Nel mondo delle pagine Facebook italiane a tema psicologia

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Nel mondo delle pagine Facebook italiane a tema psicologia

Tra le citazioni di Freud e Oscar Wilde, i consigli sulle "abitudini che ti impediscono di essere felice" e gli spezzoni di Will Hunting.

L'ansia e la depressione vanno di "moda". Penso che su questo ormai siamo tutti d'accordo—e se così non fosse fatevi un giro sui social inserendo l'hashtag "xanax" o digitate su Google "Come sconfiggere l'ansia." Fatto?

Bene. Molto probabilmente vi sarete imbattuti in una serie di articoli su trovate come il "forest bathing" (dei bagni in pozze di qualche bosco della foresta amazzonica per migliorare il cortisolo salivario e curare così l'ansia) pubblicate sul blog .org di turno, in frasi come "Nel 2030 la #depressione sarà una delle principali cause di disabilità del mondo" e soprattutto in un'infinità di immagini di ragazze/i sedute/i in un angolo con lo sguardo avvilito rivolto verso il basso, accompagnate da frasi tipo: "Non è segno di SALUTE MENTALE essere ben ADATTATI ad una società PROFONDAMENTE MALATA." In passato avevamo già parlato del contenuto virale negativo online, del clickbait che ci sta dietro e di come frasi banali con contenuti pseudoispirazionali e pseudofilosofici su amore, odio e paura riescano a farsi strada nel feed di chiunque. Questo fenomeno però è qualcosa di leggermente diverso.

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È fatto di crismi sulla salute mentale, gli stati d'ansia e la depressione, con l'obiettivo dichiarato di sensibilizzare sui temi, informare e, in alcuni casi, affrontare questi stati. Contenuti di questo tipo vengono diffusi da pagine Facebook con migliaia o anche milioni di like, e ottengono un numero di condivisioni così alto che non mi stupirei se in futuro i reparti marketing delle aziende di tutto il mondo decidessero di sostituire i testimonial e gli spot televisivi con meme su Facebook in cui il loro brand appare su sfondo nero accanto a una frase di Erich Fromm o del professor John Keating de L'attimo fuggente.

In Italia negli ultimi anni questo fenomeno si è diffuso parecchio. Sono nate una serie di pagine—con annessi siti—come Psicologia applicata (1,3 milioni di like), Linfa vitale (300mila like), Psicologia (400mila like), Obiettivo psicologia (120mila like), Sull'orlo della psicologia (22mila like) e così via, che basano la loro attività sull'accostamento tra disagi mentali o questioni sociali e "psicologia." Quanto ai contenuti, nella maggior parte dei casi si tratta di video presi qua e là su Internet e rimontati o immagini tendenzialmente malinconiche su cui aleggiano frasi in caps lock isolate—come è nella natura di questi formati—dal contesto originario, che in un modo o nell'altro parlano di psiche, società, dipendenze e malattia mentale e garantiscono un certo grado di immedesimazione da parte di chi legge.

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È difficile dire con esattezza quando sia nato questo trend o come sia riuscito a farsi strada in ogni feed. Ma sta di fatto che i video e le card di questo tipo sono parte della nostra esperienza quotidiana su Facebook. Tutti abbiamo la cugina che si è lasciata con il tipo, l'amico timido, l'ex compagno di università in cerca di riscatto sociale, la zia che vuole informarti che "un piccolo gesto può cambiare tante vite" in font indie flower. Se non l'avessi bloccata su Facebook, mia madre sarebbe un esempio perfetto di quest'ultima categoria.

Inizialmente trovavo irritanti questi contenuti, ma alla fine ho iniziato a seguirli ritrovandomi in una miriade di gruppi chiusi, profili personali di psicologi e pagine che postano sempre le stesse cose. Perché le frasi e i video sono sempre gli stessi. Sempre le stesse citazioni di Freud e Oscar Wilde, sempre gli stessi consigli sulle "cinque abitudini che ti impediscono di essere felice," sempre gli stessi spezzoni di video sulla dipendenza, la sofferenza e l'imperfezione.

