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Recensione: TPSB - Sekundenschlaf

Va bene prendere la musica seriamente, prendere seriamente se stessi e il proprio lavoro, però un disco ambient con qualche beat downtempo rappresenta davvero "le angosce della classe operaia post-sovietica"?

di Andrea Bosetti
18 gennaio 2018, 10:20am

Sono sempre stupefatto dalla grande capacità dei promoter musicali. A volte dalla grande capacità dei promoter musicali di fare schifo, redigere comunicati sgrammaticati e totalmente inutili quando non proprio incomprensibili. Altre volte, dalla grande capacità di inventare di sana pianta cose che per ragioni del tutto ignote uno dovrebbe trovare all’interno di un disco; non dico sentire, perché sarebbe troppo facile, no, parlo proprio di quei casi in cui il disco ti viene presentato come un’esperienza extrasensoriale per pochi eletti, che necessita di un’attenta preparazione prima di essere affrontata.

Per Sekundenschlaf ("colpo di sonno" in tedesco) quelli di Blackest Ever Black si sono dati da fare mica male, definendo l’album schizzi insonni e breakbeat-driven (scusate, non so tradurlo, il che già la dice lunga sull’ermetismo di questa descrizione) di autore incerto. L’autore in questione, TPSB, тпсб in cirillico, però, un nome pare averlo, o quantomeno uno pseudonimo: Fedor Servolenko. Arriva dalle parti di San Pietroburgo e del Lago Ladoga, e fa quell’elettronica tutta storta, a volte rotonda a volte spigolosa, ma sempre minimale che piace tanto da Berlino ad andare in là. Punti in comune con la jungle degli albori, l’ambient e la techno, continua il comunicato, e se è vero che c’è sempre un fondo ambient, che i beat neri della jungle spuntano qua e là e che la techno più essenziale fa da collante tra tutto questo e qualche beat asciuttissimo da d’n’b, è quello che viene dopo a lasciarmi perplesso. La risposta [di TPSB] alla tradizione e allo zeitgeist è idiosincratica, per essere eufemistici - con un’atmosfera e una psicogeografia radicate nella tranquillità e maestosità della natura della Russia occidentale, e le ansie e le angosce della classe operaia post-sovietica.

Va bene prendere la musica seriamente, prendere seriamente se stessi e il proprio lavoro. Però. Stiamo parlando di un disco che si chiama colpo di sonno, che ha in copertina una ragazza che sembra stia per essere investita a bordo strada dall’auto che stiamo guidando noi, che è completamente strumentale e che ha dei titoli come “Matted Feathers”, piume arruffate. Mi dite che tipo di processo mentale io povero pirla dovrei seguire per arrivare a trovare in quattro beat in downtempo le angosce della classe operaia post-sovietica? Mi spiegate perché devo farmi una cultura sulla psicogeografia e sulle avanguardie situazioniste degli anni Cinquanta per ascoltare un album? Tra l’altro, un album ambient. Che non è manco brutto, ma insomma, è un lavoro discreto e via così.

Un giorno o l’altro qualcuno dovrà riflettere seriamente su questo trend della musica contemporanea a ragionare per sottrazione. Meno roba c’è nel disco, più dietrologie devono inventarsi per promuoverlo. Tre campionature in croce di mia nonna che fa i tortelli in cucina e attenzione ecco la testimonianza sonora dell’incrocio tra tradizione, contemporaneità e bisogni fisiologici primordiali dell’uomo occidentale costretti in uno spazio artificiale. No, è mia nonna che fa i tortelli in cucina, dai.

Sekundenschlaf è uscito il 12 gennaio per Blackest Ever Black.

Ascolta Sekundenschlaf su Bandcamp:

TRACKLIST
1. Catching Rare Birds
2.The Grand Pacific Garbage Patch
3. Quicksand
4. Walking Distances
5. Matted Feathers
6. Pacifier Habits
7. Are You Still Hurt

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