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Siamo stati al concerto dei Coma Cose con Giungla

Invece del classico report, abbiamo deciso di vedere un concerto sold out tramite gli occhi della promessa del pop bolognese Giungla.

di Carlotta Sisti; foto di Kevin Spicy
16 gennaio 2018, 11:08am

Ogni storia ha l’inizio che si merita. Questa in particolare comincia con una ultratrentenne mentalmente instabile che si presenta a due quasi-diciottenni seduti al gelo di un tavolo all’aperto del circoletto perlopiù frequentato da pensionati che sta sotto il Covo Club di Bologna. Quella persona naturalmente sono io, che snobbo il passare degli anni ostinandomi a non mettere gli occhiali, senza capire che così facendo accadono cose spiacevoli, tipo scambiare un’adolescente con i capelli molto lunghi per Giungla.

alessandra federico fan coma cose
Alessandra e Federico, che frequentano il liceo artistico e sono fan dei Coma Cose, e pensano anche che stiano insieme “che, dai, si capisce dai testi”, ma di norma ascoltano band come Fast Animals and Slow Kids, Canova, Gomma e Gazzelle ma sono anche grandi fan di Cosmo, non più di Coez perché li ha trattati male dopo un concerto

Giungla, nome d’arte di Emanulea Drei, è la protagonista, insieme ai Coma Cose, di questo format, per il quale un musicista è invitato (o costretto) dal suo ufficio stampa a venire con chi scrive a un concerto di altri musicisti che facciano, possibilmente, musica abbastanza distante dalla sua.

Come leggerete, se ancora state leggendo, l’accoppiata Giungla-Coma Cose è stata, in questo pilot dal sapore di Ceres, una specie di luna di miele, con giusto qualche appunto, davvero minimo, paragonabile a quando su Booking.com sotto un 9 pieno, trovi scritto “unica cosa, non c’erano ad accogliermi unicorni che scoreggiavano arcobaleni”.

Prima, però, di metterci in coda per entrare in un Covo così sold out che non ci sarebbe entrato nemmeno più il colbacco di Calcutta, abbiamo chiacchierato con Ema-Giungla (ma anche con la sua amica Marta dell’etichetta Factory Flaws, che purtroppo non compare nelle foto) di live, delle notti che li precedono, di Youtuber, di un massaggio con intervista a St. Vincent e di tante altre cose mentre, come potete vedere qui sotto, la stracciavo senza troppo sforzo a briscola.

giungla intervista briscola

Giungla, la prima volta che ti ho vista suonavi in un posto bellissimo, La Fattoria di Vigheffio, che ospita persone con problemi mentali, oggi siamo in un centro anziani: ti piace questo fil rouge “vite ai margini”che lega i nostri incontri?
Mi piace moltissimo.

Bene. Quindi, a proposito di salute mentale e senilità, tu come dormi la sera prima di un concerto?
Non dormo tanto, ma riesco a dormire, o almeno fino ad oggi ci sono sempre riuscita. Il momento peggiore per me sono, piuttosto, le 2 ore prima dell’inizio del live: lì se anche uno cerca di parlarmi non lo sento, sono come schermata, nel mio bozzolo. Voglio solo stare da sola e saltare.

Fai così perché sei agitata?
No, è una cosa strana da spiegare perché non è che abbia paura, ho proprio bisogno di vedermela da sola con quella cosa lì, anche perché poi sul palco non c’è nessun altro oltre me e i miei strumenti.

Esiste, invece, una cosa che ti fa incazzare, se succede mentre suoni?
Mi mette molto in difficoltà suonare davanti a poca gente, in una situazione più intima, dove le persone sono sedute ai tavoli e stanno bevendo, chiacchierando … Lì vado in sbatti, mentre sui palchi grossi, come per esempio quello degli xx che ho aperto a Roma l’estate scorsa, sono molto più tranquilla. Mi danno, invece, fastidio tutte le cose che mi tolgono dalla mia trance, quindi problemi tecnici o fisici.

Qualche Youtuber ha fatto delle tue cover?
Questo proprio non lo so, ma domani ci guardo [abbiamo guardato anche noi e sono venuti fuori solo video o de Il libro della giungla o della cover band di Ligabue ("G come Giungla"), quindi giovani star di YouTube, fatevi avanti che i pezzi di Giungla sono una figata], però so che un tizio ha fatto un remix super disco-beach di un mio pezzo e mi ha fatto molto ridere. Cioè, mi ha fatto ridere che qualcuno abbia usato il suo tempo per fare un mio remix, distantissimo da quello che faccio io, in stile “aperitivo al mare”.

