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Un disastro come Chernobyl potrebbe accadere di nuovo?

La serie 'Chernobyl' racconta un inferno terrificante. Ma con le rinnovabili ancora indietro, per molti l'energia nucleare resta la soluzione più efficace per un futuro energetico sostenibile.

di Tom Seymour
10 luglio 2019, 9:50am

Immagine: HBO 

Il disastro di Chernobyl del 1986 è la catastrofe che incombe su ogni appello per un futuro ecosostenibile. Come possiamo fornire a quasi sette miliardi di esseri umani—molti dei quali vivono ancora in condizioni di povertà—l'energia e le risorse necessarie a vivere una vita dignitosa, cercando al contempo di ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili? Possiamo ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno solo attraverso le fonti rinnovabili?

Questo dibattito si è riacceso proprio ora, anche grazie alla popolarità della serie Chernobyl della HBO, che in Italia si è conclusa questa settimana su Sky.

La miniserie in cinque parti ci riporta nella città di Pripyat, in Ucraina, nelle prime ore del mattino del 26 aprile 1986. Mostra gli abitanti della città svegliati da un'improvvisa esplosione al reattore numero quattro della vicina centrale di Chernobyl. Mostra i primi soccorritori che tentano di spegnere il fuoco al centro del reattore, e che poi giacciono a marcire in letti d'ospedale nascosti, mentre la centrale in fiamme sparge una nube velenosa su tutta la regione. Segue gli scienziati che devono cercare di convincere la catena di comando a Mosca che, se gli altri sette reattori di Chernobyl seguiranno lo stesso destino, tutta l'Europa orientale diventerà un deserto nucleare inabitabile per circa 20.000 anni. Mostra le molte migliaia di cittadini sovietici che erano stati arruolati, correndo un enorme rischio personale, per le operazioni di risanamento.

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Immagine: HBO

Per fortuna, ci assicurano gli esperti, il disastro di Chernobyl è stato colpa dell'Unione Sovietica, dove la menzogna assoluta era particolarmente diffusa ai più alti livelli di comando. Dove un’élite governativa ha abusato della propria autorità. Dove le voci indipendenti sono state soffocate dalla propaganda e dalla volontaria diffusione di informazioni false. E dove la ricerca scientifica è stata respinta o soppressa quando non si adattava ai bisogni e ai desideri delle persone al comando.

Coloro che sostengono che un disastro come quello di Chernobyl non accadrà mai più contano anche sull'ingegneria. Il reattore presentava difetti fatali fin dalla progettazione, dicono. Si basava su una scienza sbagliata. Inoltre, l'Unione Sovietica aveva falsificato i libri contabili per decenni. Al di là degli errori umani nella sala di controllo, l'impianto era in uno stato di degrado endemico—nessuna centrale nucleare moderna sarebbe mai stata autorizzata a fare la stessa fine sotto supervisione internazionale.

Sostenere che Chernobyl non potrebbe mai accadere di nuovo è diventato un luogo comune in Occidente. Mentre le ricerche Google su Chernobyl sono aumentate dopo il successo strepitoso della serie televisiva (che è lo show televisivo con le valutazioni più alte su IMDB nella storia della televisione), il Nuclear Energy Institute—il braccio politico del settore della tecnologia nucleare americana—ha pubblicato una scheda in cui assicura agli americani la rigorosa sicurezza dei loro reattori rispetto a Chernobyl. Ha persino pubblicato annunci pubblicitari tra i risultati di ricerca su Google per Chernobyl affermando che “abbiamo bisogno del nucleare.”

Ma un disastro come quello di Chernobyl potrebbe accedere di nuovo, per certo. Le leggi della probabilità impongono quasi che qualcosa del genere succeda ancora.

I reattori nucleari sono, per definizione, immensamente difficili da controllare. Sono complessi e richiedono una manutenzione costante. Sono spesso l'obiettivo dichiarato dei terroristi. E sono vulnerabili agli eventi sismici e a quelli meteorologici anomali o catastrofici, che—grazie al riscaldamento globale causato dall'uomo—, stanno rapidamente aumentando in termini di regolarità e dimensioni.

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Immagine: HBO

Pensare di poter controllare qualcosa di così potente e imprevedibile come il nucleo del sole è da arroganti. Come la serie di HBO mostra brillantemente, i funzionari nella sala di controllo di Chernobyl non riuscivano neanche a concepire il fatto che il loro reattore fosse appena esploso nel cielo notturno. Quando uno tsunami ha colpito la centrale giapponese di Fukushima nel marzo del 2011, le indagini hanno trovato che regolamentazioni lassiste e un’azienda lenta nell’implementare i miglioramenti di sicurezza avevano reso l'impianto particolarmente vulnerabile. Alcuni degli stessi problemi sistemici che affliggevano Chernobyl—l'arroganza e l'autocompiacimento, i conflitti di interesse dei governi e l'interesse personale a minimizzare l'attenzione su un disastro—continuano ad affliggere la società moderna.

