Il machine-learning rivela il sessismo sistematico dell'astronomia

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Il machine-learning rivela il sessismo sistematico dell'astronomia

Gli astronomi uomini sono citati con una frequenza del 10 percento in più rispetto alle colleghe donne sulle riviste di settore.

Il sessismo nel campo dell'astronomia è diventato un argomento ricorrente negli ultimi anni, specialmente dopo che Geoffrey Marcy — emerito professore della UC Berkeley — è stato costretto a dimettersi nel 2015 dopo le accuse di molestie sessuali mosse a suo carico da molte delle sue studentesse, a cui sono poi seguite altre storie simili. È già stato dimostrato come la discriminazione nei confronti delle astronome donne avvenga su diversi livelli, dalla disparità nelle buste paga alla minore possibilità di accedere a posizioni di rilievo.

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Ora, uno studio quantitativo pubblicato venerdì scorso su Nature Astronomy dimostra che i pregiudizi di genere nella ricerca astronomica riguardano anche le citazioni letterarie, che sono indice di prestigio accademico e sono legate a un migliore accesso a borse di ricerca, proposte per conferenze e avanzamento di carriera.

Guidata da Neven Caplar, studente di dottorato all'Institute of Astronomy della ETH di Zurigo, la nuova ricerca ha scoperto che i paper con autori principali uomini venivano citati con una frequenza del 10 percento in più rispetto a quelli guidati da donne, anche dopo un controllo su quali fossero le disparità non legate in modo specifico al genere, come l'anzianità, l'ampiezza del team, la data di pubblicazione, il campo e l'istituzione accademica.

Il che denuncia "chiari segnali dell'esistenza di pregiudizi di genere nel campo dell'astronomia," hanno detto Caplar e colleghi.

Il team è arrivato a questa conclusione dopo aver utilizzato il machine-learning per analizzare un dataset di oltre 200.000 paper pubblicati tra il 1950 e il 2015 su cinque riviste di rilievo: Astronomy & Astrophysics, The Astrophysical Journal, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, Nature, and Science.

I ricercatori hanno identificato i generi dei primi autori facendo scorrere le informazioni bibliografiche attraverso database come SexMachine o GenderAPI. Poi hanno rimosso qualsiasi ricerca in cui il genere dell'autore fosse inconclusivo, riducendo il campione finale a 149.741 paper. Nel caso in cui gli autori principali avessero usato le iniziali — una tattica che le ricercatrici donne usano molto di più, proprio per evitare di essere discriminate in base al loro genere — il team di Caplar ha preso misure ulteriori per identificare le eccezioni nelle pubblicazioni in cui comparivano i nomi completi degli autori.

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"Anche se [normalmente] una persona usa solo le iniziali, basta che abbia usato il proprio nome per esteso una volta sola nel corso della sua carriera, perché sia possibile per noi trovarla e ricollegare il cognome e le iniziali del nome," mi ha detto Caplar su Skype. Le donne che cambiano i loro nomi da nubili possono essere identificate in questo modo. Ad ogni modo, Caplar ha anche aggiunto che le autrici ancora all'inizio della propria carriera e che quindi hanno solo un paio di paper alle spalle, sono più difficili da rintracciare.

Una volta che i paper sono stati divisi per genere, il team ha esaminato le varie proprietà delle ricerche guidate da uomini, la lunghezza dello scritto e l'esperienza professionale. Hanno combinato queste qualità non inerenti al genere con le ricerche delle autrici donne, e hanno predetto la proporzione di citazioni per autrici primarie in uno scenario privo di pregiudizi di genere, per poi confrontare il risultato ottenuto con quello effettivamente mostrato dal campione.

Nel grafico, le citazioni ad autrici femminili nelle riviste di astronomia nel tempo. Immagine: Neven Caplar/Sandro Tacchella/Simon Birrer

Come mostra il grafico qui sopra, il divario di genere nelle citazioni è andato chiudendosi nel corso degli ultimi cinquant'anni, ma le donne sono ancora sottorappresentate in questa metrica.

Lo studio mostra anche una serie di disparità di genere all'interno di settori specialistici. "Abbiamo diviso i campi di studio in sei categorie, e si più notare chiaramente che gli uomini sono più prominenti nei paper che riguardano strumenti e metodi," mi ha detto Caplar. "D'altro canto, si può notare un aumento consistente di scrittrici donne nei paper che parlando di scienza planetaria, perché i pianeti sono un argomento di punta al momento, e le donne che si occupano di astronomia oggi sono più di quante siano mai state prima."

Il fatto che le astronome donne siano citate sistematicamente di meno rispetto alla controparte maschile ha facili ripercussioni negative sulle loro carriere. Quando questi dati sono poi combinati con i risultati di studi precedenti sul divario di retribuzione — che va dal 25 al 40 percento tra uomini e donne che lavorano in campo astronomico —, la tendenza per le donne astronome ad avere meno figli di quanti ne vorrebbero, e una sotto-rappresentazione delle donne nei ruoli di rilievo pubblico, come quello dell'astronauta, o del vincitore di un premio Nobel, è chiaro che c'è ancora molto lavoro da fare per livellare il campo di gioco astronomico.

I pregiudizi e le disparità non sono un peso solo per le donne che cercano di fare carriera in campo astronomico o scientifico d'altro genere. Come sottolineano Caplar e i suoi co-autori, "un gruppo di ricercatori in cui ognuno proviene da esperienze e prospettive diverse massimizza la creatività e l'innovazione," nelle scienze.

Quando le donne con le stesse qualifiche non sono rappresentate in modo equo, soffre tutta la comunità astronomica, così come la nostra comprensione ed esplorazione dei mondi al di là del nostro.