Ma tu vai a leggere i commenti ai tuoi video o temi di incappare negli haters?
No, non vado tanto a caccia di commenti, ogni tanto leggo e devo dire che fino ad ora non ho trovato granché di negativo, forse qualche amico ha attivato a mia insaputa un filtro scaccia hater.

Appurato che sei una sega a carte, ma un drago sul palco, ci sono stati paragoni tra te e altre artiste che ti sono piaciuti?
Uno su tutti quello fatto da Noisey USA che mi ha definita “the love child of PJ Harvey and Grimes”. In Italia, invece, c’è la tendenza ad avvicinare nomi di ragazze solo perché, magari, si è fatto qualche festival assieme, quando in realtà non abbiano nulla in comune. A me piacerebbe essere proprio considerata al di là del fatto che sono una femmina.

E invece…
E invece soprattutto in Italia non si guarda a una ragazza sul palco in quanto musicista, ma in quanto carina o non carina, sexy o non sexy, curata, stilosa e via dicendo. Ci sono degli schemi in cui si cerca sempre di infilare una donna che fa musica, e questa cosa ha rotto le palle.

Parliamo del concerto di stasera: conosci Coma Cose?
Non li conoscevo, anche se conosco la loro metà maschile che è Fausto Lama, che non vedo da una vita ma che apprezzavo nel suo lavoro da solista che prendeva il nome di Edipo. Stamattina, però, ho fatto i compiti e mi sono ascoltata un po’ di loro pezzi. M’è rimasto impresso Anima Lattina su tutti.

Che cosa ti è sembrato della loro musica, da un ascolto così fresco?
Prima cosa: mi aspetto che stasera tutti cantino tutte la canzoni dall’inizio alla fine, e se ho ragione hanno vinto. Poi la cosa interessante di Coma Cose, che sono un ibrido tra trap, hip hop e indie è il loro approccio fortemente ironico nei testi ma anche molto pop come intento. Questo mix lo trovo figo, anche se suonano distanti anni luce da quello che ascolto normalmente io.


giungla intervista briscola covo club
Prima di lasciare il circolo degli anziani, concedo a Giungla la rivincita a carte, e mi va di sfiga perché finisco in coppia con il signore dal tasso alcolemico più alto di tutta Bologna e provincia e veniamo asfaltati.

Mentre portiamo il fotografo a mangiare una pizza, sperando che una volta risolto il calo di zuccheri che lamenta si metta anche a fare qualche scatto a fuoco, Giungla mi dice che secondo lei il mio “è un mestiere molto difficile; a me è capitato solo una volta di fare un’intervista, e oltretutto a uno dei miei riferimenti musicali, St. Vincent, ed è stata durissima”. Come mai, le domando: “Mah, è stato tutto molto strano, mi ha concesso di farle delle domande mentre facevamo un massaggio. Cioè, non io a lei, eravamo tutte e due stese e massaggiate da delle professioniste in una spa di Londra”. Mi sembra una figata. “Sì, ma si capiva che stava facendo promo. Non si è concessa più di tanto, non l’ho praticamente vista in faccia, per cui dopo tirare fuori un pezzo è stato davvero complicato. Ce l’ho fatta e mi sono sentita una supereroina, però è stato troppo stressante”. Per consolare Ema le racconto di quando Juliette Lewis mi ha tirato addosso una spazzola.

In questo alone di imbarazzo e disagio lei e Marta entrano, tessera del Covo-munite, mentre io mi faccio la coda e ne approfitto per importunare coppie come Michelangelo e Virginia, che sembrano la versione indie di una coppia di Uomini e Donne tanto sono fighi, fiorentini, educati.

Michelangelo e Virginia con l'autrice.

Mi dicono: “ci piacciono i Coma Cose perché le citazioni di Battisti sono tanta roba, ma per il resto ascoltiamo soprattutto gente come Motta”. “A me piace anche la trap” dice Michelangelo, “tipo Capo Plaza?” chiede il fotografo, tipico maschio prevaricatore. “No” è la risposta che rimette tutti al proprio posto.