La brutta esperienza di Fukushima e il ricordo di Chernobyl non hanno scoraggiato i governi del mondo dall'investire nel nucleare. Le centrali nucleari sono attualmente in costruzione in tutti i principali continenti. A Murmansk, in Russia, la prima centrale nucleare galleggiante è in costruzione nell'oceano. Cinquantaquattro centrali sono attualmente in costruzione in 16 paesi, di 454 impianti attivi nel mondo. (Negli Stati Uniti, il tasso di costruzione di nuove centrali nucleari è rallentato fin quasi a fermarsi, e dopo che la tormentata centrale di Vogtle in Georgia sarà operativa, potrebbero passare molti anni prima che vedremo un nuovo impianto.) Questo avviene in un momento di crescente nazionalismo autoritario e conseguente indebolimento degli accordi bilaterali volti a mantenere i reattori sicuri, trasparenti e sotto l'egida della cooperazione internazionale.

Non c'è dubbio che la reazione sovietica a Chernobyl sia stata cinica. C’è stato un silenzio radio da parte di Mosca fino al 28 aprile, quando il politburo ha fatto una dichiarazione di 15 secondi al telegiornale della sera: “C'è stato un incidente nella centrale nucleare di Chernobyl.” Facendo notare che “l'assistenza è stata fornita” a chi è rimasto colpito e che “è stata istituita una commissione investigativa.”

Pochi giorni dopo, Moscow News, una pubblicazione autorizzata del politburo, aveva pubblicato un articolo con il titolo: "Una nube velenosa di antisovietismo." L'articolo si scagliava contro “una campagna premeditata e ben orchestrata,” che intendeva “coprire atti criminali di militarismo da parte degli USA e della NATO contro la pace e la sicurezza.” Non è cambiato molto da allora. Recentemente, RT, la rete e la pubblicazione di propaganda russa, ha liquidato la serie HBO come "fondamentalmente fasulla."

Eppure, al di là della negligenza governativa, la serie racconta anche una storia di speranza. Le operazioni di risanamento attorno a Chernobyl hanno coinvolto più di 600.000 persone: alcune, senza mai essere state ricordate per nome o riconosciute, hanno a pieno titolo il merito di aver salvato milioni di vite.

Per quanto possa sembrare irriverente, la serie HBO mette in scena quindi una storia di successo. Con enormi e tragici costi umani, la gente comune dell'Unione Sovietica è riuscita in gran parte a minimizzare la ricaduta nucleare pagando un prezzo personale altissimo. Sebbene le successive generazioni di innocenti in Ucraina e Bielorussia abbiano sofferto in modi inimmaginabili, la serie mostra abilmente quanto Chernobyl abbia portato l'Europa sull'orlo di una devastazione quasi totale, e come questi eroi sconosciuti ci abbiano salvato da quel baratro.

Chernobyl è anche una storia di natura. Lo scorso novembre, me ne stavo di fronte al reattore senza nessun indumento di protezione, per un reportage per VICE. Non solo: durante un viaggio finanziato dalla Fondazione Culturale Ucraina, sono andato a un rave a Pripyat.

Per chiunque sia interessato ai processi di rinaturalizzazione, la zona di esclusione di Chernobyl è un caso fondamentale. Nei mesi successivi all'esplosione, è stato ucciso qualsiasi animale in vista e ogni albero secco raso al suolo. Ma, senza l’interferenza dell’umanità, quello che era il posto più pericoloso sulla terra ha iniziato a riprendersi. I mesi estivi sono animati dal canto degli uccelli. Lupi, orsi, linci e cinghiali, liberi dalla caccia umana, vagano per i boschi. Anche con meno sei gradi e la neve alta, com'era quando ero lì, le radici e i rami degli alberi si snodano e si fanno largo tra le case abbandonate. In soli 33 anni, Chernobyl è stata drasticamente e gioiosamente riassorbita dalla natura.

La serie Chernobyl di HBO ha riportato il tema dell'energia nucleare nella coscienza nazionale proprio mentre le attuali proteste ambientali come quelle di Extinction Rebellion e le proteste studentesche guidate da Greta Thunberg stanno richiamando con successo l’attenzione dei media sul cambiamento climatico.

Ma qual è l'alternativa che sostengono questi movimenti? In America, i combustibili fossili forniscono il 78 percento dell'energia nazionale. Nel Regno Unito, la cifra è del 52 percento, con un 18 percento derivato dalle centrali nucleari esistenti. Chernobyl, Fukushima e i movimenti di attivismo antinucleari hanno portato a un rallentamento degli investimenti nucleari negli Stati Uniti; nel frattempo, la rete dell’energia continua a essere dominata dai combustibili fossili, non dalle energie rinnovabili. Al momento, l'energia nucleare è ancora di gran lunga la soluzione più efficiente per generare energia a basse emissioni di CO2. Se vogliamo immaginare un futuro senza combustibili fossili, la proliferazione dell'energia nucleare deve continuare, nel nord e nel sud del mondo, insieme e collaborando a una rivoluzione simile nelle energie rinnovabili.

Questo articolo è apparso originariamente su VICE US.