Una popstar russa sarebbe stata uccisa perché omosessuale

Zelimkhan Bakayev è scomparso da agosto e ora, a quanto sostengono alcuni attivisti LGBT, sarebbe stato ucciso dalle autorità cecene.
Foto: Screenshot via YouTube

Lo scorso agosto, il cantante moscovita Zelimkhan Bakayev si è recato nella città di Grozny, capitale della Cecenia, per il matrimonio di sua sorella. Da allora Bakayev, 26 anni, è scomparso. I suoi genitori si sono rivolti alle autorità, ma senza ricevere risposte soddisfacenti. È da un po' di tempo che diversi attivisti russi temono che dietro possa esserci l'operato delle autorità cecene, notoriamente violente e repressive nei confronti della comunità queer locale. Ora, a quanto riporta NewNowNext—un influente sito di news LGTBQ+ americano—i sospetti si stanno tramutando in conferma.

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Un testimone anonimo, presumibilmente in un rapporto di fiducia con gli attivisti coinvolti nella denuncia della scomparsa, avrebbe rivelato a NNN che Bakayev sarebbe stato arrestato dalla polizia circa "tre ore dopo" il suo arrivo a Grozny, e che sarebbe stato ucciso "nel giro di dieci ore". A fine agosto un attivista locale, Igor Kochetkov, aveva confermato la notizia dell'arresto ma un ufficiale del governo ceceno aveva controbattuto dicendo che Bakayev stava bene e sarebbe presto tornato in libertà. A settembre il cantante è apparso in due video su YouTube girati in Germania, a quanto dice la descrizione, ma il fatto che nell'inquadratura compaiano diversi energy drink russi ha fatto porre qualche dubbio sulla loro autenticità. Il profilo Instagram di Bakayev è stato cancellato, mentre alcuni account di Twitter a suo nome—probabilmente falsi—sono ancora online, ma inattivi.

Ad aprile 2017 diversi media internazionali hanno parlato del supposto incarceramento di almeno cento uomini omosessuali da parte del governo ceceno, tre dei quali sarebbero poi deceduti. In un'intervista rilasciata lo scorso luglio ad HBO Ramsan Kadryov, presidente della repubblica cecena, avrebbe negato tutto usando parole poco incoraggianti: "Non abbiamo gente del genere, non abbiamo gay, e se ce ne sono che se ne vadano in Canada, lontano da noi, così che il nostro sangue possa essere purificato".

I diritti LGBTQ in Russia sono tutto tranne che garantiti. La corte europea di Strasburgo ha criticato apertamente l'operato del governo russo a riguardo, nello specifico la proibizione di distribuire "propaganda omosessuale". Stando alla legge locale, in Russia non si può parlare di omosessualità in termini positivi né su Internet né su qualsiasi altro medium, e mai alla presenza di minorenni.

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