Il fentanyl è arrivato in Italia

Il primo decesso documentato legato al consumo di fentanyl è di un anno e mezzo fa, ma è stato reso pubblico solo in questi giorni.

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17 settembre 2018, 5:34am

Still via Dopesick/VICE.

Lo scorso luglio, la Direzione centrale antidroga aveva pubblicato la sua relazione annuale sulla repressione dei traffici di stupefacenti dove, riguardo al fentanyl e ai fentanili in generale, specificava che “non si erano verificate evidenze della loro presenza nelle piazze italiane.” Invece la settimana scorsa, a distanza di appena due mesi, è girata la notizia del “primo morto per eroina sintetica”—ovvero per fentanyl—in Italia.

Per chi non lo conoscesse, il fentanyl (o fentanile) è un oppiode sintetico creato negli anni Sessanta come antidolorifico per i pazienti malati di cancro. È estremamente potente e ne basta una piccola quantità per causare un’overdose anche in tossicodipendenti ormai assuefatti all’eroina, motivo per cui negli Stati Uniti sta causando da anni una vera e propria epidemia: secondo il National Center on Health Statistics, il 60 percento dei quasi 50mila decessi per overdose di oppiacei negli Stati Uniti nel 2017 sono stati causati dal fentanyl. Nel 2016 gli agenti di polizia americani e canadesi erano talmente spesso in contatto con la sostanza che hanno cominciato a portarsi sempre dietro il naloxone, uno spray nasale che funge da antidoto al fentanyl.

Il fentanyl è stato sintetizzato per la prima volta nel 1960 come antidolorifico per i pazienti oncologici. Oggi, secondo la polizia americana, è prodotto principalmente in laboratori clandestini in Cina, venduto online e spedito via posta approfittando del fatto che, per la sua potenza molto superiore a quella dell’eroina, basta assumerne quantità molto piccole. Venduto al dettaglio viene spacciato per eroina mischiato con altre droghe per potenziarne gli effetti.

In Europa la prima allerta sul fentanyl lanciata dall’Osservatorio Europeo su droghe e tossicodipendenze è del 2013. Da allora ci sono stati solo una decina di casi tra Olanda, Germania, Francia, Svezia e Svizzera. Finora la sua diffusione sembrava non coinvolgere l’Italia, ed è per questo che l’arrivo della sostanza nel nostro paese è decisamente preoccupante.

Stando a quanto riporta Repubblica, lo scorso 12 settembre l’Istituto superiore di sanità ha diramato per conto del dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio un’Allerta di grado tre (il massimo) sul fentanyl in Italia. “Il Sistema nazionale di allerta precoce è un servizio gestito dall’Istituto Superiore di Sanità, che dovrebbe avvisare tempestivamente su nuove droghe e nuove modalità d’uso pericolose chi è interessato per motivi professionali,” mi ha detto Ernesto De Bernardis, medico e consigliere della SITD, Società Italiana Tossicodipendenze. “Il problema è che in questo caso l’avviso è arrivato in ritardo.”

Il “primo caso italiano” citato risale infatti all’aprile 2017, più di un anno fa. Si tratta di un uomo di 39 anni “trovato deceduto nella propria abitazione di Milano.” “Al suo fianco sono stati trovati un siringa, un accendino e una busta di plastica contenente diverse centinaia di milligrammi di polvere di colore marrone. Inizialmente è stata sospettata un’overdose di eroina,” spiega l’Allerta, riprendendo parola per parola uno studio pubblicato ai primi di agosto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano.

“Posso capire che purtroppo non siamo ancora molto organizzati per questo tipo di analisi,” ha concesso De Bernardis, “ma c’era un articolo scientifico pubblicato ad agosto e i dati erano già disponibili da giugno [mese in cui tale articolo è stato inviato per la pubblicazione]. Vedere i dati un filo prima sarebbe stato apprezzabile, visto che noi come professionisti della medicina delle dipendenze abbiamo il compito della prevenzione, abbiamo pazienti che fanno uso di eroina e dobbiamo avvisarli che c’è in giro questa sostanza pericolosa perché troppo potente e che può dare overdose anche a persone già assuefatte.”

De Bernardis mi ha spiegato che sistemi simili di allerta esistono in tutta l’Unione Europa. In molti paesi le comunicazioni sono a disposizione di tutti via internet e ci sono addirittura delle app pensate proprio per i consumatori che permettono loro di riceverle per primi, così da evitare che possano essere esposti a sostanze di provenienza dubbia o pericolosa. In Italia invece sono indirizzate solo a operatori sanitari e forze di polizia e sottoposte a “divieto di pubblicazione e diffusione via web.” Cosa che rende ancora più difficile sia la diffusione tempestiva delle informazioni sia il lavoro di prevenzione.

“È impensabile nascondersi dietro il divieto di pubblicazione,” mi ha detto De Bernardis. “Non siamo più a 20 anni fa quando si poteva ipotizzare che diffondendo informazioni si sarebbe scatenato un processo di emulazione.” Mi ha spiegato che la SITD sta conducendo da due anni una battaglia per la liberalizzazione delle allerte ma per ora non ha ricevuto nessuna risposta ufficiale. Intanto gestisce Geoverdose, un servizio online che monitora le morti per overdose in Italia basandosi sugli articoli di cronaca. ”Il nostro problema adesso è essere pronti a gestire un eventuale aumento dei decessi che coinvolgono questa sostanza, e proprio per questo dovremmo essere più veloci e puntuali nel diffondere le informazioni.”

La mancata comunicazione tempestiva dell’arrivo del fentanyl in Italia è un bel problema anche perché adesso non c’è modo di sapere quanto potrebbe essersi diffuso nel frattempo. “Non abbiamo idea di quanti tra i decessi per overdose avvenuti nell’ultimo anno e mezzo possano essere legati al fentanyl. Scopriamo solo ora che un anno e mezzo fa una busta di questa sostanza è andata a finire nelle vene di quest’uomo, ma non sappiamo altro. Diciamo che stiamo guardando quella che potrebbe essere la punta di un iceberg.”

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