Un esempio: lo spezzone di Will Hunting in cui Matt Damon e Robin Williams parlano delle scoregge della moglie morta di quest'ultimo. È un video che credo di aver visto condiviso letteralmente da tutte le pagine in questione almeno una volta. E del resto è emblematico perché incarna perfettamente il modo in cui funzionano questi contenuti: fa pensare a chi lo guarda di essere diverso, che essere un po' svitati è cool e che i nostri sogni sotto tutti realizzabili. Anche l'aspetto motivazionale è importante: abbondano i contenuti in cui si spiega che la nostra vita non è il lavoro che facciamo, che ciò che siamo non si può quantificare e che TUTTO È POSSIBILE, basta solo seguire i nostri sogni e applicare quello che ci viene detto.

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"La maggior parte dei contenuti che si possono trovare sulla pagina ha un'immediata applicazione nella vita quotidiana," mi ha spiegato l'admin di Psicologia applicata quando l'ho contattato per capire perché pagine come la sua abbiano tale successo.

Psicologia applicata, mi ha raccontato, è nata come progetto universitario e nel giro di pochi mesi ha raggiunto più di un milione di like tramite il lavoro di uno studente 23enne di Marketing e comunicazione digitale, accompagnato da un team di psicologi che propone e revisiona i contenuti. "Raggiunge 15 milioni di italiani a settimana," ha aggiunto. "Per dare un'idea, è come se fosse sette giorni su sette in prima serata su Rai 1."

L'obiettivo della pagina è quello di divulgare la scienza con un linguaggio comprensibile a tutti. "Il problema in Italia è che la comunicazione di massa, soprattutto in ambito psicologico, fino a pochi anni fa era concentrata nelle mani di poche persone," mi ha detto l'admin. "Queste persone erano solitamente quelle che riuscivano ad avere una presenza fissa in tv, e che per questo potevano fare il bello e il cattivo tempo della scienza che rappresentavano e curare esclusivamente i propri interessi—In maniera del tutto lecita, sia chiaro."

Sulla sua pagina si possono trovare tecniche di persuasione, metodi per migliorare la memoria, strategie per gestire l'ansia e gli attacchi di panico e perfino suggerimenti per capire il linguaggio del corpo. "Tutto è estremamente utile e pratico," ha continuato. Ritengo che sia un nostro dovere garantire contenuti interessanti e di valore perché chi ci legge ci sta donando parte del suo tempo, che è una risorsa limitata preziosissima."

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Quando gli ho chiesto se condivideva la mia impressione su quella sorta di negatività a cui accennavo sopra e che mi sembra venga veicolata dai contenuti delle pagine del suo tipo, però, il suo giudizio è stato comprensibilmente diverso dal mio: "In realtà è il contrario ed è uno dei motivi per cui la pagina ha successo. Noi non trattiamo quasi mai il disagio psichico. Come dicevo, molti credono che la psicologia sia la scienza dei pazzi. Non è così. Questa disciplina si occupa di tantissimi altri settori come il benessere, l'apprendimento, la crescita personale, le neuroscienze."

Effettivamente queste pagine danno a tutti i temi sopraelencati una visibilità e un'accessibilità senza precedenti, ma come succede per ogni meccanismo di questo tipo, il rischio è che il messaggio che veicolano risulti eccessivamente semplificato—e quindi, debole e fatto di soluzioni semplicistiche.

È possibile allora che per molti sia un modo per cavalcare una tendenza? Quando ho chiesto all'admin di Psicologia Applicata cosa pensasse di questa sorta di glamourizzazione delle malattie mentali, mi ha risposto di non sentirsi di rispondere alla domanda in quanto "non competente" in materia.

Sia chiaro: non penso che queste pagine siano il male di internet e anzi sono contento che si parli di depressione in quanti più contesti possibile, compresi i meme su Facebook. Più se ne parla meno è un tabù, più è facile abbattere lo stigma. Semplicemente mi fa uno strano effetto vedere alcuni dei post di queste pagine, che sembrano voler far passare il messaggio che basti guardare due slide sulla respirazione per guarire dagli attacchi di panico.

Sotto ognuno di questi post c'è una lunghissima serie di commenti di gente che interpreta in modo quasi filologico frasi banalissime. Non penso nemmeno che queste persone siano stupide, come non lo sono gli admin delle pagine in questione. Semplicemente l'essere umano è fragile, la paura di essere rifiutati ce l'abbiamo tutti e questi post ne "approfittano". Ti offrono solidarietà ma allo stesso tempo ti offrono un modo facile per dire al mondo che stai male, che stai più male degli altri e che ti senti diverso. È bello pensarlo, ma non funziona così.

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