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Sono stato lo chef privato del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-il

I racconti dallo chef del dittatore coreano e del regno più segreto al mondo, il tutto a base di follie e sbronze.

di Pierre Longeray
13 novembre 2019, 8:47am

© Kenji Fujimoto nel 1991 a Changsong. Immagine per gentile concessione di Hugo & Cie. 

Questo articolo è apparso originariamente su VICE Francia.

Autunno 1982. Sono passati due lunghi mesi da quando Kenji Fujimoto si è trasferito in Corea del Nord. I giorni scorrono lenti per lo chef di sushi giapponese: sta aspettando che vengano terminati i lavori di costruzione del ristorante karaoke a Pyongyang per cui è stato assunto dalla Camera del Commercio giapponese-nordcoreana.

Poi, un giorno di ottobre, il capo del ristorante lo chiama nel panico, dicendogli di procurarsi tutto il necessario per servire sushi a 20 persone—in fretta. Arrivano tre berline Mercedes-Benz. Fujimoto sale a bordo di una. Per due ore, contempla la campagna nordcoreana dal finestrino, finché non arrivano a destinazione: un edificio opulento sul mare.

Sono le due del mattino, quando finalmente gli viene chiesto di servire il sushi agli invitati. L’evento fa il suo corso senza intoppi; Fujimoto racconta di un uomo che vuole sapere che tipo di pesce venisse servito (è toro, ventresca di tonno). L’uomo ne chiede ancora.

Tornato a Pyongyang due giorni dopo, Fujimoto resta paralizzato quando vede la cameriera di un ristorante sfogliare il giornale locale. L’uomo che voleva il bis di toro copre tutta la prima pagina. Fujimoto si rende conto di aver appena passato una sera con il figlio del leader della Corea del Nord, Kim Il-sung: il futuro dittatore, Kim Jong-il.

Nel 1988, Kim Jong-il chiede al maestro di sushi di diventare il suo chef personale, che comporta vivere al suo fianco. In aggiunta a questa carica ufficiale, Fujimoto entra nella cerchia più intima del dittatore e viene ricoperto di doni. Durante un gioco di carte, i premi includono un pianoforte, una videocamera Sony e un’asse del gabinetto riscaldata.

Poco tempo dopo, le Mercedes-Benz compaiono di nuovo: Kim Jong-il ha fame. Fujimoto viene inviato alla sala banchetti numero 8, da qualche parte nel cuore della capitale del paese. Questa routine si ripete ogni dieci giorni, ma Fujimoto non racconta niente a nessuno. Il dittatore apprezza così tanto la sua cucina, che regala allo chef una Mercedes V450 e una patente nordcoreana. Fujimoto e Kim Jong-il stringono così, piano piano, una relazione unica nel suo genere, attraverso il sushi.

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L’amicizia di Kenji Fujimoto con il dittatore è raccontata nel suo libro The Dictator’s Chef [In giapponese, quest’anno è stato tradotto in francese], per quanto si mormori anche che il cuoco abbia parlato con la giornalista Anna Fifield, per la sua biografia non autorizzata di Kim Jong-il, The Great Successor, pubblicata questa estate.

La storia si svolge durante un periodo molto oscuro per la Corea del Nord: la vita politica è costellata di attacchi e tentati omicidi, mentre la popolazione sta letteralmente morendo di fame (almeno 1 milione di persone sarebbero morte durante la carestia della metà degli anni Novanta).

Stando allo chef, le sbronze sono parte integrante della vita nella cerchia intima di Kim Jong-il.

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Kenji Fujimoto beve una Kirin Lager, importata dal Giappone

Nel frattempo, l’élite del paese vive in una bolla—e allo chef Fujimoto è garantito l’accesso.

Nel 1988, Kim Jong-il chiede al maestro di sushi di diventare il suo chef personale, che comporta vivere al suo fianco. In aggiunta a questa carica ufficiale, Fujimoto entra presto nella cerchia più intima del dittatore e viene ricoperto di doni. Durante un gioco di carte, i premi includono un pianoforte, una videocamera Sony e un’asse del gabinetto riscaldata.

A quanto pare, Kim Jong-il combina anche un appuntamento tra Fujimoto e Om Jong-nyo, una giovane cantante e campionessa di boxe. I due si sposano, con Kim Jong-il stesso che non solo organizza il matrimonio, ma anche la confisca del passaporto dello chef—per assicurarsi la sua fedeltà.

