Scordiamoci la frutta. Le cipolle, l’insalata, le zucchine, i meloni, i cetrioli, le angurie. In generale, niente più legumi. Rimarrebbero il mais, il riso, il grano. Ma la carne… sarebbe difficile. Quanto agli alberi: fine delle querce, dei tigli. Però forse avremmo ancora i pini, le palme, le felci. Massimo Carpinteri non è uno che esagera con frasi drammatiche, per cui mi elenca puntualmente quello che non potremmo più mangiare o osservare nel paesaggio in un ipotetico futuro senza api."Metto i pesticidi come prima causa del declino delle api. Serve un cambio di mentalità: bisogna far capire che le api sono importanti come l’acqua.”
Massimo Carpinteri ci mostra l’interno di un’arnia
“Le api per stare bene vogliono inverni freddi e primavere tiepide, mentre stiamo vivendo un’inversione. Questo non solo sballa o annulla le fioriture ma è molto stressante per le api”
La “famiglia” di api intorno alla covata
Celle reali complete per la produzione di api regine
Favo di una mini arnia per allevamento di api regine
Massimo Carpinteri toglie dal favo la cera con cui le api coprono il miele
Un favo ancora opercolato (a destra) cioè coperto di cera e un favo già “scoperto” col miele in vista
Affumicatore usato dagli apicoltori quando si apre l’arnia, ha l’effetto di rendere le api meno aggressive
Un fuco, il maschio dell'ape
