Dieci pezzacci dall'era d'oro dell'italodance

Tanto per essere pronti per l'anno prossimo quando la musica del duemila, da Molella ai Paps 'n' Skar, raggiungerà la maggiore età.
26.6.17

È il terzo giorno d'estate e a Milano fa un caldo dannato, quello che sale dall'asfalto ed esce dal cemento, che quando cammini sul marciapiede la suola della scarpa sprofonda qualche millimetro perché è tutto sciolto. Non sai bene per quale strano collegamento sinaptico, ma l'innalzamento delle temperature ha coinciso con l'insinuarsi di un pensiero terribile nella tua mente. Forse perché ricordi le estati in cui non eri costretto alla convivenza forzata con l'odore acre dell'impiegato davanti a te sulla metro rossa, già madido nella sua camicia azzurra ancora prima di arrivare in ufficio, quando non c'era Spotify free a sottolineare ogni due canzoni la tragica condizione del pendolare tra strani olezzi e ascelle pezzate, ti ritrovi a pensare che l'estate da minorenni si godeva di più. Da lì il pensiero terribile: ogni estate, per qualcuno, è l'ultima spendibile in minore età, e questa è l'ultima per i Duemila, che dall'anno prossimo prenderanno la patente, voteranno, saranno formalmente, legalmente adulti. Saranno maggiorenni. Vuol dire che, tempo sei mesi, lo stesso vale anche le canzoni che si ascoltavano nel 2000. E sorge spontanea una riflessione su quei pezzacci che ti capitavano a tiro all'epoca, quando uscivi di casa la sera le prime volte e ti ritrovavi nella piazza del paese o, se la mamma ti lasciava duemilacinquecento lire, in gelateria; cose oscene, inqualificabili, meravigliose. La piazza e la gelateria quanto le hit.

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