Entrati al Covo per tipo penultimi, troviamo il parterre delle grandi occasioni, fatto di musicisti, organizzatori di festival ed eventi, DJ, collettivi di DJ e altri sfaccendati di varia natura. Ritrovate Giungla e Marta ascoltiamo insieme l’apertura di Fosco17, che fa rap, ma ha sul palco chitarrista e batterista (cosa molto apprezzata da tutti gli sfaccendati di poco sopra) e soprattutto Marta mi dice come le sembri strano sentire al Covo questo genere musicale, visto l’orientamento fortemente incentrato sulla guitar music del locale, ma, spiega, “non mi piglia male, penso che se oggi va questo è giusto dare spazio a chi sa farlo bene”.

Fosco17 si prende i suoi applausi e poco dopo salgono sul palco i Coma Cose. La mia prima annotazione è su Francesca, perché, e provate a darmi torto, penso dal profondo del mio cuore che non si vedeva una ragazza stare così bene con i capelli rasati dai tempi di Sigourney Weaver. Per mia disgrazia esterno questo pensiero con il fotografo, il quale mi risponde che “veramente anche Cara Delenvigne si è rasata di recente”, al che gli mollo una pedata, ricreando il celebre match Formigli vs La Russa, correva l’anno 2011.

coma cose live covo club
Coma Cose.

Inizia il live e Giungla mi dice al volo, avanzando verso un muro di capelli afro, che “l’intro è sempre importantissimo” e questo dei CC è bello potente a catalizza a dovere l’attenzione di tutti. Partono proprio con "Anima Lattina", Ema mi dice “andiamo in mezzo, mi segui?” io sorrido come il drugo e faccio lentamente sì con la testa ma non mi accorgo che alle altre doti già accennate, Giungla ha anche quella di sgusciare tipo Slimer tra la gente, così le ultime parole che percepisco prima di perderla per sempre nella ressa sono: “Tanto io ce la faccio sempre perché sono… [scegliere uno tra questi vocaboli bassa/svelta/giusta/ebbasta]”.

Così, smarrita Giungla, resto a ballare o meglio a dimenarmi nel mio parka come se volessi uscire da una rete da pesca che mi rende folle e disperata. Intanto i Coma Cose, come da copione, fanno cantare tutti, nessuno escluso (tranne il fotografo che non sa a memoria nemmeno il suo numero di cellulare), con "Jugoslavia", "Deserto", "Golgota", "Cannibalismo", "French Fries", "Pakistan". Finiti i sette pezzi spiegano, e saranno quasi le uniche cose che diranno in tutta la serata, che loro hanno "davvero solo sette pezzi, quindi che facciamo?”. E niente, fanno che ne rifanno quattro: "Anima Lattina", "Jugoslavia", "Deserto" e "Pakistan", identiche in modo impressionante a come le hanno cantate la prima volta, quando mi avevano colpita perché erano identiche al disco.

Che ciò sia un bene o un non tanto bene non so analizzarlo, per questo ho portato con me Giungla. Così, con “dolce Venere di rimmel” nelle orecchie la ritrovo e le chiedo se le è piaciuto: “Mi è piaciuto, è una roba che proprio non ascolto, ma è stato un bel concerto, soprattutto ho goduto che non hanno detto un cazzo e hanno fatto i loro pezzi dritti. La gente è rimasta lì, carica, a cantare, quindi ha funzionato, l’energia non è svaporata. Una roba che a me non piace troppo sono questi continui giochetti con le parole e le frasi, che più che un significato vero sembrano fatte per rimanere in testa, però lì è proprio un gusto personalissimo, credo che ai fan, invece, questo stile diverta parecchio”. E sul fatto che hanno rifatto i pezzi due volte? “Per me è stato giusto. Anzi: è stato moderno”.

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Coma Cose e Giungla.

Ed è così, con Giungla che chiacchiera con Fausto e Francesca e il pubblico, più indie che rap, che discorre delle doti tecniche del batterista dei Coma Cose, che lasciamo il Covo. O meglio: è così che ho dovuto inseguire quel bastardo del fotografo mentre si dileguava, minacciando di lasciarmi a piedi, quando invece una pista immobile chiedeva giustizia per "Get Ur Freak On" di Missy Elliott. Dopo aver tentato una rianimazione del party a base di moonwalk laterale, ho visto gente distogliere lo sguardo e mi sono arresa. Perché ogni storia ha anche il finale che si merita, e questa non prevedeva che io diventassi la reginetta della festa (ma, va detto, solo per colpa di uno che in macchina ha il CD dei Nickelback).

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