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Il matrimonio di Kenji Fujimoto e Om Jong-nyo

Fujimoto racconta che si è svegliato nel mezzo del banchetto post-matrimonio—si era scolato una bottiglia di Hennessy—per scoprire che qualcuno gli aveva rasato tutti i peli del pube mentre era svenuto. Stando allo chef, le sbronze sono parte integrante della vita nella cerchia intima di Kim Jong-il.

Alle feste, il dittatore ordina spesso ai suoi ospiti di buttare giù uno shot dopo l’altro di cognac. Kim stesso, a quanto pare, si impone lunghi periodi di sobrietà, come consigliato dai suoi medici. Ma poi, a un certo punto, molla le redini. Durante un pasto peno di alcolici su uno degli yacht del dittatore, Fujimoto racconta che Kim orina in un sacchetto di plastica, lo fa vorticare sulla sua testa e poi lo lancia in mare.

Per non aver pulito a dovere la propria stanza in una delle proprietà di Kim Jong-il, Fujimoto viene condannato a sei mesi di lavori forzati in una palestra di Pyongyang, dove deve preparare il sushi.

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In un ristorante/nave nel 1989. Sul menu: pollo al vapore e noodle naengmyeon freddi. Stranamente, Kim Jong-il indossa dei pantaloncini corti.

Lo chef non fa la spesa in macchina, ma con l’aereo. Per la frutta, va a Singapore; per il caviale, in Russia o Iran; per il pesce, nel suo Giappone.

“Il cibo è prima di tutto una festa per gli occhi—deve essere apprezzato nella forma e nel colore,” gli dice spesso il dittatore. Il suo staff in cucina è costretto a ispezionare ogni singolo chicco di riso—solo quelli ritenuti perfetti arrivano sul piatto del capo di stato.

Estimatore della cucina come esperienza, il dittatore ama anche l’ikizukuri, un pesce crudo servito tagliato e ancora vivo, uno stile a cui Fujimoto stesso introduce Kim Jong-il. Allo stesso tempo, Kim ha un altro punto debole, molto meno spettacolare: adora i noodle istantanei. In particolare, i noodle Rao di Nissin.

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Anche se Fujimoto sembra adattarsi bene alla vita nel regno isolato, Kim Jon-il non perde mai occasione per ricordare alle persone chi è il capo—per esempio, durante una gara di jet-ski sul fiume Yalu, Fujimoto vince, e pensa di avere così colpito positivamente il dittatore. Ma un mese dopo, Kim Jong-il annuncia di volere la rivincita. Ha un nuovo modello, più potente, e questa volta annichilisce Fujimoto.

Qualche anno dopo, Fujimoto si fa un’idea più chiara di cosa significa far arrabbiare il dittatore. Per non aver pulito a dovere la propria stanza in una delle proprietà di Kim Jong-il, Fujimoto viene condannato a sei mesi di lavori forzati in una palestra di Pyongyang, dove deve preparare il sushi.

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Preparazione a base di sushi con i membri della Segreteria, vicino Changsong nel 1989.

Nonostante vari colpi di scena simili a questo, Fujimoto non pensa di andarsene dal paese fino all’inizio del nuovo millennio, quando viene condannato a due anni di domiciliari dopo un viaggio in Giappone per cui la sua fedeltà alla Corea del Nord viene messa in dubbio.

Sentendo che la sorte è cambiata, Fujimoto mette a punto un piano per scappare una volta terminati i domiciliari. Così come l’ha portato nel palazzo di Kim Jong-il, crede che il cibo possa anche aiutarlo a uscirne.

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Un orto del partito, dove è situato il Comitato Centrale a Pyongyang.

Nel marzo 2001, Fujimoto decide di mostrare al dittatore un episodio del programma cult Dotch Cooking Show, dedicato agli uni-don, una pietanza composta da ricci di mare e riso. Vedendo la reazione di Kim al piatto, lo chef si offre di procurargli i migliori ricci del Giappone da Hokkaido. Kim Jong-il accetta. Un mese dopo, Fujimoto sale su un aereo, con una valigia un po’ più grande del solito. Diretto alla sua terra natia, abbandona il regno e il suo amico dittatore.

Quasi 20 anni dopo, è tutta acqua sotto i ponti. Nel 2013 è stato riaccolto in Corea del Nord dal figlio di Kim Jong-il, Kim Jong-un, e nel 2017 Fujimoto si è trasferito di nuovo in via permanente a Pyongyang, dove ha aperto un ristorante di sushi e un piccolo bar di ramen.

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