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Tra rabbia e dolore: la Turchia ha commemorato le vittime del peggior attentato nella sua storia

La folla si è radunata nella capitale turca per piangere i morti e i feriti della strage avvenuta durante una manifestazione pacifista, la peggiore nella storia del paese.
12.10.15
Photo de John Beck/VICE News

La rabbia si è mischiata al dolore domenica nella capitale turca Ankara, dove la folla si è riunita per piangere le vittime delle esplosioni che sabato hanno ucciso più di 100 persone.

In migliaia si sono ritrovati in piazza Sihhiye per ricordare le vittime delle due esplosioni simultanee che hanno sconvolto la manifestazione contro la violenza tra le forze di sicurezza turche e i militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). È stato il peggiore attentato terroristico nella storia della Turchia.

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L'ufficio del primo ministro ha dichiarato nella tarda serata di sabato che 95 persone erano state uccise e 294 erano rimaste ferite, 48 delle quali in modo grave. Il Partito Democratico del Popolo (HDP), che ha organizzato la manifestazione di sabato insieme a vari gruppi di sinistra, ha detto che i morti erano circa 128.

Domenica l'umore della piazza era cupo. Alcune persone mostravano silenziosamente il simbolo della pace, mentre altri si abbracciavano e piangevano. "Onoriamo sempre i nostri caduti se li perdiamo in questo modo," ha detto un manifestante a VICE News. "Non crediamo sempre nella vita dopo la morte, ma sappiamo onorare i nostri defunti."

Ma si percepivano anche disprezzo e rabbia. Molti, direttamente o indirettamente, hanno attribuito la responsabilità dell'attacco al Presidente Recep Tayyip Erdo?an e al suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP). La folla ha gridato "Erdogan ladro, assassino;" alcuni hanno alzato i pugni al cielo, urlando "lo stato assassino pagherà."

Ci sono stati scontri quando la polizia ha impedito ai manifestanti, di cui faceva parte una delegazione dell'HDP, di porre dei garofani sul luogo degli attentati. L'HDP ha detto in un comunicato che alcuni dei suoi membri sono rimasti feriti.

I manifestanti ad Ankara nella giornata di ieri. (Foto di John Beck/VICE News)

Il governo ha rabbiosamente negato ogni responsabilità. Il sindaco di Ankara Melih Gökçek, membro dell'AKP, ritiene che l'attacco sia stato compiuto dal PKK o uno dei suoi sottogruppi per aumentare il sostegno all'HDP prima delle elezioni del primo novembre.

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Il primo ministro turco Ahmet Davuto?lu ha affermato domenica che l'attentato potrebbe essere stato compiuto dallo Stato Islamico (IS) o dai ribelli curdi, senza però fornire alcuna prova o spiegazione a supporto di questa tesi. Nessuno gruppo, fino a questo momento, ha rivendicato l'attentato.

In un discorso pronunciato al raduno di domenica, il co-segretario dell'HDP Selahattin Demirta?ha espresso il suo rammarico per la perdita di vite umane e ha portato le sue condoglianze alle vittime. "Erano tutti venuti ad Ankara con speranze di pace, ma non siamo stati in grado di proteggerli," ha detto parlando alla folla dal tetto di un autobus. "Li stiamo riportando a casa nelle bare, e ci scusiamo per questo. Ma terremo la testa alta, e continueremo a cantare i nostri cori di libertà e a ballare i nostri halay", un tipo di danza folkloristica.

Demirta?ha poi fatto riferimento direttamente a Erdo?an, dicendo che il presidente "ci ha minacciati con tutto il suo potere mediatico." "Non ci fa paura," ha aggiunto. "Siamo tutti un unico cuore, indipendentemente dalla nostra cultura o dai nostri ideali. Questo stato, questa terra, questo paese sono nostri. Non permetteremo a nessuno di portarci via la nostra libertà. Siamo tanti e possiamo scuotere le finestre del palazzo [presidenziale] se marceremo insieme."

Un'altra immagine della manifestazione di ieri, ad Ankara. (Foto di John Beck/VICE News)

Demirtas ha detto anche che l'HDP cercherà vendetta: non con la violenza ma ai seggi, facendo riferimento alle prossime elezioni.

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Musa Çam, parlamentare del Partito Popolare Repubblicano (CHP) ora all'opposizione, ha descritto l'attacco come un episodio di "chiaro fascismo. Dovremmo combattere tutti insieme per la fratellanza e per la vita… L'AKP sarà processato e lui [Erdo?an] sarà portato in prigione direttamente dal suo palazzo."

L'attentato è avvenuto intorno alle 10:00 ora locale, nei pressi della stazione centrale. I testimoni hanno visto due esplosioni quasi simultanee che sono avvenute mentre uomini e donne cantavano e ballavano. Due candidati al parlamento dell'HDP, Abdullah Erol e Kubra Meltem Mollaoglu, sono rimasti uccisi nell'attentato.

Molti di quelli riuniti domenica in piazza Sihhiye avevano assistito all'attentato. "Doveva esserci una manifestazione per la pace," ha affermato un manifestante che ha detto di chiamarsi Ferdany. "Siamo venuti qui per quello, ma hanno ucciso cento persone e ora siamo qui per condannare [Erdo?an]."

Mehmet, un altro partecipante, ha detto di essere andato in piazza per contestare il presidente turco. "Sarà dannoso per la Turchia se non riusciremo a sbarazzarci di quest'uomo, vogliamo un futuro migliore per il nostro paese. È un assassino, sia in Siria che qui," ha affermato, facendo riferimento al sostegno dato dal governo a gruppi armati che combattono in Siria.

Investigatori in azione presso il luogo dell'attentato di sabato. (Foto di John Beck/VICE News)

L'attacco di sabato mostra alcune similitudini con un attentato suicida avvenuto a luglio e ricollegato a IS. L'esplosione aveva ucciso 30 attivisti curdi nel villaggio di Suruc, sul confine siriano. Ma alcuni membri dell'opposizione hanno legato l'attentato anche a un'esplosione avvenuta in un comizio elettorale dell'HDP a giugno.

L'AKP ha lanciato una "guerra al terrorismo" bi-direzionale, focalizzata sia su IS che sul PKK. Ma la campagna ha mirato quasi esclusivamente a colpire i militanti curdi, e l'esercito turco ha compiuto una serie di attacchi aerei contro gli accampamenti del gruppo nel sud-est e nel nord dell'Iraq, uccidendo centinaia di persone. Il PKK ha reagito con un'ondata di sanguinosi attacchi contro le forze di sicurezza che ha rischiato di riportare alla luce una guerra per l'autonomia durata 30 anni, che ha ucciso più di 40.000 persone.

Qualche ora dopo l'attentato di sabato, il PKK ha ordinato ai suoi combattenti di fermare le operazioni in Turchia tranne in caso di attacco, e ha promesso di evitare atti che potrebbero ostacolare delle "elezioni giuste e imparziali." Ma l'esercito turco ha detto domenica che i suoi aerei hanno continuato a colpire obiettivi del PKK sia in Turchia che in Iraq.

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