quanti—quello dell’inquinamento, che soprattutto nel nord Italia ha raggiunto livelli altissimi.

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