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crimini di guerra

L'esercito sudanese avrebbe usato armi chimiche contro i civili del Darfur

Stando a Amnesty International, più di 200 persone - molte delle quali bambini - potrebbero essere morte a causa dell'effetto delle armi chimiche: molti sopravvissuti ne soffrirebbero ancora le conseguenze.

di VICE News Italia
29 settembre 2016, 9:50am

Foto via Amnesty International

Stando a un nuovo rapporto pubblicato giovedì da Amnesty International, l'esercito sudanese avrebbe usato armi chimiche contro i civili nel Jebel Marra, una zona isolata del Darfur, nel corso dell'offensiva lanciata a gennaio contro il gruppo ribelle dell'Esercito di liberazione del Sudan.

Le forze sudanesi avrebbero condotto almeno 30 attacchi chimici nella zona, utilizzando sostanze vietate dal diritto internazionale perché in grado di procurare terribili sofferenze. Amnesty International ha analizzato le riprese satellitari e le immagini di bambini e neonati con i corpi martoriati dalle ferite, oltre a effettuare oltre 200 interviste con i sopravvissuti.

Stando alla ONG, tra le 200 e le 250 persone, molte delle quali bambini, potrebbero essere morte a causa dell'effetto delle armi chimiche.

Centinaia di persone sono sopravvissute agli attacchi, ma hanno visto comparire gravi conseguenze per la salute nelle ore e nei giorni successivi: disturbi gastrointestinali, pelle cosparsa di vesciche, svenimenti, perdita della vista e problemi respiratori, che rappresentano la principale causa di morte.

"È difficile trovare le parole per descrivere la dimensione e la brutalità di questi attacchi," ha spiegato Tirana Hassan, direttrice della Ricerca sulle crisi di Amnesty International, in un comunicato stampa. "Le immagini e i video che abbiamo esaminato nel corso delle nostre ricerche sono sconvolgenti: un bambino che piange dal dolore prima di morire; altri pieni di ferite e vesciche; altri ancora che non riescono a respirare o che vomitano sangue."

Un uomo intervistato da Amnesty International ha raccontato di aver assistito molte persone del suo villaggio e di quelli vicini, giurando di non aver mai visto nulla di simile.

Nel giro di un mese, 19 delle persone di cui si è occupato sono morte, e tutte manifestavano dei cambiamenti evidenti della pelle. Metà delle ferite erano diventate verdi, mentre l'altra metà si era trasformata in terribili vesciche.

Le testimonianze di due donne confermano il quadro raccapricciante dipinto dall'uomo.

Una donna ha raccontato che, dopo essere stata colpita da una scheggia di una bomba - che quando è esplosa ha prodotto una nube tossica - soffrirebbe ancora delle conseguenze.

Subito dopo l'esplosione, lei e suo figlio hanno iniziato a vomitare e ad avere dei giramenti di testa; la donna soffre ancora di emicranie, e la sua pelle non ha ancora assunto un aspetto normale, mentre il figlio ha ancora ferite e vesciche su tutto il corpo.

L'altra donna ha parlato del fumo nero e blu che è stato sprigionato dalle bombe cadute sul suo villaggio. "La maggiorate dei miei figli si è ammalata subito dopo aver inalato il fumo: vomito, diarrea, tosse," ha detto ad Amnesty International. "La loro pelle è diventata nera, come se fosse stata bruciata."

L'ONG ha sottoposto le prove raccolte a due esperti di armi chimiche, che hanno espresso il forte sospetto che siano stati usati "agenti chimici vescicanti, come mostarda solforosa, mostarda al nitrogen o lewisite."

Gli attacchi con armi chimiche rientrano nella serie di azioni lanciate nell'ambito dell'offensiva militare del governo contro l'Esercito di Liberazione del Sudan/Abdul Wahid. Il governo ha accusato il gruppo ribelle di aver condotto imboscate contro convogli militari, di aver sequestrato veicoli commerciali e di aver attaccato i civili.

Con le sue azioni il governo è riuscito ad attaccare e smantellare diverse posizioni nemiche e ha ridotto il territorio sotto il controllo dell'Esercito di Liberazione del Sudan. Nel contempo, però, l'offensiva ha portato anche all'evacuazione forzata di circa 251.000 persone tra gennaio e luglio 2016, stando ai dati dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari.

I crimini di guerra che secondo Amnesty International sarebbero stati compiuti dall'esercito governativo, però, non si limitano all'uso di armi chimiche.

Sono infatti stati compiuti bombardamenti indiscriminati sui civili e sulle loro proprietà, omicidi extragiudiziali di uomini, donne e bambini, sequestri e stupri di donne, rimozioni forzate di civili, sciacallaggio e distruzioni di proprietà dei civili — compresa la distruzione di interi villaggi.

Amnesty International ha raccolto i nomi di 367 civili, di cui 95 bambini, che sarebbero stati uccisi dall'esercito sudanese a Jebel Marra nei primi sei mesi del 2016, mentre molte altre persone sarebbero morte a causa della denutrizione, della disidratazione e dell'assenza di cure mediche.

"Da oltre 13 anni, il Darfur è sprofondato in un catastrofico ciclo di violenza: nulla è cambiato da allora, se non che il mondo ha cessato di occuparsene," ha dichiarato Hassan nel comunicato. "Nessuna misura efficace è stata adottata per proteggere i civili, nonostante la presenza di una missione di peacekeeping congiunta delle Nazioni Unite e dell'Unione africana. I negoziati e gli accordi di pace non hanno dato né sollievo né sicurezza alla popolazione del Darfur. La risposta della comunità internazionale è stata finora deplorevole."


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