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Attualità

Ho seguito John Turturro per un giorno a Ischia

Quando ricapita di poter passare una giornata in compagnia di uno dei tuoi attori preferiti?
Turturro in una scena di The Nigh Of.

Ci sono pochi professionisti hollywoodiani che, solo pronunciando il nome, suscitano contemporaneamente stima, ammirazione, simpatia e rispetto. Uno di questi, secondo me, è John Turturro. Italo-americano (ha la doppia cittadinanza) di 60 anni, nato e cresciuto a New York e di professione attore, regista, sceneggiatore. Interprete feticcio di Woody Allen, Martin Scorsese, Michael Cimino, William Friedkin, Dennis Hopper, Spike Lee e soprattutto dei fratelli Cohen, a cui deve l'incredibile ruolo di Jesus Quintana ne Il Grande Lebowski (pausa per brindare con un White Russian: 5 parti di vodka, 2 parti di liquore al caffè e 3 di panna). Ecco, quel John Turturro.

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Dopo tante interviste più o meno disinteressate fatte negli anni a star di Hollywood, ho finalmente l'occasione di incontrarlo alla quindicesima edizione dell'Ischia Film Festival, la rassegna internazionale dedicata alle location. Qui Turturro ritirerà l'iQos Innovation Award, un premio alla carriera, all'eccellenza e alle nuove forme di sperimentazione nel suo cinema.

Arrivato sull'isola, il mio primo incontro con Turturro è per strada: John, accompagnato dalla moglie Katherine Borowitz, gira per i negozietti del corso principale di Ischia Ponte, baciato dalle signore che lo riconoscono come se fosse uno di famiglia. Altro che selfie: abbracci veraci. "John, quanto sei bello." "John, ti amiamo." "John, trasferisciti a Ischia." Tutto in stretto dialetto ischitano, incomprensibile per chiunque sia nato al di fuori delle Isole Flegree, figuriamoci per un "mangiaspaghetti" di Brooklyn. La coppia di attori, vestita di lino con sandali tecnici ai piedi, da veri turisti americani sessantenni, poco dopo entra Da Cocò, celebre ristorante ai piedi del Castello Aragonese. L'istinto sarebbe quello di chiedere ai camerieri le ordinazioni dei Turturro, ma la voce della mia coscienza lancia l'allarme "stalking". Così desisto.

Turturro con una fan. Foto dell'autore.

La seconda volta in cui lo vedo a distanza ravvicinata è la mattina successiva, quando Turturro si presenta sulla terrazza dell'hotel Miramare e Castello per incontrare la stampa. Per un'ora si concede con molta generosità a tutte le domande, partendo dal suo amore per l'Italia: "Amo i vostri registi: quelli con cui ho lavorato, come Francesco Rosi, Nanni Moretti e Marco Pontecorvo, ma anche quelli che non conosco personalmente, come Edoardo De Angelis. Ho visto a New York il suo Indivisibili e l'ho trovato straordinario. Poi la Comencini, ovviamente Garrone, Sorrentino e Tornatore. Ma non vedo l'ora di vedere la serie tv prodotta da Rai e Hbo sui libri di Elena Ferrante: i suoi romanzi negli Usa sono davvero molto popolari."

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E Trump? Non vogliamo dire niente sul presidente americano? Ai giornalisti Turturro risponde spiegando che dietro la sua vittoria alle elezioni ci sono "molti fattori: dalla crisi economica, sicuramente, ma secondo me anche dal successo del genere televisivo dei reality show, senza il quale Donald non sarebbe diventato così popolare." Poi, senza mai pronunciare il nome di Silvio Berlusconi, aggiunge: "Voi italiani sapete bene a cosa mi riferisco, perché avete avuto una storia analoga con un vostro premier che aveva gli stessi atteggiamenti da showman."

Dopodiché arriva il turno delle domande sulla carriera: "Ma lei che ha recitato in decine di capolavori, perché ha deciso di fare anche Transformers – L'ultimo cavaliere?" chiedono dalla platea. "Semplice, perché devo mantenere la mia famiglia," spiega Turturro. "E poi perché recitare in questi blockbuster mi dà la possibilità economica di concentrarmi su miei progetti indipendenti." C'è anche il tempo per qualche anticipazione: "Porterò alla Mostra del Cinema di Venezia il mio nuovo film, Going Places, con Audrey Tautou e Susan Sarandon. E poi credo proprio che la seconda stagione di The Night of si farà," conclude.

Appena finita la conferenza stampa cerco di avvicinarlo per stringergli la mano e fargli almeno cento domande su: l'atmosfera sul set de Il Grande Lebowski; su Quiz Show dov'è stato diretto da Robert Redford; di come ha scelto i nomi italiani dei suoi figli, Amedeo e Diego; se è vero che ha conosciuto Woody Allen attraverso un barbiere di New York; del perché ami così tanto Napoli se è di origini siciliane; e se è vero che Pietra Montecorvino, da ubriaca, l'ha fatto cadere in un acquario pieno di pesci. Lo punto, mi avvicino a grandi falcate schivando i colleghi, ma lui con un doppio passo mi evita e si getta sulle mozzarelle del buffet, addentandole in estasi. Altro agguato a vuoto.

La sera lo ritrovo alla cattedrale dell'Assunta nella rocca del Castello Aragonese, eretta nel 1300 e poi presa a cannonate dagli inglesi nel 1809, quando si è creato un buco nel soffitto che dà alla struttura un'acustica perfetta. Intervistato dal critico cinematografico di Sky, Gianni Canova, Turturro prima di ricevere il premio e lasciare il calco della sua mano in una mattonella celebrativa, presenta il docu-film Passione, interamente dedicato alla canzone napoletana, con un omaggio finale a Pino Daniele. Bello, per carità, ma bisogna essere davvero appassionati del tema per reggere i 90 minuti senza crollare in un sonno profondo con la testa sulla spalla del vicino. Ecco, io non sono appassionato e la persona seduta vicino a me era a sua volta svenuta sul vicino, in un coreografico effetto domino.

Da lì è tutta mondanità—giro in barca nel mare di Ischia, approdo al molo dell'Hotel Miramare e cena di gala sulla terrazza di fronte al Castello Aragonese illuminato. Troppa gente, troppa formalità, troppo bella l'atmosfera per rovinarla con la mia ossessione: anche il terzo agguato finisce col mio silenzio.

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