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fascismo

La foto dei bambini che fanno il saluto romano a un raduno skinhead in Italia

L'immagine è stata scattata a "Ritorno a Camelot", un evento organizzato dal Veneto Fronte Skinhead, e ha scatenato un putiferio politico.

di Leonardo Bianchi
06 settembre 2016, 10:40am

[Foto via Facebook/quotidiani locali]

Dall'1 al 4 settembre centinaia di skinhead ed estremisti di destra provenienti da tutta Europa si sono ritrovati in un campeggio situato a Revine Lago – un paesino in provincia di Treviso – per celebrare l'edizione 2016 di "Ritorno a Camelot."

Organizzato dal Veneto Fronte Skinhead e dall'associazione "Rockout," il raduno consiste in una serie di conferenze politiche e di concerti di band R.A.C. (Rock against communism, o "Nazi-rock" secondo la definizione che ne dava il sociologo Valerio Marchi).

Nel sito ufficiale si legge che "il suo significato è un qualcosa di importantissimo per tutto il movimento europeo, skinhead in primis ma non solo, dato che chiama a raccolta camerati anche di altre realtà." Camelot, infatti, è considerato un "patrimonio comune" anche considerata la rilevanza per questi gruppi del "cameratismo, vivere per più giorni a stretto contatto con camerati che vengono dai posti più lontani, avendo così la possibilità di conoscere realtà lontane da quelle che normalmente riusciamo a frequentare."

E non solo: "Camelot è sicuramente divertimento e goliardia," prosegue la descrizione, "inondata da fiumi di birra e accompagnata da risate e spensieratezza, perché per l'intera durata del campo si è assieme a dei fratelli, a Uomini e Donne tutti d'un pezzo, onesti, leali e sinceri."

La notizia del raduno – che ritornava dopo cinque anni di assenza – aveva comprensibilmente suscitato la reazione delle autorità politiche locali e delle associazioni antifasciste.

Il vicesindaco di Revine, Doris Carlet, aveva riferito che "si tratta di una festa privata, così è stata richiesta e concessa, che si svolge in un luogo privato, il campeggio di Santa Maria. L'amministrazione comunale ha provato ad opporsi, scrivendo alla Prefettura e alla Questura, ma non c'è stato nulla da fare." Pur essendosi opposti, ha continuato il vicesindaco, "siamo stati obbligati dalla normativa vigente ad accettare questo tipo di turismo che non è assolutamente il nostro."


Nei giorni precedenti l'inizio della "festa privata," l'ANPI aveva promosso un volantinaggio e fatto sapere che a ottobre si sarebbe tenuta un'iniziativa pubblica, sempre a Revine Lago. Il presidente di ANPI Treviso aveva rilasciato una dura dichiarazione alla Tribuna di Treviso: "Quando sostengono, ormai da tempo, che c'è un fascismo di ritorno, eccolo: sta sotto i nostri occhi. E non può essere giustificato solo col fatto che questi gruppi hanno garantito il massimo di sicurezza. Un fenomeno come questo è inaccettabile alla radice."

Secondo il Gazzettino, invece, "i revinesi guardano con indifferenza all'appuntamento, qualcuno anzi ne sottolinea le positive ricadute economiche sul tessuto locale."

A ogni modo, i quattro giorni dell'evento sono filati lisci: le forze dell'ordine hanno controllato a vista il campeggio, nessun contestatore si è palesato, "le birre sono andate a ruba," e i boschi di braccia tese hanno accompagnato le canzoni dal palco.

L'unica "tensione" si è registrata l'ultima notte, quando – riportano le cronache – "qualcuno ha protestato con gli amministratori comunali, ma trattandosi delle ultime ore dell'appuntamento europeo degli skineads la giunta ha consigliato di soprassedere."


La vera polemica è esplosa però a manifestazione conclusa, quando sui social network ha iniziato a circolare una foto – una specie di "cartolina ricordo" – che ritrae un gruppo di bambini intenti a fare il saluto romano.

L'immagine è stata rilanciata dai quotidiani locali, in primis la Tribuna di Treviso, e ha sollevato un'ondata di sdegno e indignazione. Lorenzoni dell'ANPI ha dichiarato che "questa è l'inoculazione della fede fascista nei piccoli. È esecrabile, sul piano anzitutto educativo, il comportamento dei genitori. E questi genitori andrebbero perseguiti per la strumentalizzazione di cui si sono resi protagonisti."

La stessa ANPI di Treviso sta valutando quali azioni si possono avviare sul piano giudiziario, e per indurre forze dell'ordine e magistratura ad avviare "indagini dovute." L'intenzione di voler andare fino in fondo è stata velatamente criticata da Il Giornale, che in un articolo ha scritto: "L'Anpi colpisce i genitori per punire i bambini."

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Nicola Atalmi della segreteria provinciale della Cgil si è chiesto"cos'altro avranno insegnato [ai bambini] lontano dalle macchine fotografiche," e poi si è rivolto alle istituzioni: "Il comune di Revine e la Questura fingeranno anche l'anno prossimo di non poter far nulla per evitare questo scempio?"

Dal canto loro, gli amministratori locali hanno fatto sapere di voler chiedere "spiegazioni," dal momento che "era stato assicurato il carattere esclusivamente culturale del raduno."

"Peggio di così non poteva finire," ha chiosato il vicesindaco Doris Carlet.

Per certi versi, infine, la vicenda di Revine Lago ricorda quanto successo nel 2010 a Giulino di Mezzegra (Como), dove alla commemorazione per la fucilazione di Benito Mussolini un bambino di otto anni era stato fatto sfilare in uniforme da balilla.

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